Nel ventesimo episodio del podcast curato da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano, emerge un quadro inquietante e dettagliato tratto da un rapporto segreto della CIA del 1983, desecretato nel 2011. Un documento che analizza le rotte dell’eversione mondiale, partendo dalla crisi in Medio Oriente per arrivare fino alle minacce interne al territorio italiano.
Il dossier si concentra prioritariamente sulla scissione interna a Fatah, il gruppo dominante dell’OLP. Secondo gli analisti di Langley, l’ammutinamento contro la leadership moderata di Yasser Arafat ha rappresentato un terremoto geopolitico che ha aperto le porte a forze radicali e antiamericane, e la fine della moratoria sul terrorismo internazionale, imposta da Arafat a metà degli anni Settanta, ha segnato l’inizio di una nuova stagione di violenza.

Figure come Abu Musa e Abu Saleh, sostenuti logisticamente da Siria e Libia, hanno minato l’autorità dell’OLP, esponendo gli interessi occidentali a rischi elevatissimi, mentre particolare allarme destava il ritorno di Abu Da’ud, ex mente di Settembre Nero, posto a capo delle operazioni estere dei dissidenti. Un segnale inequivocabile di una possibile ripresa degli attacchi fuori dai confini mediorientali, inclusa l’Europa.
Il rapporto evidenzia come la Siria avesse creato una vera e propria rete terroristica a Damasco per destabilizzare il Libano e colpire la forza multinazionale di pace, intento che gruppi come Black June e il Fronte Popolare per la Liberazione della Siria, coordinati da ufficiali dell’intelligence iraniana, agivano per sabotare ogni via diplomatica, rendendo l’OLP sempre più militante e imprevedibile.
In questo scenario globale, Isabella Silvestri sottolinea come la CIA monitorasse con estrema attenzione anche la situazione italiana. Un cablogramma dell’ambasciata statunitense a Roma, datato giugno 1983, collegava direttamente i venti di guerra mediorientali alla stabilità dell’Italia, poiché nonostante il declino delle Brigate Rosse, l’intelligence temeva la nascita di cellule spontanee e prive di struttura, simili alle Cellule Rivoluzionarie tedesche.
L’analisi di Langley metteva in guardia contro il disagio di una generazione di giovani istruiti ma disoccupati, potenzialmente pronti a colpire il sistema economico occidentale, monitorando il tentativo di infiltrazione dei radicali nei movimenti pacifisti e antinucleari, con particolare attenzione alle proteste attorno alla base di Comiso.
Il dossier del 1983 non si fermava all’Italia, estendendo lo sguardo al golpismo di destra in Spagna e alle reti internazionali in Venezuela. Quello che emerge dalle righe analizzate da Isabella Silvestri è il ritratto di un’estate di sangue e spionaggio che ha segnato profondamente le scelte politiche dell’Occidente e che, per molti versi, anticipa dinamiche ancora attuali nel complesso rapporto tra mondo arabo e sicurezza internazionale.