
È giunta a conclusione la vicenda del padre dell’area moncalvese che non ha più potuto riabbracciare il figlio per quasi trenta mesi. L’uomo aveva denunciato la moglie per sottrazione di minore dopo che la donna era fuggita senza fare più ritorno. La preoccupazione principale deriva dal fatto che la madre si era stabilita con il piccolo di 8 anni a Kiev, nel cuore dell’Ucraina martoriata dai conflitti.
Il bambino soffre di autismo e, prima della partenza, veniva seguito dal padre in un centro specializzato italiano con ottimi risultati. La frattura è avvenuta nell’estate del 2023 quando, dopo una breve sosta a Malta, la donna ha raggiunto la Germania per poi dirigersi in Ucraina, ignorando il dissenso del marito. Da quel momento, il padre ha perso ogni contatto fisico con il figlio e ha dovuto ricorrere a investigatori privati per avere notizie sulla sua sicurezza e sulla presenza di rifugi antiaerei nella scuola del bambino.
Il tribunale ha ora condannato la madre a un anno di reclusione, concedendo però la sospensione condizionale della pena. L’avvocato Jacopo Evangelista, che assiste il marito, ha sollevato dubbi su tale decisione, spiegando che tecnicamente la sospensione richiederebbe una prognosi favorevole sul comportamento futuro dell’imputata. Secondo il legale, tale condizione appare difficile da ipotizzare visto che la donna si trova ancora in Ucraina con il figlio e non accenna a rientrare.
La difesa della parte civile resta in attesa delle motivazioni della sentenza per comprendere il percorso logico del giudice, sottolineando che, al di là delle questioni legali, la vera vittima di questa situazione continua a essere il bambino, privato delle cure specifiche e della sicurezza necessarie.