Morire di mafia – La storia di Michele Ciminnisi

A volte il destino è come un banco che ti passa le carte da gioco. Ad esempio a Michele Ciminnisi la vita aveva servito una moglie e tre figli maschi. Un impiego come autista di scuola bus al comune di San Giovanni Gemini in provincia di Agrigento. Michele Ciminnisi le sue carte se le giocava onestamente – le conservava ed aspettava di tirarle al momento giusto. Da noi in Sicilia si dice che era un “massaro” uno che pensava esclusivamente al bene della sua famiglia.

Il destino dava le carte anche  a Calogero Pizzuto – detto Giggino. Gli aveva servito un mandamento mafioso e, come direbbero i poliziotti, un’importante frequentazione, Stefano Bontade, che nel frattempo i Corleonesi avevano pensato di eliminare nell’ambito di quella guerra di mafia che si era scatenata in tutta la Sicilia.  Giggino Pizzuto le sue carte non le giocava onestamente e oltre ad avere una famiglia ne faceva parte.”

Fabio Fabiano, nel suo “Carta coperta”, racconta così la strage nella quale perse la vita Michele Ciminnisi.

Era il 29 settembre del 1981, quando a San Giovanni Gemini vennero uccisi Gigino Pizzuto, capo mandamento di Castronovo di Sicilia e due vittime innocenti che pagarono il fatto di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato, Michele Ciminnisi e Vincenzo Romano .

A raccontare la storia nel video “Morire di mafia” è il figlio della vittima, Giuseppe Ciminnisi.

Morire di mafia”: le storie, le vittime innocenti, i familiari di vittime. Storie di dolore ma anche di coraggio e di ribellione a quel mostro che si chiama mafia.

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