ROMA, 15 giugno – “L’arresto oggi a Palermo del boss Raffaele Galatolo è la dimostrazione di come tra la retorica del governo Meloni e la realtà della lotta alla mafia ci sia un autentico burrone. Galatolo è uno dei boss irriducibili che negli ultimi anni sono usciti dal carcere, nel suo caso per semilibertà, per tornare subito a presidiare i loro clan e i loro territori. E il governo Meloni cosa fa? Niente, mostrando tutta la sua ipocrisia. Da quasi quattro anni gli esponenti del centrodestra fanno solo affermazioni muscolari per dire che loro hanno difeso il 41-bis, quando in realtà il cosiddetto ‘carcere duro’ è fuori norma in tutta Italia e i boss continuano a poter comunicare con l’esterno; inoltre amano ripetere che hanno difeso l’ergastolo ostativo, mentre la verità è che la loro legge del 2022 ha aperto le porte del carcere ai boss anche in assenza di effettivo e verificato ravvedimento e di ripudio autentico del codice culturale mafioso. L’indagine che oggi ha portato a tredici arresti ci racconta, ancora una volta, come la mafia sia un tutt’uno con la criminalità dei colletti bianchi, tra i reati contestati ci sono: bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Il ministro Piantedosi, proprio oggi a Palermo, ha detto che c’è da ritarare un po’ l’azione di contrasto alla mafia. No ministro, c’è da riprendere una lotta che negli ultimi anni è rimasta solo a livello di scadente retorica e propaganda. Intanto, nessuno denuncia più il pizzo perchè le persone oneste non si sentono più tutelate da una politica priva di credibilità perchè assente e affollata di personaggi sotto inchiesta per corruzione e permeabile a condizionamenti mafiosi”.
Lo affermano i componenti M5S nelle commissioni Giustizia e Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.