Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, di Isabella Silvestri. 21° Episodio. Legge Fabio Fabiano
Il 21° episodio del podcast curato da Isabella Silvestri, basato su un rapporto della CIA del 1983 parzialmente desecretato nel 2011, getta una luce inquietante sulle dinamiche del terrorismo internazionale, rivelando un intreccio profondo tra l’eversione italiana e quella spagnola, e delineando un “filo nero” che ha unito le sponde del Mediterraneo in un periodo di estrema instabilità politica.
Nell’estate del 1983, gli analisti americani fotografano una fase critica per l’Italia. Il terrorismo rosso, pur indebolito dagli arresti, stava tentando una riorganizzazione strutturale mettendo al centro della propria strategia la liberazione dei leader detenuti, con gruppi come l’Organizzazione Comune per la Liberazione dei Prigionieri e il Potere Proletario Armato che stavano pianificando assalti alle prigioni, come dimostrato dai documenti e dalle registrazioni rinvenute nei covi di Rebibbia e Firenze. Secondo la CIA, questa saldatura tra diverse sigle (BR e Prima Linea) serviva a “fornire quadri” per una rinascita della lotta armata.
Parallelamente, in Spagna, la transizione post-franchista veniva minacciata da una galassia di gruppi neofascisti e settori golpisti dell’esercito, ed è qui che il legame con l’Italia si fa più stringente. Il documento della CIA sottolinea come gli unici legami internazionali documentati dei terroristi di destra spagnoli fossero proprio con soggetti italiani.

L’intelligence americana mette a verbale il sostegno economico diretto di Giorgio Almirante verso l’estrema destra spagnola di Blas Piñar. Nel 1979, lo stesso Piñar dichiarò pubblicamente di aver ricevuto 43.000 dollari dal MSI per le elezioni nazionali, all’interno del progetto “Euroright” che mirava a creare un fronte comune europeo contro il comunismo insieme a Jean-Marie Le Pen.
In questo scenario emerge con forza la figura di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale e figura chiave della strategia della tensione in Italia. La CIA lo colloca stabilmente a Madrid, identificandolo come il perno di una rete che univa neofascisti italiani e apparati deviati spagnoli.
Il rapporto rivela come l’omicidio del giudice italiano Vittorio Occorsio, avvenuto a Roma nel 1976, sarebbe stato pianificato proprio in un bar di Madrid. Non si trattava solo di ospitalità per latitanti, ma di una vera cooperazione logistica e operativa. Dai campi di addestramento sui Pirenei per i giovani del MSI alla fabbricazione di armi e documenti falsi, come confermato dall’arresto nel 1977 di Mariano Sanchez Covisa insieme a esponenti della destra radicale italiana come Elio Massagrande.
Il documento esprime inoltre una forte preoccupazione per la “zona grigia” all’interno della burocrazia statale spagnola, con molti esponenti del vecchio regime fascista, rimasti in posizioni di potere, che avrebbero garantito copertura ai terroristi. Questa protezione ufficiale, unita all’ascesa al potere del Partito Socialista di Felipe González, spinse i gruppi radicali verso una strategia di scontro frontale con lo Stato, alimentando la paura di colpi di stato militari.
L’analisi di Isabella Silvestri restituisce dunque un quadro dove il terrorismo non era un fenomeno isolato nei confini nazionali, ma un sistema di vasi comunicanti dove i protagonisti dell’eversione italiana, con Delle Chiaie in testa, giocavano un ruolo di primo piano nelle trame oscure che hanno segnato la storia europea degli anni Settanta e Ottanta.