Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”

Il diciannovesimo episodio del podcast Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, curato da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano, analizza un momento fondamentale della storia diplomatica e politica del Mediterraneo, con l’atto d’accusa lanciato da Muammar Gheddafi contro l’Occidente nell’ottobre del 1986.
Attraverso i documenti desecretati della Cia, Silvestri ricostruisce il durissimo discorso tenuto dal Colonnello a Sirte, in occasione del quale, Gheddafi definisce l’Europa occidentale come un’entità ipocrita e asservita ai voleri di Washington, denunciando quello che chiama “terrorismo ufficiale collettivo”, riferendosi alle sanzioni, alla riduzione del personale diplomatico e ai blocchi aerei imposti alla Libia, misure che egli considera prive di basi legali.
Il leader libico rigetta fermamente ogni responsabilità per gli attentati di quegli anni ai club di Berlino o agli aeroporti di Roma e Vienna, sfidando i governi europei a presentare prove dirette del coinvolgimento di Tripoli, accusando l’Europa di agire per sottomissione agli Stati Uniti, ma offrendo paradossalmente la via d’uscita che se i paesi europei ammettessero di essere colonie americane, la Libia sarebbe pronta ad allearsi con loro contro l’oppressione di Washington.
Nel discorso trascritto integralmente dalla Cia, Gheddafi tenta di porsi come guida di un fronte rivoluzionario globale, ribaltando le accuse di terrorismo, sostenendo che fosse l’Europa a finanziare gruppi destabilizzanti e a ignorare le giuste lotte di indipendenza dei popoli, dai palestinesi ai neri in Sudafrica. Il leader libico critica duramente anche l’imminente incontro tra Gorbaciov e Reagan, definendo quest’ultimo un “Hitler numero due” e avvertendo l’Unione Sovietica che il dialogo con l’imperialismo ne minerà la credibilità.
Un passaggio significativo riguarda l’Italia. Gheddafi utilizza il ricordo dell’occupazione coloniale italiana e i “700.000 martiri” libici per cementare l’unità nazionale, sostenendo che i giovani europei, inclusi quelli italiani che scrivono slogan pro-Libia sui muri, siano segretamente dalla sua parte contro il capitalismo.
L’episodio evidenzia come Gheddafi utilizzasse la storia e la propaganda psicologica per trasformare la costa libica in un muro di fuoco contro la Sesta Flotta americana. Allo stesso tempo, sul piano legale, la Libia accusava gli Stati Uniti presso l’ONU di manipolare l’opinione pubblica attraverso la stampa per giustificare future aggressioni militari.
Isabella Silvestri conclude l’analisi sottolineando l’attualità di queste dinamiche, tra denunce di fake news e tensioni sulla sovranità nazionale nel Mediterraneo. Il podcast lascia aperto l’interrogativo su come la diplomazia italiana e internazionale abbia reagito a queste accuse, rimandando la risposta ai prossimi appuntamenti.