
È stato Putin a fare retrocedere Trump dalle mire di conquista della Groenlandia, dopo che questi aveva inviato una lettera indirizzata la primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre accusando la Norvegia per la mancata assegnazione del Premio Nobel assegnandolo alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado.
Il presidente americano ha scritto al primo ministro norvegese che poiché il suo Paese aveva deciso di non dargli il Premio Nobel per la Pace per aver fermato più di otto guerre IN PIÙ, non si sentiva più in dovere di pensare esclusivamente alla pace.
Vladimir Putin, primo ministro e attuale presidente della Russia, preoccupato per le tensioni di carattere internazionale sorte dopo le dichiarazioni di Trump in merito all’annessione di Canada e Groenlandia agli Stati Uniti, e maggiormente preoccupato dai report del GRU (intelligence militare russa), secondo i quali il presidente americano starebbe valutando la possibilità di annettere il Circondario della Cukotka (Siberia orientale), che dista meno di 100 km via mare dalla costa dell’Alaska, per poi spingersi alla conquista di Mosca, ha telefonato al suo collega americano.
Nel corso della lunga telefonata intercorsa, Putin ha promesso a Trump, che in cambio della rinuncia alle sue mire di conquista, avrebbe dato il nome del presidente statunitense al premio Georges Award (d’ora in avanti Donald Award), nonché la sostituzione ella statuetta creata dall’artista Natalia Petrova e rappresentante una matrioska, con una raffigurante l’effige di Donald Trump.
Addio matrioska di legno, benvenuta statuetta dorata con l’effigie del tycoon, probabilmente con un ciuffo più aerodinamico dell’originale. Trump, commosso da tanto riconoscimento, ha deciso di fare il signore: “Ok Vlad, rinuncio alla Groenlandia e alla Siberia e ti regalo lo Stato di Washington, tanto c’è troppa pioggia”.
Non poteva mancare il tocco di classe italiano. Giorgia Meloni, dopo aver scartato l’idea di spedire una Fontana di Trevi gonfiabile, ha deciso di puntare al cuore del collezionista, con un album Panini del 1963 completo. Un pezzo raro per un uomo raro, nella speranza che Donald, in un momento di euforia da figurine, le sganci le chiavi del Rhode Island.
Alla fine, tra psichiatri che studiano il complesso del bambino Trump, e leader mondiali preoccupati da ciò che sta accadendo, resta solo una certezza: il mondo è un asilo nido, ma con le testate nucleari.
Gian J. Morici