di Isabella Silvestri Legge Fabio Fabiano
L’impatto delle leggi straordinarie, il ruolo della detenzione preventiva e il caso Toni Negri
In questo episodio Isabella Silvestri torna a dare lettura del documento della Cia del 1° Maggio 1984, desecretato il 31 gennaio 2011, in merito al terrorismo in Italia, contenente le valutazioni degli analisti americani sull’uso delle leggi sui pentiti e la detenzione preventiva.
All’epoca, il tempo medio per la conclusione dei procedimenti penali era di quattro-cinque anni, e in un sistema così sovraccarico, la capacità dello Stato di detenere legalmente gli imputati era considerata determinante per evitare il rischio di fuga.

La custodia cautelare prolungata – che nel 1979 poteva arrivare fino a 10 anni e otto mesi – suscitò forti critiche. All’inizio del 1983, circa il 43% dei detenuti era in attesa di giudizio. Le proteste per il diritto al processo rapido portarono il Partito Radicale a candidare in Parlamento Antonio “Toni” Negri, detenuto per quattro anni senza processo.
La vicenda di Toni Negri per l’intelligence americana rappresentò il caso simbolo delle tensioni tra emergenza e diritti civili in materia di custodia cautelare.
Toni Negri, teorico di Autonomia Operaia, viene citato nel documento come l’esempio eclatante di quello che i sostenitori delle libertà civili definivano un abuso della detenzione preventiva.
Grazie all’elezione, Negri ottenne l’immunità parlamentare e fu scarcerato, per poi fuggire in Francia poco prima che la Camera autorizzasse nuovamente il suo arresto. Per la CIA, questa vicenda evidenziava la profonda spaccatura tra la necessità di sicurezza dello Stato e i principi del processo rapido.
Il governo Craxi presentò quindi una riforma per porre limiti all’autorità dei magistrati e ridurre la durata della detenzione preventiva, cercando di segnare un allontanamento dallo stato di emergenza senza però intaccare l’efficacia dei poteri dello Stato.
Nonostante i successi ufficiali nella lotta al terrorismo, nel 1984 la minaccia era ancora considerata esistente, come dimostrato dall’assassinio di Hunt. Tuttavia, gli analisti americani concludevano che le autorità italiane fossero ormai sufficientemente esperte per infliggere perdite definitive ai gruppi riattivati, sostenute da un consenso politico e pubblico che rimaneva intatto.
Nel prossimo episodio la posizione politica di Craxi (PSI) e della DC rispetto al terrorismo; il sostegno del PCI a un’azione severa contro il terrorismo, nonostante il contrasto con il governo; il supporto e i contatti forniti dai terroristi italiani latitanti a Parigi.