
Il recente annuncio dell’intelligence svizzera riguardo all’apertura dei dossier segreti su Josef Mengele riaccende i riflettori su una delle pagine più oscure del dopoguerra. Sebbene non sia ancora stata stabilita una data precisa, la decisione rappresenta una svolta storica che giunge dopo decenni di ripetuti rifiuti opposti dalle autorità elvetiche di fronte alle pressanti richieste degli studiosi.
Noto come l’Angelo della Morte, Mengele fu il medico nazista che nel campo di sterminio di Auschwitz selezionava le vittime destinate alle camere a gas e conduceva sadici esperimenti su bambini e gemelli. Le carte svizzere potrebbero finalmente fare luce sulle voci relative a un suo presunto soggiorno nel Paese durante la latitanza. Dopo il conflitto, infatti, il criminale riuscì a fuggire in Sud America utilizzando documenti falsi della Croce Rossa ottenuti presso il consolato svizzero di Genova, una via di fuga strategica che vide l’Italia come crocevia fondamentale e che fu sfruttata da numerosi altri ufficiali nazisti.
Questa incredibile attualità si intreccia perfettamente con il nuovo appuntamento del podcast curato da Isabella Silvestri, intitolato “AZIONE SEGRETA SPECIALE: NAZISTI, IL VATICANO E LA CIA – Seconda parte”, ventiseiesimo episodio della serie “Cia – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, letto da Fabio Fabiano. Una serie che dimostra in modo inquietante come la rete di protezione dei nazisti in fuga dall’Europa abbia riguardato da vicino anche il nostro Paese.
In questo secondo episodio, tratto dal numero 25 del 1986 del Covert Action Information Bulletin, Isabella Silvestri ci conduce all’interno dei torbidi legami tra intelligence e criminali di guerra. Mentre il generale John K. Singlaub promuoveva le attività della World Anti-Communist League in America Centrale, le origini oscure del gruppo venivano ignorate, mantenendo connessioni con i miliziani del reverendo Moon e con ex esponenti nazisti inseriti in contesti governativi. Nel frattempo, la politica estera americana bypassava il Congresso per finanziare guerre segrete in Angola e Nicaragua, spostando il dibattito pubblico dalla legalità delle operazioni al loro mero costo finanziario.
Parallelamente, si consumava il mistero su Josef Mengele. Nonostante l’identificazione di un corpo in Brasile nel 1985, emersero prove del fatto che il criminale fosse stato protetto per decenni da una rete coordinata denominata Kameradenwerk. Gia nel 1946 le autorità americane avevano dichiarato falsamente la sua morte pur conoscendo la sua reale posizione, seguendo un preciso protocollo di disinformazione.
Mengele, dopo essere stato catturato e rilasciato dagli alleati nel dopoguerra, riuscì a rifugiarsi in America Latina grazie alla complicità dell’intelligence. Emerse cosi come l’OSS e il CIC avessero organizzato la fuga di numerosi criminali di guerra, tra cui Klaus Barbie, Walter Rauff e Friedrich Schwend. Questi ex ufficiali delle SS non solo ottennero nuove identità, ma collaborarono attivamente con la CIA e con i regimi repressivi sudamericani, occupandosi di torture, traffico di armi e operazioni contro i governi di sinistra.
L’onnipresente Reinhard Gehlen servi in successione Hitler, Dulles e Adenauer, rimanendo sul libro paga degli Stati Uniti grazie all’immunità concessagli da Allen Dulles dell’OSS. Questo avvenne dopo i negoziati segreti e non autorizzati tra SS e OSS nell’Italia settentrionale, ai quali parteciparono sia Dulles che Rauff. Lo scopo principale di questi colloqui era ottenere una resa separata da parte dei nazisti e dei fascisti in Nord Italia per impedire una presa di potere da parte dei partigiani comunisti italiani.
L’ossessione per il contenimento del comunismo nell’Europa del dopoguerra spinse Dulles, spesso in violazione degli ordini scritti, a proteggere figure come Klaus Barbie, nascondendolo persino alle autorità francesi. Un successivo rapporto del Dipartimento di Giustizia statunitense sul caso Barbie cercò di addossare la colpa a figure di basso livello del controspionaggio militare, occultando i legami con l’organizzazione Gehlen e la CIA.
Il ruolo di Schwend e Rauff nell’esfiltrazione di interi gruppi di criminali SS conferma che le reti naziste venivano preservate per attività anticomuniste come risultato di un accordo negoziato con Dulles, non approvato all’epoca dai vertici superiori. Il Dipartimento della Guerra si rifiutò inizialmente di collaborare con l’Organizzazione Gehlen, le cui origini risiedevano nell’Abwehr, l’intelligence militare tedesca. Inoltre, il presidente Roosevelt aveva già accantonato il memorandum del capo dell’OSS William J. Donovan per la trasformazione dell’agenzia in una struttura permanente. Nel trattare con le SS, Dulles e Donovan sapevano di rischiare, ma quei quadri nazisti rappresentavano la loro carta vincente per la sopravvivenza istituzionale dell’OSS, che nel 1947 avrebbe portato Truman ad autorizzare la nascita della CIA anche per trovare una sede alla Gehlen Org.
Nel 1948 Dulles convinse Truman ad accettare le condizioni di Gehlen, tra cui quella di continuare a lavorare con lui, la mente dell’Operazione Sunshine che porto i nazisti al servizio dello spionaggio statunitense. È proprio in questo scenario si inserisce l’interrogativo su Mengele: può un medico dedito a esperimenti letali su cavie umane essere stato salvato da un simile accordo segreto? Un tempo impensabile, questa ipotesi trova riscontro nel fatto che il suo collega ad Auschwitz, Walter Schreiber, fu protetto dagli americani per guidare le ricerche postbelliche dell’aeronautica sulla guerra batteriologica, per poi essere aiutato a stabilirsi in Paraguay attraverso l’Argentina nel 1952, lo stesso anno in cui Mengele apparve in Argentina. Uno scenario simile a quello del giapponese Shiro Ishii, che ottenne l’immunità dagli Stati Uniti in cambio dell’accesso esclusivo alle sue ricerche sulla guerra chimica, nonostante i prigionieri americani usati come cavie.
La latitanza di Mengele si intreccia con quella di altri assassini delle SS. Secondo quanto documentato nel libro The Bormann Brotherhood di William Stevenson, basato su registri di intelligence, Mengele avrebbe lavorato in una zona militare ristretta del Paraguay insieme al dittatore croato Ante Pavelic, i cui legami cattolici giocarono un ruolo centrale nelle fughe orchestrate da Rauff. I fondi di questa rete, nota anche come Estrella, erano amministrati da Friedrich Schwend, che li utilizzava con il supporto statunitense per l’esfiltrazione dei gerarchi.
Comprendere l’aiuto e la protezione che gli americani offrirono ai criminali di guerra nazisti, come rivelato dal CovertAction Information Bulletin e spiegato da Isabella Silvestri, e fondamentale perché non si tratto di fatti isolati. Quelle reti posero le basi per la successiva nascita di organizzazioni segrete nemiche del blocco sovietico. I legami tra i servizi segreti e l’estrema destra nei paesi che aderirono all’operazione Stay-Behind, come la struttura Gladio in Italia, hanno alimentato nel tempo pesanti ombre e sospetti sul coinvolgimento persino negli attentati terroristici della strategia della tensione.
Con i prossimi episodi, la serie dei podcast analizzerà le vicende che riguardano direttamente l’Italia. Un ascolto imprescindibile per comprendere i fili invisibili che legano la grande storia internazionale ai misteri più profondi del nostro Paese.