di Gian J. Morici

L’intreccio tra decisioni politiche alla Casa Bianca e profitti privati attraverso le piattaforme di scommesse online. L’articolo del Corriere della Sera del 4 febbraio evidenzia come la famiglia Trump sia entrata massicciamente nel settore, con Donald Jr. che ricopre ruoli strategici nei giganti Polymarket e Kalshi, mentre il Presidente sviluppa la propria piattaforma “Truth Predict”.
Il sistema, basato su pagamenti in criptovalute non tracciabili, solleva ombre di insider trading e conflitti d’interesse, configurando un modello di gestione del potere che garantisce profitti privati e risorse per i clan di riferimento.
Torniamo a parlarne con Chart Reader, pseudonimo dietro cui si cela un autorevole analista economico di un ente governativo statunitense
Dopo le due precedenti interviste, oggi voglio parlarti degli interessi della famiglia Trump nel settore delle piattaforme di scommesse online.
L’attuale scenario delineato dalle manovre finanziarie della famiglia Trump configura un caso di azzardo senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali, poiché ha trasformato la politica economica in un sottostante finanziario gestito direttamente dal decisore.
Dal punto di vista puramente analitico, siamo di fronte a una perfetta integrazione verticale del potere, con il Presidente che non si limita a influenzare i mercati tramite la politica estera o monetaria, ma costruisce l’infrastruttura tecnologica e normativa per scommettere sul successo o sul fallimento delle proprie stesse azioni. La nomina di Donald Jr. in ruoli strategici presso piattaforme come Kalshi e Polymarket, unita al lancio di “Truth Predict”, elimina qualsiasi barriera tra informazione privilegiata e profitto privato.
Qualsiasi bravo analista economico può dirti che il rischio sistemico è evidente. Quando un leader politico può influenzare l’esito di una scommessa tramite un tweet, una nomina (come nel caso Warsh alla Fed) o una minaccia militare, il mercato cessa di essere un meccanismo di scoperta del prezzo per diventare uno strumento di estrazione di rendita. L’approvazione regolatoria di queste piattaforme, avvenuta sotto l’egida di consulenti legati alla famiglia, suggerisce un fenomeno di “regulatory capture” dove le regole vengono scritte per proteggere l’insider e non per garantire la trasparenza.
In questo quadro, la distinzione tra “Stato” e “Azienda di famiglia” sfuma pericolosamente. Il modello Trump sembra orientato a una capitalizzazione privata della rilevanza geopolitica, il cui risultato è una distorsione degli incentivi, poichè la decisione politica rischia di non essere più guidata dall’interesse nazionale, ma dalla massimizzazione del payout sulla piattaforma di scommesse proprietaria.
Questa evoluzione segna il passaggio definitivo dalla finanza speculativa alla “finanza predittiva controllata”, dove l’incertezza del futuro — elemento cardine del rischio di mercato — viene annullata per chi detiene le chiavi della Casa Bianca.
L’impatto delle piattaforme predittive sulla volatilità dei Treasury USA rappresenta una delle frontiere più rischiose della finanza moderna, poiché introduce una variabile di instabilità che sfugge ai modelli macroeconomici tradizionali.
In primo luogo, si verifica un fenomeno di anticipazione dei movimenti sui tassi. I titoli di Stato reagiscono istantaneamente alle aspettative sui tassi di interesse e sull’inflazione. Se una piattaforma inizia a prezzare con alta probabilità una nomina alla Federal Reserve prima che avvenga, gli algoritmi di trading ad alta frequenza possono utilizzare quel dato per vendere o comprare bond in anticipo, e questo genera picchi di volatilità improvvisi, rendendo la curva dei rendimenti instabile prima ancora che la politica comunichi ufficialmente le proprie decisioni.
