
Scoppia la polemica politica
L’approvazione definitiva del Disegno di Legge (Ddl) sul consenso informato in materia di violenza sessuale, già votato all’unanimità dalla Camera, è saltata al Senato, causando una forte reazione politica. Il rinvio è avvenuto oggi, giornata di celebrazioni contro la violenza sulle donne, poiché i partiti di maggioranza in Commissione Giustizia hanno richiesto ulteriori approfondimenti e correzioni al testo.
La Commissione Giustizia di Palazzo Madama, presieduta da Giulia Bongiorno (Lega), ha chiesto di non procedere al voto immediato, nonostante l’auspicio dello stesso Presidente del Senato Ignazio La Russa di licenziare la legge oggi in Aula per dare un segnale forte. La Bongiorno ha giustificato il rinvio spiegando che l’unanimità per saltare gli emendamenti non è stata raggiunta nel centrodestra, che ha sollevato perplessità in particolare sull’ultimo comma riguardante i “casi di minore gravità”. Ha comunque assicurato che il ddl non sarà affossato e che si procederà con un “ciclo breve e mirato” di audizioni tecniche prima di portarlo avanti.
Le opposizioni, guidate dal PD, M5S e IV, hanno abbandonato in segno di protesta la riunione della Commissione. Hanno accusato la maggioranza di aver rotto l’accordo politico (“patto Meloni-Schlein”) precedentemente raggiunto alla Camera e di aver dimostrato una grave “inaffidabilità istituzionale”. Ivan Scalfarotto (PD) ha definito la mossa come la scelta di affossare una legge frutto di un accordo politico ai massimi livelli.
La polemica è tracimata anche alla Camera, dove le opposizioni hanno chiesto senza successo di sospendere l’esame di un altro provvedimento, il Ddl Femminicidio, in attesa di chiarimenti sul voltafaccia del Senato.
L’accordo tra maggioranza e opposizione sul ddl contro la violenza sulle donne è venuto meno, con il rinvio dell’approvazione al Senato che è avvenuto in modo controverso proprio nel giorno simbolo della lotta alla violenza di genere.