
Tali sono state le dichiarazioni solenni rilasciate dal procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nel corso di un’intervista concessa a Rai News durante la locale edizione del telegiornale regionale.
Si registrano accenti programmatici ben distanti da quelli di qualche mese addietro, allorché egli annunciò “urbi et orbi” la scoperta del presunto occultamento dell’inchiesta “mafia-appalti”. Quelle audizioni dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, che propiziarono una calorosa accoglienza da parte dei parlamentari del centrodestra, analogamente a quanto già occorso in margine alle deposizioni di Mori e De Donno. Una convergenza che palesa l’ipoteca politica e l’asservimento strumentale cui è soggetta l’intera vicenda.
La controversia inerente al supposto insabbiamento del summenzionato filone investigativo si trascina ormai da un trentennio, esacerbando sordi rancori che hanno determinato una frattura insanabile tra l’ufficio inquirente palermitano e il Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri. Una ricostruzione storica che è già stata oggetto di reiterati vagli giudiziari e di conseguenti decreti di archiviazione.
Nel corso della recente intervista, il procuratore De Luca ha tracciato il bilancio delle attività istruttorie relative ai luttuosi eventi stragisti del 1992, rammentando come si sia appena concluso il segmento investigativo denominato “mafia-appalti” — per il quale la medesima Procura ha formulato istanza di archiviazione —, reputato una concausa della strage di via D’Amelio e, con elevato grado di plausibilità, non estraneo alle dinamiche dell’eccidio di Capaci.
Nondimeno, ulteriori e delicatissimi filoni rimangono aperti e assistiti da indagini in corso. Sul punto, De Luca ha precisato come l’indagine “mafia-appalti” non abbia destato particolare sorpresa nella sua fase aurorale, poiché, a suo avviso e in assoluta buona fede, molti dei magistrati antecedenti non ravvisarono la necessità di approfondire gli elementi custoditi nei faldoni delle procure di Caltanissetta e Palermo.
Il capo dell’ufficio requirente ha inoltre evidenziato come dalle risultanze emergano oggettive responsabilità nell’isolamento e nella conseguente sovraesposizione di Falcone e Borsellino a opera di taluni colleghi. Si tratta di una contingenza che ingenera profondo imbarazzo in seno all’ordine giudiziario e che ha trovato plastica manifestazione nella recente, algida solidarietà espressa dall’Associazione nazionale magistrati nei confronti dei congiunti di Paolo Borsellino.
Se l’isolamento dei due magistrati a opera di consimili dell’ordine giudiziario configura un dato fattuale incontrovertibile, pari alla loro derivata e fatale vulnerabilità, di ben diversa natura appare la tesi dell’insabbiamento dell’indagine, pervicacemente accreditata da certa stampa e dai giuristi di Facebook quale causa prima della strage di via D’Amelio.
È del tutto evidente che questa intervista, declinata dal procuratore con toni assai più sobri e rigorosamente ancorati alle risultanze oggettive, non beneficerà di alcuna risonanza sulla stampa nazionale, né su quella fazione che professa un garantismo a geometrie variabili, e men che meno tra i sedicenti giuristi dei social network, perennemente alla ricerca di una loro peculiare “verità”.
Gian J. Morici