Mafia: periti, Bennardo Provenzano è in grado di partecipare al processo

PALERMO, 30 Marzo – A stabilirlo, la Corte d’assise d’appello, a seguito della perizia effettuata da Iaccarino e Crisci – un neurologo e uno psichiatra – i quali escludono l’infermità per il codice di procedura penale che pregiudica la cosciente partecipazione al processo del capomafia, imputato in appello assieme a Totò Riina e Pippo Calò, per la strage del 1981, quando a San Giovanni Gemini vennero uccisi Calogero Pizzuto – detto Gigino – capo mandamento di Castronovo di Sicilia e due  innocenti, Michele Ciminnisi e Vincenzo Romano.

Una strage riconducibile alla guerra di mafia che vedeva contrapposti i corleonesi di Totò Riina e Provenzano, al gruppo di Stefano Bontate, Cristina e Badalamenti.

Un ruolo determinante nella deliberazione omicidiaria e nella sua organizzazione – secondo quanto narrato dai collaboratori di giustizia – lo ebbe Bennardo Provenzano, il quale già qualche mese prima del triplice omicidio, aveva incaricato Intile Francesco per compiere il delitto.

Una decisione presa quando dopo la morte di Stefano Bontate, Michele Greco convocò il Pizzuto a Palermo, e questi non si presentò.

La Corte d’Assise di Agrigento, l’8 dicembre del 2010, per quei fatti aveva  condannato in primo grado all’ergastolo Salvatore Riina e Bernando Provenzano, assolvendo Pippo Calò.

Nel corso del processo tenutosi ad Agrigento, il pentito Ciro Vara parlò per la prima volta della scomparsa per “lupara bianca” del capomafia di Cammarata, Costantino Lo Sardo, avvenuta nel 1993. Dalle deposizioni del Vara e di altri pentiti, nacque l’indagine antimafia denominata “Kamarat”, coordinata dalla Dda di Palermo e condotta dai carabinieri della Compagnia di Cammarata e del Reparto operativo di Agrigento, che portò all’iscrizione al registro degli indagati 16,  con accuse che vanno dall’omicidio all’estorsione e al provvedimento restrittivo in carcere, di Angelo Longo di Cammarata; Mariano Gentile di Cammarata e Giovanni Scozzaro, di Casteltermini e Vincenzo Giovami Scavetto, 70 anni, di Casteltermini agli arresti domiciliari.

E proprio dalle dichiarazioni dei pentiti, emergerebbe un altro fatto inedito. La determinazione a commettere altri due omicidi, non portati a termine a seguito dell’intercessione di esponenti della famiglia mafiosa di Castronovo di Sicilia.

A chiedere il riconoscimento dell’infermità che ai sensi del codice di procedura penale avrebbe pregiudicato la cosciente partecipazione al processo dell’imputato Provenzano, era stata la difesa dello stesso, rappresentata in aula dall’avvocato Rosalba De Gregorio.

Secondo quanto stabilito dalla perizia effettuata da Iaccarino e Crisci, non sussistono invece le ragioni per ritenere l’imputato non in condizioni di poter partecipare al processo, visto che dalle perizie mediche effettuate, non emergerebbe alcuna vascolopatia cerebrale, ma un invecchiamento fisiologico in un uomo di 79 anni.

Una tesi contestata dalla difesa, che ha ritenuto insufficiente l’indagine cognitiva, rimarcando inoltre come ci si trovi in presenza di un soggetto affetto anche da patologie tumorali recidive.

I due periti, hanno ribadito l’inesistenza del morbo di Parkinson, motivando la qualità delle indagini mediche effettuate.

A tal proposito, va ricordato che anche per Totò Riina si era prospettata la possibilità secondo la quale il morbo di Parkinson e altre patologie impedirebbero al boss di partecipare a processi che lo vedono imputato.

La perizia del medico legale Paolo Procaccianti, assistito da un neurologo e da un neuropsichiatra, disposta dal gup Giovanni Francolini dopo la richiesta del legale Luca Cianferoni, avrebbe invece stabilito che il suo stato di salute non gli impedisce un’idonea comprensione e partecipazione alle udienze.

Ad assistere in videoconferenza, Totò Riina e Pippo Calò. Riina, prima che venissero sentiti i periti, ha indicato per la difesa l’avvocato Giovanni Anania, presente in aula.

Di parte civile, per conto del Comune, l’avvocato Antonino Zanghi, mentre per la famiglia Ciminnisi, in aula era presente l’avvocato Danilo Giracello.

All’udienza, ha assistito anche Giuseppe Ciminnisi, figlio di Michele.

La prossima udienza è fissata per l’11 maggio.

gjm

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