15° Episodio. Legge Fabio Fabiano.
ATTENZIONE AGLI ARABI CHE PORTANO BOMBE A OROLOGERIA
Isabella Silvestri riassume il tour del corrispondente del Post Mideast Uri Dan, agli atti negli archivi desecretati della CIA, su come il servizio segreto americano avesse individuato in Atene il fulcro di una pericolosa rete di reclutamento gestita dal regime di Gheddafi. All’ombra dell’Acropoli, decine di agenti libici travestiti da diplomatici operavano quotidianamente per trasformare centinaia di studenti arabi in futuri terroristi.
Secondo fonti della sicurezza NATO, questi uomini non possedevano alcuna competenza diplomatica, ma passavano le giornate nei caffè della Plaka offrendo cene e facendo proselitismo tra i giovani. La città era stata scelta strategicamente da Moammar Gheddafi come centro di reclutamento europeo. Tra gli episodi più inquietanti emersi dai report dell’intelligence, spicca la vicenda di una donna inglese che, credendo di vivere una storia d’amore all’Hotel Grand Bretagne, era stata manipolata da un palestinese al soldo della Libia per diventare una bomba umana.

Le attenzioni si spostano poi su Roma, dove emerge un complotto mortale ordito contro il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini, quando l’ex primo ministro era stato preso di mira dagli squadroni della morte a causa della sua posizione intransigente, del suo sostegno a Israele e del legame con Washington. In questo scenario, Roma viene descritta come la capitale europea del terrorismo libico, con il suo quartier generale operativo situato nell’Ufficio del Popolo Libico in Via Nomentana.
L’episodio analizza i documenti della CIA e gli articoli dell’epoca, come quello del New York Post del 1986, che svelano i legami tra l’ambasciatore Abdul Rachman Shalgam e il terrorismo internazionale, inclusi i presunti contatti con le Brigate Rosse. Tra intercettazioni, valigie cariche di esplosivo e intrighi internazionali, Isabella Silvestri ricostruisce una stagione in cui l’Italia e la Grecia si ritrovarono a essere veri e propri campi di battaglia del terrore libico.
Sullo sfondo restano i complessi rapporti economici tra l’Italia e la sua ex colonia, simboleggiati dalla quota della Fiat allora detenuta dal governo di Gheddafi, che influenzarono inevitabilmente le dinamiche politiche e di sicurezza di quegli anni.
Nel prossimo episodio, Isabella Silvestri ci riporta nel cuore degli anni Ottanta, tra acque torbide e messaggi cifrati che hanno cambiato la storia.
A Messina, nel gennaio del 1986, sommozzatori fantasma emergono dal porto per affondare due imbarcazioni dell’OLP: è l’intelligence israeliana che colpisce in Sicilia, agendo laddove lo Stato italiano sembra voltare la testa per non compromettere i propri interessi energetici e miliardari con la Libia.
Ma la scia di sangue si sposta rapidamente a Berlino. Attraverso i “Telegrammi di Brandeburgo”, intercettati dalla CIA e dai principali servizi segreti mondiali, emerge la prova definitiva: il regime di Gheddafi ha ordinato l’attentato alla discoteca La Belle. Mentre l’intelligence occidentale ascolta impotente e quella del blocco sovietico resta a guardare, i messaggi in codice confermano l’esecuzione di una missione che porterà inevitabilmente ai bombardamenti statunitensi sulla Libia.