In secondo luogo, assistiamo alla potenziale sostituzione del bene rifugio con l’azzardo politico. Storicamente, i titoli di Stato sono considerati l’asset sicuro per eccellenza, ma se l’esito di eventi geopolitici estremi diventa oggetto di speculazione di massa su piattaforme non tracciabili, il rendimento del bond inizia a incorporare un premio per l’incertezza politica molto più alto, e gli investitori istituzionali potrebbero esigere tassi elevati per compensare il rischio di manovre imprevedibili, aumentando di fatto il costo del debito pubblico americano.
Se gli scommettitori puntano massicciamente su un evento di crisi, la percezione del mercato finanziario reale cambia drasticamente, e gli spread sui bond potrebbero allargarsi per puro timore speculativo, innescando una crisi di liquidità reale che la scommessa aveva inizialmente solo ipotizzato, trasformando l’azzardo in una profezia auto-avverante.
Questo fa sì che si registra una distorsione del segnale della Federal Reserve, che utilizza la stabilità dei bond per calibrare la politica monetaria. Se i prezzi dei titoli iniziano a oscillare non per i dati macroeconomici, ma per le scommesse sull’agenda personale del decisore politico, la Fed perde il controllo dei segnali di mercato, con un disallineamento tra dati reali e prezzi dei bond che può portare a errori di politica monetaria, aumentando la volatilità strutturale di lungo periodo.
L’istituzionalizzazione delle scommesse politiche trasforma, quindi, i titoli di Stato da indicatori economici a strumenti di scommessa geopolitica, dove la volatilità dipende dalla scelta del leader di massimizzare il ritorno sulle piattaforme di cui è partecipe.
Che influenza ha tutto questo sul dollaro?
L’instabilità generata dalle piattaforme predittive e dalle manovre della famiglia Trump agisce sul valore del dollaro attraverso tre canali principali, trasformando il biglietto verde da valuta di riserva a asset speculativo ad alta volatilità.
Storicamente, il dollaro si apprezza durante le crisi geopolitiche perché gli investitori cercano protezione, ma se la crisi è percepita come un evento pilotato o scommesso dal decisore politico stesso, la fiducia istituzionale crolla. Nel corso del 2025 e all’inizio del 2026, si è già registrata una tendenza strutturale al deprezzamento, con il dollaro che ha perso circa il 13% contro l’euro proprio a causa dell’incertezza politica e degli attacchi all’indipendenza della Federal Reserve.
In secondo luogo, la volatilità dei tassi di interesse influisce direttamente sul cambio. Se le piattaforme di scommesse anticipano le mosse della Fed basandosi su fughe di notizie o visite private alla Casa Bianca, i rendimenti dei Treasury diventano instabili, e poiché il valore del dollaro è strettamente legato al differenziale dei tassi con le altre valute, queste oscillazioni repentine impediscono alle aziende internazionali di pianificare i propri investimenti, spingendole a diversificare le riserve verso l’euro o altre divise più stabili.
In terzo luogo, emerge il rischio di una svalutazione competitiva politica. L’amministrazione Trump ha manifestato l’intenzione di indebolire il dollaro per favorire l’export americano (come ipotizzato nel cosiddetto Mar-a-Lago Accord). Se gli scommettitori su piattaforme come Truth Predict o Polymarket iniziano a puntare massicciamente su un dollaro debole, possono innescare una spirale di vendite che si auto-alimenta. Questo trasforma il tasso di cambio in uno strumento di politica commerciale aggressiva, aumentando la volatilità non solo per gli USA ma per l’intera economia globale.
Il vantaggio competitivo di Trump in questo scenario non è solo finanziario, ma sistemico, avendo creato un ecosistema in cui il potere politico genera l’evento, la tecnologia di famiglia lo quota e le proprie criptovalute ne gestiscono i flussi.
Ecco perché lui e la sua cerchia godono di un vantaggio incolmabile.
Quali sono i vantaggi?
Primo, il controllo totale sull’informazione privilegiata. In un mercato predittivo, l’informazione è l’unica merce che conta, e se il Presidente decide privatamente una nomina o un attacco militare, i membri della sua famiglia — che siedono nei consigli consultivi di piattaforme come Polymarket o gestiscono Truth Predict — possiedono il dato prima che diventi pubblico. Questo permette loro di posizionarsi sul mercato con un rischio quasi nullo, trasformando l’incertezza del futuro in un profitto garantito.
