
L’archiviazione decisa dal Gip di Firenze non cancella il quadro indiziario significativo né i legami acclarati in più sedi giudiziarie tra Dell’Utri, Mangano e Cosa Nostra. Le motivazioni confermano più di quanto smentiscano.
Come riportato nell’articolo di oggi, a firma di Marco Lillo su Il Fatto Quotidiano, il Gip di Firenze Patrizia Martucci ha archiviato Marcello Dell’Utri dall’accusa di concorso con i boss nelle stragi del 1993-1994. Nel decreto resta però in piedi un quadro indiziario significativo a suo carico, anche se ritenuto insufficiente per sostenere un giudizio secondo i nuovi parametri introdotti dalla legge Cartabia.
Il provvedimento conferma elementi già emersi in altri procedimenti: i rapporti tra Dell’Utri e Cosa Nostra, in particolare attraverso Vittorio Mangano (il “fattore” di Berlusconi scelto proprio da Dell’Utri), sono un fatto acclarato in più sedi giudiziarie. Nella motivazione della condanna di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa viene infatti evidenziato che Mangano avrebbe dovuto svolgere il ruolo di garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra per la protezione personale e delle sue aziende. Paolo Borsellino lo definì “testa di ponte della mafia al Nord”.
Il decreto richiama anche nuove conferme emerse da indagini milanesi (in particolare dall’inchiesta Equalize) sui legami tra ambienti di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi risalenti a una data antecedente alle stragi. Vengono citati il collaboratore Gianluigi Marasco e l’ex carabiniere del Ros Vincenzo De Marzio, che avrebbe avuto conoscenza diretta di circostanze riguardanti Berlusconi e Mario Mori.
Il Gip riconosce esplicitamente che si è dimostrata nel tempo e attraverso più procedimenti l’esistenza di trattative tra referenti istituzionali e esponenti di Cosa Nostra, circostanza non smentita neppure dalla sentenza della Cassazione che ha assolto Mori e De Donno (assoluzione motivata sulla carenza dell’elemento psicologico, non sulla inesistenza della trattativa).
Pur non ritenendo gli elementi sufficienti per un rinvio a giudizio sul concorso nelle stragi, il decreto del Gip conferma che i rapporti tra Dell’Utri (stretto collaboratore di Berlusconi) e Cosa Nostra costituiscono un dato acquisito e consolidato in diverse pronunce giudiziarie, così come i contatti tra ambienti mafiosi e Berlusconi antecedenti al biennio stragista.
Non basta sbandierare l’archiviazione di Marcello Dell’Utri per liquidare la questione come se fosse tutto chiarito. Chi lo fa senza aver letto le motivazioni del Gip di Firenze omette un dato centrale: quel decreto non dirada tutte le ombre, anzi conferma esplicitamente l’esistenza di un quadro indiziario significativo sui rapporti tra Dell’Utri e Cosa Nostra.
I legami, in particolare attraverso figure come Vittorio Mangano, sono dati acquisiti in più procedimenti, non ipotesi buttate lì. Parlare solo di “archiviazione” serve a chi vuole chiudere il discorso, ma ignora quello che il giudice scrive nero su bianco.
Tutto questo, ovviamente, non avrà alcun valore per i tifosi sfegatati e per certi giornalisti, abituati a interpretare ordinanze e sentenze secondo i propri desiderata, esaltando solo le parti che gli fanno comodo e ignorando il resto.
Resta la domanda di fondo: Dell’Utri aveva o non aveva rapporti con Cosa Nostra, al di là del ruolo di garante per la protezione (il “pizzo”) accordata a Silvio Berlusconi? È una questione che merita di essere approfondita con serenità, così come analizzeremo nei prossimi giorni i rapporti diretti tra Berlusconi e gli ambienti mafiosi.
Gian J. Morici