Un nuovo inquietante tassello della storia italiana emerge dagli archivi di Langley. Il trentunesimo episodio del podcast della serie Cia – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia, condotto da Fabio Fabiano, basato sulle ricerche di Isabella Silvestri, esplora un rapporto riservato della CIA datato 10 febbraio 1986 e declassificato nel 2011. Il documento, intitolato Terrorism Review, offre uno sguardo ravveduto e preoccupato sull’evoluzione del terrorismo nero in Italia, evidenziando una metamorfosi che rischiava di colpire direttamente gli interessi strategici degli Stati Uniti.
Gli analisti americani mettono in luce come, nonostante la violenza di sinistra godesse di maggiore visibilità sui media, la minaccia neofascista rimanesse estremamente seria. Il rapporto traccia una continuità storica che parte dalle camicie nere degli anni venti fino alla recrudescenza della fine degli anni sessanta, nata in opposizione alla deriva a sinistra della politica italiana. Sigle come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero, Terza Posizione, i NAR e il Movimento Rivoluzionario Popolare vengono descritte come vasi comunicanti, un network in cui gli stessi militanti ruotavano cambiando continuamente nome per confondere le acque.
La grande preoccupazione di Washington risiedeva nel cambio di paradigma della galassia nera. Fino ad allora la firma della destra radicale era stata legata a stragi indiscriminate in luoghi pubblici, come gli attentati di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, la stazione di Bologna e il treno Rapido 904. Ma, a metà degli anni ottanta, con i vecchi leader in carcere o in esilio, la nuova generazione di terroristi di destra aveva iniziato a copiare i metodi della sinistra, con azioni che stavano diventando più selettive e mirate, colpendo magistrati, poliziotti e giornalisti, e introducendo una forte componente ideologica anticapitalista.
Questo scenario rappresentava il vero incubo per gli Stati Uniti, che temevano la saldatura teorica tra l’antiamericanismo della sinistra radicale e la svolta anticapitalista della nuova destra. Sebbene le forze dell’ordine italiane stessero assestando duri colpi ai militanti più giovani, la CIA temeva soprattutto la vecchia guardia latitante all’estero, in particolare in Francia e in Sudamerica, ritenuta ancora capace di tessere fili e destabilizzare il Paese. Una situazione di costante allarme che differenziava nettamente l’Italia dalla Germania Ovest, dove l’estremismo di destra era considerato dai servizi americani un fenomeno marginale e privo di reale peso politico.
Segui il prossimo episodio sulla Black International e l’alleanza tra neofascisti e Brigate Rosse