Il secondo, la creazione di una valuta parallela e privata. Attraverso progetti come World Liberty Financial e lo sviluppo di stablecoin proprietarie, Trump sta cercando di spostare il volume delle transazioni dal dollaro pubblico a asset digitali che la sua famiglia controlla direttamente. Queste stablecoin non servono solo a eludere la tracciabilità dei pagamenti, ma permettono di incassare commissioni su ogni singola scommessa o transazione effettuata nell’ecosistema, creando una rendita finanziaria perpetua che non passa per il bilancio dello Stato.
Un altro ulteriore vantaggio è dato dalla cattura regolatoria dei mercati. Avendo i propri figli in ruoli di consulenza strategica per i regolatori o nelle aziende stesse, Trump può riscrivere le regole del gioco. Se il regolatore approva le attività di una piattaforma proprio mentre un membro della famiglia ne diventa azionista, il vantaggio non è più solo di mercato, ma legale. Si crea uno scudo normativo che protegge le piattaforme di famiglia dalla vigilanza che invece colpirebbe i concorrenti.
A tutto questo devi aggiungere la fidelizzazione della propria base economica. Legalizzando e promuovendo queste piattaforme, Trump “scalda” il suo clan — dagli oligarchi amici come quelli russi citati nell’articolo, fino ai piccoli investitori della sua base — offrendo loro l’illusione di poter vincere insieme a lui, mentre in realtà, il banco è gestito dalla famiglia stessa, che trattiene la quota maggiore dei proventi attraverso commissioni di gestione e partecipazioni azionarie dirette.
Di fatto Trump è avvantaggiato perché ha rimosso il confine tra l’arbitro e il giocatore. Lui è colui che scrive le regole, che decide il risultato della partita e che possiede il casinò dove si gioca.
L’ascesa delle stablecoin private, come la USD1 legata al progetto World Liberty Financial della famiglia Trump, rappresenta un attacco diretto al monopolio monetario della Federal Reserve. Questo processo non è solo un’innovazione tecnologica, ma un vero e proprio golpe finanziario che sposta il baricentro del potere dal pubblico al privato.
La privatizzazione del signoraggio Il signoraggio è il profitto che lo Stato ottiene emettendo moneta. Storicamente, questo privilegio appartiene alla banca centrale, ma con l’approvazione del Genius Act nel luglio 2025, Trump ha legalizzato le stablecoin private vietando contemporaneamente alla Fed di emettere un “dollaro digitale” pubblico (CBDC). Questo significa che il profitto derivante dalla creazione di nuova moneta digitale non finisce più nelle casse dello Stato per finanziare servizi pubblici, ma nelle tasche degli emittenti privati, come la famiglia Trump, che incassa percentuali dirette sui profitti delle proprie stablecoin.
E qui entriamo nel gioco più sporco e rischioso, visto che le stablecoin per essere stabili devono essere garantite da riserve, principalmente titoli del Tesoro (Treasury). Le grandi piattaforme crypto sono diventate tra i maggiori acquirenti di debito americano al mondo, dando a chi controlla le stablecoin un potere di ricatto enorme. Se un emittente privato decide di vendere massicciamente i propri Treasury, può far impennare i tassi di interesse indipendentemente dalle decisioni della Fed che perde così il controllo sulla curva dei rendimenti, diventando ostaggio degli interessi di chi gestisce le riserve crypto.
La Fed regola l’economia alzando o abbassando i tassi per controllare l’inflazione, ma se una parte crescente dell’economia si sposta su circuiti privati come quelli di World Liberty Financial o delle piattaforme di scommesse predittive, le manovre della Fed diventano inefficaci. Questi circuiti operano con regole proprie e fuori dal sistema bancario tradizionale, rendendo la Fed uno spettatore impotente mentre la liquidità globale defluisce verso mercati deregolamentati controllati da pochi attori privati.
