È online il 39° episodio del podcast Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, firmato da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano. Questa prima parte, dal titolo “GENERALE CONTRO GENERALE. IL CASO DALLA CHIESA”, accende i riflettori su un momento particolare e tesissimo della storia italiana, analizzato attraverso la lente di un rapporto declassificato dell’intelligence statunitense datato 1° novembre 2016.
Al centro dell’analisi degli esperti americani ci sono alcuni articoli di stampa del settembre 1979 che fotografano le profonde spaccature e le difficoltà operative del sistema di sicurezza italiano. Il primo documento preso in esame, pubblicato da L’Europeo il 13 settembre 1979, descrive un apparato di intelligence nel caos, reduce dalla riforma del 1977 e paralizzato da carenze di organico, lungaggini burocratiche nel passaggio delle informazioni alla polizia e forti tensioni politiche. Una fonte interna anonima, siglata OOX, rivelava il timore che i neonati servizi finissero nel mirino del Parlamento per i loro limiti operativi. Per uscire dall’impasse, si puntava sull’arruolamento di civili laureati e sull’informatica, con l’obiettivo di usare l’analisi dei dati e la simulazione delle crisi per colpire il nucleo duro del terrorismo.
In questo scenario, il destino del generale Carlo Alberto dalla Chiesa diventa il vero nodo politico. Nonostante il merito indiscusso di aver salvato la credibilità dello Stato nella lotta armata, la nascita del SISDE rischiava di trasformare la sua struttura speciale in un inutile doppione. Dalla Chiesa aveva chiesto per due volte di non essere riconfermato per assumere il comando della Legione di Milano, ma il governo Cossiga temeva che il suo addio potesse indebolire la risposta al terrorismo e scatenare feroci polemiche in caso di nuovi attentati. Nel rapporto della CIA emergono anche passaggi di lettere in cui si fa riferimento alla necessità di trattare la vicenda come una questione di sicurezza militare per proteggere le operazioni avviate dal SISMI fin dai giorni del rapimento Moro.
La gravità della frattura interna agli apparati dello Stato emerge chiaramente anche dal secondo articolo analizzato, pubblicato da Panorama il 20 settembre 1979. Il testo descrive il clima di gelosia e polemica istituzionale che circondò la riconferma a tempo indeterminato di Dalla Chiesa alla guida del nucleo speciale antiterrorismo. La sua posizione, svincolata dai normali controlli e dipendente direttamente dal Viminale, preoccupava persino il presidente della Repubblica Sandro Pertini, che temeva la creazione di eccessivi poteri personali privi di verifica parlamentare.
Di fronte alla popolarità del generale, nessun partito politico, inclusi PCI e PSI, volle assumersi la responsabilità di liquidare l’uomo che aveva arrestato Renato Curcio, e Cossiga risolse il caso blindando la riconferma dopo aver ottenuto il via libera politico e aver rassicurato il generale. Il mito del “supergenerale” prevalse così su ogni obiezione giuridica.
L’episodio del podcast evidenzia infine la solitudine di Dalla Chiesa in quel frangente. Osteggiato dai vertici delle forze dell’ordine e della polizia che avevano scritto direttamente al ministro Rognoni, il generale si trovò a fare i conti anche con il malcontento dei suoi stessi uomini, stremati da ritmi di vita insostenibili. Una contestazione interna che ferì Dalla Chiesa e che spinse il Viminale a chiedere il definitivo superamento del suo “metodo isolato”, invitando la struttura a integrarsi stabilmente con i servizi segreti e i comandi territoriali. L’articolo di Panorama chiudeva tratteggiando il profilo dell’uomo, accostato e poi allontanato dai vertici di CESIS, SISDE e SISMI: Dalla Chiesa era un uomo d’azione, impulsivo ed emotivo, distante dai profili burocratici o prudenti che popolavano il mondo dell’intelligence.
Il racconto di questa complessa pagina di storia italiana proseguirà nel prossimo episodio.