
Il trentasettesimo anno dall’uscita del celebre numero di Covert Action Information Bulletin ci restituisce un quadro storico inquietante, analizzato nel dettaglio da Isabella Silvestri nel ventisettesimo episodio del podcast Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia” condotto da Fabio Fabiano. Questa terza parte dello speciale, intitolata “Nazisti, il Vaticano e la CIA”, smantella il mito della rete clandestina Odessa per rivelare come i più efferati criminali del Terzo Reich siano stati integrati a pieno titolo nei servizi segreti occidentali e nel commercio globale d’armi e droga, trovando proprio nell’Italia il proprio snodo geografico e logistico fondamentale.
Il ruolo centrale del nostro Paese emerge con forza nella ricostruzione delle cosiddette Rat Line, le “linee dei ratti”, ovvero le vie di fuga clandestine utilizzate tra il 1946 e il 1951 dai gerarchi nazisti per sottrarsi alla giustizia europea. La seconda rotta principale di questa rete tagliava l’Europa centro-orientale e l’Austria per convergere interamente in Italia, eletta a piattaforma di transito strategica. Le città di Roma e Genova diventarono i laboratori di una colossale operazione di esfiltrazione verso il Sudamerica.
Fu proprio la città di Genova il punto di raccolta in cui si incrociarono i destini di figure chiave del nazismo. Nel 1951 il CIC americano fornì al famigerato boia di Lione, Klaus Barbie, documenti falsi a nome di Klaus Altmann e i fondi per raggiungere il capoluogo ligure. Ad accoglierlo a Genova fu il prete croato Krunoslav Draganovic, membro del movimento terrorista degli ustascia e mente operativa dei canali di fuga. Lo stesso Barbie avrebbe in seguito ricordato come l’albergo genovese in cui alloggiava fosse interamente occupato da latitanti nazisti, tra i quali figurava anche Adolf Eichmann, l’organizzatore della soluzione finale.
I legami logistici in Italia godettero di coperture istituzionali e religiose di altissimo livello. Isabella Silvestri evidenzia come i passaggi a Roma e le successive partenze da Genova fossero facilitati dalla complicità di influenti ambienti del Vaticano e dal supporto di figure come il vescovo Alois Hudal del Collegium Teutonicum, sacerdote vicino a Papa Pio XII e al futuro Paolo VI. Hudal, dopo un colloquio a Roma con l’ex capo della Gestapo Heinrich Müller, si attivò per fornire documentazione vaticana a figure del calibro di Eichmann e dello stesso Müller, introducendo Draganovic ai funzionari della Croce Rossa Internazionale per agevolare il rilascio dei visti d’espatrio.
L’inchiesta presentata nel podcast dimostra così come l’Italia del dopoguerra, stretta tra le maglie della contrapposizione geopolitica della Guerra Fredda e l’ossessione anticomunista dei servizi americani, sia stata trasformata in un corridoio di impunità protetto dal silenzio di apparati statali, reti di intelligence internazionali e influenti settori clericali.
Nel prossimo episodio, la fuga dei principali leader nazisti in America Latina attraverso la rete Kameradenwerk, finanziata con i beni sottratti alle vittime, la falsificazione di banconote e il supporto di grandi multinazionali tedesche; come durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti e l’intelligence occidentale favorirono questa esfiltrazione in chiave anticomunista, e il ruolo di Allen Dulles nell’Operazione Sunrise. Un accordo segreto che garantì l’amnistia a esponenti delle SS, tra cui Walter Rauff, poi impiegato in operazioni anticomuniste in Italia.
Il piano sfruttò i monasteri cattolici come rifugi, utilizzando canali logistici protetti e lasciando il Vaticano come potenziale capro espiatorio.
L’episodio approfondisce inoltre il coinvolgimento di figure di alto rilievo come Giovanni Battista Montini e descrive il reclutamento di criminali nazisti e fascisti da parte del CIC e della neonata CIA.