Perché Trump è avvantaggiato?
Trump ha costruito un “doppio binario” di potere. Come Presidente, nomina figure a lui vicine alla guida della Fed (come Kevin Warsh) per esercitare pressione politica sui tassi, mentre, contemporaneamente, come imprenditore attraverso la sua famiglia, controlla l’alternativa privata al dollaro. Se la Fed non abbassa i tassi come lui desidera, Trump può favorire la migrazione dei capitali verso il suo ecosistema crypto, dove le regole sono scritte da lui e i profitti alimentano direttamente il suo clan. È la trasformazione definitiva della moneta in un prodotto aziendale di famiglia, dove il confine tra interesse nazionale e dividendo privato scompare del tutto.
L’adozione massiccia di stablecoin private e la politica del “cripto-mercantilismo” promossa dal Genius Act (luglio 2025) hanno innescato una reazione a catena che sta ridefinendo i rapporti di forza tra gli Stati Uniti e i suoi alleati storici, con l’euro che si trova a recitare un ruolo di difesa estrema.
Questo sistema sta influenzando l’ordine finanziario globale e i vantaggi strategici per la cerchia di Trump.
Mentre gli Stati Uniti hanno scelto la via della deregolamentazione competitiva con il Genius Act, l’Unione Europea ha risposto accelerando l’implementazione del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets). L’obiettivo europeo è impedire che il dollaro digitale privato invada il mercato unico. Nel settembre 2025, un consorzio di nove grandi banche europee (tra cui UniCredit, ING e Banca Sella) ha lanciato la prima stablecoin regolamentata in euro per offrire alle aziende un’alternativa sicura alle valute “trumpiane”, cercando di proteggere l’autonomia monetaria della BCE.
La frammentazione degli alleati e il ricatto dei tassi L’amministrazione Trump sta usando le stablecoin come uno strumento di pressione geopolitica, poiché queste valute private sono garantite da titoli del Tesoro USA, e la loro diffusione globale aumenta artificialmente la domanda di debito americano. Questo crea un paradosso. Gli alleati europei e asiatici, per far funzionare i loro mercati digitali, finiscono per finanziare indirettamente il bilancio statunitense, ma se Trump decidesse di cambiare linea politica, la massa di Treasury in mano agli emittenti privati potrebbe essere usata come leva per destabilizzare i mercati obbligazionari esteri, rendendo gli alleati estremamente vulnerabili a improvvise variazioni dei tassi decise a Mar-a-Lago.
Trump è avvantaggiato perché può offrire accesso privilegiato al suo ecosistema finanziario digitale come merce di scambio politica, potendo favorire gli emittenti di nazioni amiche o di oligarchi alleati (come il modello russo), garantendo loro una corsia preferenziale normativa negli USA in cambio di sostegno politico o commerciale. Questo trasforma il dollaro non più in un bene pubblico globale regolato da trattati, ma in un club privato a cui si accede per invito della famiglia presidenziale.
Paradossalmente, l’eccessiva personalizzazione della moneta sta spingendo molti investitori istituzionali a temere per la stabilità a lungo termine del dollaro. Nel primo mese del 2026, si è notata una migrazione di capitali verso l’euro e verso asset digitali non legati alla Casa Bianca, poiché il mercato teme che il “dollaro privato” possa collassare in caso di una crisi di liquidità dell’emittente (il cosiddetto rischio di bank run digitale), senza che la Fed abbia il potere o la volontà di intervenire.
Trump, sostituendo la tradizionale diplomazia monetaria con una rete di interessi privati, costringe gli alleati a scegliere tra l’integrazione in un sistema dominato dai suoi interessi familiari o la costruzione di costose infrastrutture alternative per non perdere del tutto la propria sovranità finanziaria.
In sintesi?
In sintesi, come ti ho già spiegato, è come se oggi l’economia globale la si giocasse al tavolo di un casinò, dove è Trump che scrive le regole, che decide il risultato della partita e che possiede il casinò nel quale si gioca…
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