
Il passato non è mai davvero passato, specialmente quando le sue ombre si allungano tra l’Europa del dopoguerra e le dittature del Sud America. Benvenuti a una nuova puntata di “Azione Segreta”, il podcast d’inchiesta curato da Isabella Silvestri che fa luce sulle pagine più oscure e nascoste della storia del Novecento. Nel ventinovesimo episodio de “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia” – quinta parte dello speciale “Nazisti, il Vaticano e la CIA” – la voce di Fabio Fabiano ci guida dentro un labirinto di intelligence, colpi di stato e trame neofasciste.
Dopo aver analizzato la nascita del Kameradenwerk, la fitta rete creata dai leader nazisti fuggiti in Sud America grazie alla cosiddetta Rat Line e alla protezione in chiave anticomunista dell’intelligence statunitense, l’indagine si sposta nella Bolivia della fine degli anni Settanta, dove troviamo Klaus Barbie, il famigerato “Boia di Lione”, intento a pianificare un colpo di stato per instaurare un governo nazionalsocialista. Il suo sogno è enorme e spaventoso, è trasformare la Bolivia nel nucleo di una rivoluzione fascista per l’intero continente latinoamericano.
Per giustificare una brutale eliminazione fisica dei dissidenti, Barbie ha bisogno di un alibi. Poiché i guerriglieri di sinistra nel Paese non esistono, decide di inventarli, scatenando un’offensiva terroristica per creare il caos. Inizia così a formare commando paramilitari, reclutando soldati in Germania Ovest e stringendo legami con la CIA e i servizi segreti argentini. A La Paz si raduna la cosiddetta “Internazionale Nera”, un gruppo guidato da neofascisti italiani tra cui Stefano delle Chiaie ed Emilio Carbone, quest’ultimo introdotto in Bolivia proprio su raccomandazione del criminale nazista Walter Rauff.
Documenti d’archivio della stessa CIA, come il Covert Action Information Bulletin del 1986, svelano i dettagli di questo legame. Gli agenti argentini del SIE e i terroristi italiani, tra cui spicca anche Pierluigi Pagliai, uniscono le forze con mercenari tedeschi del battaglione “Fidanzate della Morte” guidato da Joachim Fiebelkorn. Il piano originario prevede persino una lista di esecuzioni con 185 politici, sindacalisti e intellettuali da liquidare, sventata solo all’ultimo per l’opposizione di alcuni militari boliviani che scoprono parenti e amici tra i condannati. Durante le concitate fasi preparatorie si registra persino un grottesco errore, con un killer paramilitare che uccide la guardia di un trasmettitore segreto statunitense.
Il 17 luglio 1980 il piano scatta con una precisione spietata. È il golpe militare in Bolivia, passato alla storia come il “golpe della cocaina”, che porta al potere la giunta estremista del generale Luis García Meza e del colonnello Luis Arce Gómez. I paramilitari occupano i punti chiave di La Paz, assaltano sindacati e partiti, soffocando nel sangue la disperata resistenza dei minatori indigeni. I fascisti celebrano la vittoria esponendo svastiche e usando il saluto nazista, mentre Washington e i sostenitori del libero mercato guardano con favore a un governo stabile e dichiaratamente antisocialista.
Ma l’inchiesta di Isabella Silvestri stringe l’obiettivo sull’Italia, rivelando un filo rosso drammatico che unisce la Bolivia a Roma e Bologna. Il nostro Paese non è stato solo uno snodo centrale nella fuga originaria dei criminali nazisti, ma ha visto i propri estremisti di destra diventare protagonisti di violenze oltreoceano. Un attivismo che non era isolato, ma strettamente funzionale alla strategia della tensione in patria, con l’addestramento paramilitare e le tutele internazionali in Sud America che alimentavano direttamente il terrorismo nero in Italia.
Il legame diventa evidente e agghiacciante se si pensa che figure chiave del golpe boliviano, come Delle Chiaie e Fiebelkorn, erano contemporaneamente ricercate per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Attorno a Fiebelkorn si svilupperà negli anni uno dei più noti depistaggi dell’indagine, orchestrato dal supertestimone Elio Ciolini per sviare le colpe dai reali esecutori dei Nuclei Armati Rivoluzionari e dai mandanti della Loggia P2.
Con la caduta del regime boliviano nel 1982, la storia presenterà il conto e Barbie sarà deportato in Francia per essere processato, mentre Fiebelkorn verrà estradato in Germania Ovest per droga e tortura. Resta la traccia indelebile di un disegno di violenza globale in cui coperture istituzionali, ex ufficiali delle SS e terroristi italiani si sono fusi in un’unica, sanguinosa trama. Un viaggio investigativo imperdibile, da ascoltare fino all’ultimo secondo in attesa del prossimo episodio.