
Questo il titolo di un post pubblicato nel gruppo “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino”, nel quale, notoriamente viene avallata la teoria che fu mafia-appalti, l’indagine condotta dai Ros del generale Mori, la causa delle stragi di Capaci e via d’Amelio, ad opera della sola mafia.
Il post fa riferimento al 19 scorso, quando a Caltanissetta sono stati sentiti due testi per cercare di ricostruire anche il percorso della borsa del dr. Borsellino da via d’Amelio fino alla squadra mobile. I due escussi sono il dr. Andrea Grassi e l’ispettore Giuseppe Lo Presti.
Sempre il 19 è stato sentito l’ispettore Giuseppe Lo Presti, colui il quale si fece consegnare la borsa dal Cap. Arcangioli; sul fatto erano stati sentiti gli agenti Infantino e Manzella all’udienza del 21 aprile.
Il Lo Presti riferisce di aver visto una borsa a terra vicino al corpo del giudice Borsellino e di aver fermato un carabiniere che l’aveva prelevata, ricordando che all’epoca, per prassi, il primo corpo di polizia ad arrivare sul posto procedeva con gli accertamenti.
Non ricordando l’esatta dinamica della consegna, specifica di aver detto a Infantino di riporre la borsa nell’auto di servizio, poiché il suo obiettivo principale era acquisirla per l’ufficio. Successivamente, secondo le disposizioni del superiore La Barbera, si sarebbe dovuto redigere il verbale di sequestro con l’elenco del contenuto.
Il Lo Presti ribadisce di aver bloccato il carabiniere e che Infantino gli riferì di aver messo la borsa nell’auto, dopodiché non ne seppe più nulla, ricordandola con i bordi bruciacchiati. Aggiunge di aver redatto relazioni di servizio per 24 ore sulle attività di quel giorno, inviandole ad Arnaldo e Salvatore La Barbera.
“Dopo l’escussione del 19 – si legge nel post pubblicato nel gruppo – , alcuni giornali hanno parlato di «due borse». Probabilmente perché il teste, nelle sit di alcuni anni fa, aveva parlato di due borse. A proposito di ciò è stata posta la domanda dall’avvocato Trizzino, parte civile di Lucia Borsellino, proprio per fare chiarezza”.
Questo il passaggio pubblicato nella sua interezza:
Avv. Trizzino: senta, mi conferma che è stato lei ad individuare il corpo del dottor Borsellino?
Teste: sì, perché ho comunicato con Roma e quindi l’ho visto, poi se lo hanno visto anche gli altri, non lo so, ma io fui quello che lo comunicò a Roma.
Avv. Trizzino: sì, può dirmi qual era la situazione in termini di presenze di persone eventualmente attorno se c’erano persone attorno ai resti del dottor Borsellino in quel momento?
Teste: In quel momento..allora Essendo arrivato nell’immediatezza, si può dire, assieme ad altri equipaggi contemporaneamente, compresi i vigili del fuoco che arrivavano in quel momento. In quel momento c’erano urla strazianti, pezzi di cadavere dappertutto, serramenti degli edifici sparsi.. E credo di ricordare proiettili che ancora esplodevano e quindi c’era da stare attenti.
Avv. Trizzino: Però la mia domanda è specifica.
Teste: Attorno no, non è, non ce n’erano, io non ricordo..
Avv. Trizzino: Lei è arrivato per primo e ha visto che era il corpo del dr. Borsellino?
Teste: Io l’ho individuato come come l’ho attribuito a Borsellino, il cadavere sì.
Avv. Trizzino: quindi da solo e mi dica una cosa. Conferma che accanto al corpo del dottor Borsellino, c’era una borsa?
Teste: credo di ricordare di aver visto una borsa accanto, che è chiaramente.. che attribuito a Borsellino non proprio accanto, ma qualche metro, due, tre, quattro metri
(Il Lo Presti parrebbe affidarsi a una reminiscenza sfumata, ed è d’altronde evidente come, a una simile distanza temporale dagli eventi, il testimone non possa disporre di una memoria nitida e cristallina di quel frangente, una sbiadita precisione che, peraltro, era già emersa in filigrana dalle sue precedenti deposizioni.)
Avv. Trizzino: lei ricorda qual era lo stato di questa borsa? Se era intatta, bruciata ..
Teste: I ricordi che ritengo di avere, considerando che nel tempo io ho visto altre immagini anche della borsa perché mi sono state mostrate e quindi non vorrei che adesso ci fosse confusione che sono trascorsi 35 anni per me bruciacchiata ai bordi in particolare.
