
Fermato a Bloomington un collaboratore del governo federale che si occupava di verifiche di sicurezza per l’ICE, catturato durante un blitz contro lo sfruttamento della prostituzione.
Un appaltatore federale incaricato di svolgere indagini sui precedenti per l’agenzia per l’immigrazione statunitense e altri enti governativi è finito in manette la scorsa settimana in Minnesota.
Il capo della polizia locale, Booker Hodges, ha reso noto che Brashad Johnson, 36 anni e residente a Maple Grove, lavorava per conto del Dipartimento della Difesa. Johnson figura tra i 30 individui intercettati in un’operazione mirata a colpire chi richiede prestazioni sessuali a pagamento.
Durante una conferenza stampa, Hodges ha descritto l’arresto di Johnson come il più allarmante mai avvenuto in città, sottolineando il paradosso di un uomo incaricato di valutare l’affidabilità di chi richiede nulla osta di sicurezza che finisce coinvolto in attività criminali.
Le testate giornalistiche hanno richiesto una dichiarazione al Pentagono, che però non ha ancora replicato.
Questo episodio segue di pochi mesi un altro scandalo simile: a dicembre, sempre a Bloomington, era stato arrestato Alexander Steven Back, 41 anni, agente dell’ICE. Back era rimasto coinvolto nell’Operazione Creep, un intervento contro l’adescamento di minori in cui gli investigatori si fingevano diciassettenni su portali web usati per il traffico di persone.
Secondo le carte giudiziarie, Back aveva risposto a un annuncio civetta e, nonostante fosse stato informato della presunta minore età della ragazza, aveva proseguito i contatti fissando un incontro. Dopo essersi assicurato con un messaggio che non si trattasse di una trappola della polizia, si è presentato all’appuntamento dove è stato bloccato dagli agenti. Al momento del fermo, l’uomo ha ammesso implicitamente le proprie responsabilità riferendosi al contenuto dei messaggi inviati.
L’ultimo blitz che ha portato al fermo di Johnson ha segnato un primato per la polizia di Bloomington per numero di arresti in una sola operazione. Su 30 uomini fermati, 28 sono accusati di reati minori, mentre due, essendo recidivi, devono rispondere di capi d’imputazione più gravi.
Questi episodi mettono in luce una falla inquietante nel sistema di controllo governativo. Il fatto che individui coinvolti in simili crimini abbiano superato rigorosi screening per ottenere il nulla osta di sicurezza rappresenta un grave rischio per l’integrità delle istituzioni. La possibilità che figure con accesso a dati sensibili e poteri investigativi operino al di fuori della legge mina la fiducia pubblica, specialmente considerando che tali arresti si sommano a una serie di altri reati e abusi di cui gli agenti dell’ICE sono stati accusati in Minnesota durante lo svolgimento delle loro funzioni ufficiali.
Gian J. Morici