Quale sviluppo del territorio: il rigassificatore e la politica agrigentina

In vista delle prossime elezioni amministrative, nella città di Agrigento, anche a seguito dell’iniziativa dell’imprenditore Salvatore Moncada che potrebbe preludere ad una sua discesa in campo politico, si sta sviluppando un confronto tra schieramenti che, al di la dei cartelli elettorali che si potrebbero mettere in piedi sono condizionati da visioni diverse sulle coordinate di sviluppo del territorio.

Chi si è espresso con chiarezza, senza ovviamente scendere sul terreno delle dinamiche politiche, è stato il presidente della Camera di Commercio di Agrigento che anticipando alcune scelte di fondo che caratterizzeranno il piano pluriennale dell’Ente, definisce il percorso lungo il quale occorre camminare nei prossimi anni per sostenere la competitività delle aziende agrigentine e la crescita complessiva del territorio.

Nel progetto di sviluppo del territorio del dott. Vittorio Messina non trova cittadinanza un impianto come il rigassificatore di Porto Empedocle, la cui realizzazione l’Ente camerale ha contrastato non già per posizioni ideologiche ma perché, a prescindere da tutte le riserve che si possono esprimere in termini di sicurezza, ha definito “decisamente fuori luogo per la scelta del sito”.

‘La notizia che molti cittadini di Agrigento, con in testa il sindaco Marco Zambuto, stiano preparando un ricorso alla Corte di giustizia europea, che  intanto il Fai, che qualche tempo addietro si era schierato a favore dell’impianto oggi si prepara ad una clamorosa retromarcia dichiarando che sarebbe meglio farlo offshore, che anche l’Unesco, per mezzo di Gianni Puglisi che è il suo rappresentante in Italia, fa sapere che sarebbe meglio farlo altrove, confermano la bontà della nostra azione a salvaguardia di un territorio che appartiene al patrimonio dell’umanità ma che è la vera grande ricchezza da preservare, per la città e del suo hinterland’. Così scrive Messina in una sua nota recentemente pubblicata sul nostro sito. E aggiunge testualmente: “Le traiettorie dello sviluppo che intendiamo disegnare per questa terra sono incompatibili con un’opera invasiva che snaturerebbe i luoghi, comprometterebbe l’appeal di un sito magico, non porterebbe alcun vantaggio alla nostra comunità. Proprio perché la provincia di Agrigento ha subito in questi anni un consistente processo di riconversione economica senza avere ancora saputo ridefinire il profilo del proprio futuro, abbiamo ritenuto opportuno evidenziare tutte le nostre perplessità rispetto ad un ipotesi di sviluppo che contempla l’ubicazione di industrie pesanti nel nostro territorio. Scelte che potrebbero compromettere altre strategie finalizzate a mettere a frutto quelle risorse paesaggistiche, culturali e ambientali che molto meglio si conciliano con le spinte vocazionali”.

Posizione chiara, come quella del sindaco di Agrigento, che oggi vengono attaccate con virulenza da tattiche che s’incrociano con la costruzione di nuove aggregazioni politiche.

La discesa in campo di Moncada, in questo senso, interpreta un progetto sul territorio alternativo a quello di Zambuto e certo non ostile all’impianto di rigassificatore come conferma la sua intesa con il sindaco di Porto Empedocle.

Nello stesso tempo c’è chi come Piero Giglio, vicino a Moncada, all’interno della giunta esecutiva della Camera di Commercio di Agrigento per conto di Confindustria, tenterebbe di indebolire la linea dell’Ente camerale che da sempre, con coerenza, si è battuto, con in testa il suo presidente, contro l’ipotesi della realizzazione dell’impianto in prossimità della Valle dei Templi.

Già in precedenza Giglio, facendosi delegittimare dagli albergatori agrigentini, aveva tentato di fare assumere alla Camera di Commercio una posizione contraria  a quella deliberata con la richiesta di revoca in autotutela del provvedimento adottato per contrastare l’impianto di rigassificazione.

Oggi Giglio torna alla carica per assecondare le posizioni di Confindustria e , presumibilmente, anche le sue attese in vista di un possibile accaparramento di una commessa da parte dell’Enel, che potrebbe prevedere un lauto contratto d’affitto della struttura alberghiera che conducendo soltanto in gestione, non si fa carico dagli eventuali danni immobiliari che deriverebbero dalla presenza invasiva del rigassificatore.

Si tratta, purtroppo, di segnali che preoccupano non poco perché danno la sensazione di accordi funzionali ad interessi economici che rischiano di condizionare pesantemente gli equilibri politici e di garantire quei poteri forti che non esitano a passare sopra le attese dei cittadini, le loro aspirazioni, le loro condizioni di vita e il futuro dei giovani che potrebbe essere assicurato da un vero progetto di sviluppo sostenibile come chiaramente indicato dal presidente Messina.

Gian J. Morici

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