(In tale frangente, anziché rimarcare la fisiologica labilità del ricordo a distanza di tempo, preme evidenziare come il teste, per sua stessa e lucida ammissioni, prospetti l’eventualità che la propria memoria sia stata influenzata o sovrascritta dalla visione tardiva di immagini d’archivio relative alla borsa)
Avv. Trizzino: ed è la stessa borsa che poi lei ha visto in mano al dottor, al soggetto per cui ha ordinato a Infantino di prenderla? È la stessa identica borsa?
Teste: può specificare la domanda?
Avv. Trizzino: la domanda è: la borsa che lei ha vista tre, quattro metri dal corpo straziato del dottor Borsellino, è la borsa che ha ordinato a Infantino di prendere?
Teste: sì sì, sì, la medesima, ritengo di sì. Per i ricordi che ho ritengo di sì..
(Non necessita di ulteriori considerazioni)
PC: Quindi è la medesima borsa?
Teste: Ritengo di sì, ragionevolmente, ritengo di sì.
PC: Allora, dal verbale del… Diciamo una contestazione per la sua memoria, diciamo il verbale del 26 marzo 2019, a pagina 3. Lei dice che aveva avuto un’interlocuzione con il collega Infantino per cercare di giustamente
Teste: di ricordare..
Avv. Trizzino: di mettere ordine nei ricordi per eventi molto risalenti e dice: «nell’occasione, rievocando quanto accaduto il 19 luglio del 92, mi disse che quel giorno eravamo andati insieme in via d’Amelio particolare che io non ricordavo assolutamente poi ci ha spiegato eccetera mi parlò anche di un ordine che io gli avrei impartito quel giorno con il quale gli avrei affidato due borse sollecitandolo a custodirle con cura due borse. Successivamente, sempre secondo il racconto di Infantino, quest’ultimo mi avrebbe rassicurato dicendomi di aver posto le 2 borse all’interno della Siena Monza 1, macchina in genere a disposizione del La Barbera che quel giorno però non credo fosse in via d’Amelio», quindi dobbiamo cercare di veramente risolvere questo…questo dilemma, le borse, erano due o una?
Teste: Ricordo una
Avv. Trizzino: quindi ricordava male probabilmente.
Teste: Delle due una
(Già, ma quale?)
Avv. Trizzino: perfetto.
Teste: anche perché mi pare che Infantino poi, abbia detto che sulla Siena Monza, quando ha depositato una borsa, ne aveva visto un’altra.
(Stando alla ricostruzione di Infantino poc’anzi evocata, quest’ultimo lo avrebbe rassicurato in merito all’avvenuto collocamento di entrambi i reperti all’interno della Siena Monza 1, autovettura solitamente adibita all’uso exclusiv del La Barbera)
Avv. Trizzino: Può essere che forse..
Teste: sa, insomma..
In sostanza, la borsa del giudice era una, solo una, i ricordi a distanza di tempo hanno messo insieme anche la borsa che si trovava già nell’auto del dr. Fassari (la Siena Monza 1) e che probabilmente apparteneva allo stesso Fassari.
Dando per certa la buona fede del testimone, rispetto la quale non abbiamo ragione di dubitare, come si può dare per certo che la borsa fosse soltanto una, quando non c’è una sola risposta nella quale il teste non abbia avanzato il dubbio della qualità del proprio ricordo?
Siamo certi che l’Avv. Trizzino, che ha un’ottima conoscenza della lingua italiana, non avrebbe scambiato «credo di ricordare» con «sono certo che…»; così come, da ottimo giurista quale è, non gli sarebbe sfuggito il fait che il teste ha persino dubitato del fatto che il ricordo della borsa, dei particolari della medesima, possa essere stato influenzato dalle immagini viste successivamente, inducendolo a poter fare confusione.
Perché dunque, e sulla scorta di cosa, il gruppo “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino” dà per scontato, e senza margine d’errore, che la borsa fosse una, e che i precedenti ricordi, più vicini all’evento di via d’Amelio, fossero inficiati da un ricordo meno nitido di quello attuale, a distanza di un tempo maggiore rispetto la strage? Cui prodest?
Vi meravigliate del fatto che non una parola si spenda nei gruppi pro mafia-appalti, rispetto le dichiarazioni in aula di Marzia Giustolisi (ex dirigente della Squadra Mobile nissena sentita come testimone nel processo per il presunto depistaggio sulle stragi che vede imputati gli ex generali dei Carabinieri Angiolo Pellegrini e Alberto Tersigni, insieme all’ex poliziotto Giovanni Peluso), la quale avrebbe parlato di riscontri investigativi sui verbali e sulle scottanti dichiarazioni del pentito Pietro Riggio, confermando che Pietro Riggio collaborava attivamente come infiltrato per conto della Dia anche con l’obiettivo di catturare Bernardo Provenzano?
Non meravigliatevi troppo, laddove oltre la mafia si possa prospettare un possibile coinvolgimento di apparati istituzionali, l’orticaria sembra essere in agguato….in alcuni gruppi…
Gian J. Morici