
Agrigento sta aspettando la tragedia, e ieri sera ci siamo andati davvero vicini. Verso le nove di sera un forte boato ha scosso il quartiere di Santa Croce, quando in via Zuppardo si è verificato un crollo ampiamente previsto. la strada era transennata da anni a causa di palazzi pericolanti, finendo per diventare una discarica abusiva, una delle tante piaghe igieniche che minacciano i cittadini.
Le autorità sapevano tutto almeno fin dal 2023, quando erano stati presentati esposti a Comune, Asp e Procura della Repubblica per denunciare sia il degrado sanitario che il rischio strutturale degli edifici fatiscenti. Molti di questi immobili dovevano essere demoliti da tempo, ma le ordinanze del sindaco sono rimaste lettera morta, sia per l’inerzia dei proprietari, sia per la mancata attivazione del Comune che avrebbe dovuto procedere d’ufficio, così come riportato nelle ordinanze emesse.
Solo il caso ha evitato che ieri sera ci fossero vittime. Un residente era rientrato in casa da pochissimi minuti, mentre un vicino è arrivato in ritardo di un soffio, evitando di essere travolto dalle macerie.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che con grande impegno e gentilezza hanno aiutato l’abitante della casa di fronte a quella crollata a uscire e a recuperare i pochi beni necessari prima di dover abbandonare l’abitazione per la notte. Insieme a loro, anche due agenti della Polizia di Stato si sono messi subito a disposizione per prestare soccorso.
In via Zuppardo oggi rimangono solo i resti di un edificio polverizzato, muri pericolanti, stanze scoperte e il silenzio colpevole delle istituzioni, che per anni non hanno mosso un dito per evitare un disastro annunciato. Agrigento sembra un fragile castello di carte da gioco dove il crollo di un solo elemento rischia di trascinare giù tutto il resto, nel disinteresse generale e nella rassegnazione di chi ci vive. E chi non si rassegna e denuncia il degrado, rimane una voce nel deserto che si crea solo antipatie e inimicizie, anche ta quanti avrebbero avuto il dovere di intervenire.
È fin troppo semplice per certi giornalisti riempirsi la bocca con parole come mafia, malapolitica e collusioni, restando comodamente seduti a migliaia di chilometri dalla Sicilia. Basta un volo aereo e qualche ora passata nell’isola per convincersi di aver capito tutto, di conoscere ogni segreto di questa terra.
Ma quanti di loro hanno mai subito davvero una richiesta di pizzo? Quanti hanno provato il dolore di perdere un amico di famiglia perché ha avuto il coraggio di non pagare? Quanti hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze reali della politica corrotta, delle alleanze oscure o delle ritorsioni che colpiscono chi decide di non piegare la testa e di non subire in silenzio?
Questo vuoto, fisico e politico, è il risultato di decenni segnati da incapacità e propaganda, mentre le denunce dei cittadini sono rimaste inascoltate per anni, preferendo investire in eventi di facciata per promuovere l’immagine fallita di Capitale della Cultura, mentre la realtà dei quartieri andava in pezzi. Chi amministra sembra concentrarsi solo sulle apparenze, trascurando le basi stesse della città e giocando con la pelle delle persone.
La sicurezza pubblica è vista come un intoppo burocratico invece che come un dovere prioritario. Il profitto e il tornaconto politico di una minoranza hanno avuto la meglio sulla tutela della vita quotidiana. Agrigento è vittima di una narrazione distorta che cerca di nascondere il degrado per proteggere posizioni indifendibili, e questo declino ha colpevoli certi e responsabilità politiche precise, frutto di un sistema di complicità che deve essere interrotto.
C’è da chiedersi se, per vedere un vero cambiamento, si debba davvero attendere che accada l’irreparabile.
Gian J. Morici