Agrigento, diritto all’acqua negato: dighe piene e rubinetti a secco. Carmina (M5S): “Fallimento di Regione, Governo e gestione locale. Assurde le tesi di Cocina sui dissalatori: si triplicano inutilmente i costi dell’acqua.
Con Michele Sodano la possibilità di una svolta dopo anni di cattiva amministrazione e servizi al collasso
“Finita l’emergenza idrica, ad Agrigento continua l’emergenza gestionale. È inaccettabile che migliaia di cittadini restino senz’acqua mentre gli invasi sono pieni e si continua a inseguire la strada dei dissalatori, con costi elevati e impatti ambientali significativi.”
«La nuova escalation dello scontro tra AICA e Siciliacque conferma il totale fallimento del sistema di gestione idrica in Sicilia e del Governo regionale guidato da Renato Schifani. A ciò si aggiungono le forti perplessità sulle scelte e sulle decisioni assunte da AICA negli ultimi mesi, che stanno contribuendo ad aggravare una situazione già insostenibile per cittadini e imprese». Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina.
«Alla vigilia della stagione estiva – prosegue – la popolazione dell’Agrigentino è costretta non solo a subire turnazioni, disservizi e lunghi periodi senza acqua, ma anche ad assistere all’ennesimo scaricabarile tra enti e gestori sulla riduzione delle forniture. Una situazione che appare come una vera e propria guerra interna al centrodestra regionale e agrigentino, combattuta sulla pelle dei cittadini.
Ed è ancora più grave che tutto questo accada oggi, quando gli invasi siciliani sono tornati a riempirsi grazie alle piogge degli ultimi mesi. La realtà è ormai evidente: il problema non è la mancanza d’acqua, ma l’incapacità di programmarne, distribuirne e gestirne l’utilizzo. Ci troviamo di fronte a un fallimento gestionale e politico che coinvolge la Regione Siciliana, il Governo nazionale e una gestione locale che non è stata in grado di garantire un servizio essenziale.
Ancora più sconcertanti risultano le recenti dichiarazioni del dirigente generale della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, secondo il quale si dovrebbe continuare a puntare sui dissalatori anche in presenza di invasi colmi d’acqua. Una posizione che appare del tutto irragionevole. È difficile comprendere perché non si debba utilizzare prioritariamente l’acqua disponibile negli invasi e si continui invece a privilegiare una soluzione molto più costosa, energivora e con rilevanti impatti ambientali.
I dissalatori possono rappresentare uno strumento straordinario in condizioni di reale emergenza, ma non possono diventare la risposta ordinaria quando l’acqua è disponibile e il vero problema è rappresentato dalla cattiva gestione delle reti, dalla dispersione idrica e dall’assenza di programmazione. Insistere su questa strada rischia di produrre un aumento enorme dei costi del servizio, con ricadute pesanti sulle famiglie e sulle attività produttive.
Da anni denunciamo questa situazione con atti parlamentari, interrogazioni e iniziative istituzionali. Abbiamo chiesto ripetutamente al Governo nazionale di intervenire e di assumersi la responsabilità di un’emergenza che non è più episodica ma strutturale. Da Roma, però, non sono arrivate risposte adeguate. Governo regionale e Governo nazionale, entrambi espressione del centrodestra, hanno dimostrato la stessa incapacità di affrontare in modo serio e definitivo il problema.
Non siamo più di fronte a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo di fronte alla negazione di un diritto fondamentale. Il diritto all’acqua viene quotidianamente negato a migliaia di cittadini dell’Agrigentino che, nel 2026, continuano a vivere condizioni incompatibili con quelle di un territorio europeo moderno.
È altrettanto surreale che, a fronte di una crisi così evidente, si continui a moltiplicare commissari, tavoli tecnici, strutture straordinarie e procedure emergenziali senza produrre risultati concreti. Emblematico è il caso del dissalatore di Porto Empedocle, presentato come opera strategica e ancora oggi non pienamente operativa. Un progetto costoso che, a emergenza idrica ormai superata grazie al riempimento degli invasi, rischia di trasformarsi nell’ennesimo simbolo di sprechi, ritardi e cattiva programmazione.
Siamo di fronte a un fallimento istituzionale prima ancora che tecnico. Una situazione che avrebbe richiesto da tempo un intervento straordinario e una chiara assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Torneremo a chiedere con forza interventi concreti nelle prossime settimane perché, con l’arrivo dell’estate, il rischio è che i disagi per famiglie, imprese, agricoltori e operatori turistici diventino ancora più gravi. I cittadini hanno diritto a soluzioni, non a polemiche, ultimatum e minacce di contenziosi tra enti che dovrebbero semplicemente garantire un servizio pubblico essenziale.
Esprimiamo piena solidarietà ai cittadini ed alle imprese dell’Agrigentino, costretti da troppo tempo a subire inefficienze e disservizi che nessuna comunità dovrebbe più tollerare.
In questo contesto, il ballottaggio di Agrigento rappresenta anche un passaggio decisivo per il futuro della città. L’elezione di Michele Sodano e della coalizione progressista può rappresentare l’occasione per aprire una stagione di reale cambiamento, di buona amministrazione e di attenzione ai bisogni concreti dei cittadini, dopo anni in cui Agrigento è stata lasciata in condizioni di enormi difficoltà sul piano dei servizi, delle infrastrutture e della programmazione amministrativa.
Serve una discontinuità netta rispetto a un sistema politico e amministrativo che ha dimostrato di non essere più in grado di garantire nemmeno il più elementare dei diritti: quello all’acqua».
Conclude la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina.