
Sono andato in pensione dopo 35 anni di servizio nelle maggiori strutture investigative dello Stato.
E mi riferisco:
alla DIGOS sez. antiterrorismo di Napoli dove ho prestato servizio negli anni ‘70/’80; alla Squadra Mobile di Catania, anni ‘80/inizio’90; alla Criminalpol, Sicilia Orientale, anni fine ’80/’90;
e da ultimo, negli anni ‘90/2011 (20 anni), sino al pensionamento, nella Direzione Investigativa Antimafia di Catania.
Ho lasciato il mio servizio con il grado di Commissario e 35 anni effettivi di carriera alle spalle, molto prima del tempo che la legge mi avrebbe consentito.
Infatti 35 anni non sarebbero bastati se non avessi pagato dei contributi volontari per raggiungere i 40 anni di servizio necessari per la pensione.
Perché vi sto raccontando tutto ciò?
Ve lo racconto per due motivi, e credetemi non è per cercare di dimostrare chissà cosa, ve lo racconto perché dopo aver letto e condiviso su questo social, un post del Giudice Felice Lima, che mi ha sconvolto positivamente, e che vi allego per chi non l’avesse già letto, (https://www.facebook.com/share/p/18JWMYtWeK/), ho rivisto, nelle parole del Giudice, tutte quelle motivazioni che mi hanno spinto ad anticipare il mio pensionamento e che la mia coscienza mi ha imposto di portare alla luce, una volta andato in pensione, scrivendo un libro-denuncia in cui ho deciso di raccontare ogni cosa.
Un libro scritto non perché avessi voluto improvvisarmi novello scrittore, non è il mio mestiere, ma perché ho sentito il bisogno di denunciare in quel libro gran parte delle schifezze che ho vissuto in 35 anni di carriera, schifezze che costituiscono l’unica motivazione che mi ha spinto ad anticipare il mio pensionamento.
In buona sostanza, una sorta di sfogo-denuncia pubblica, come credo sia successo anche al Giudice Lima quando ha scritto il suo post, che ho allegato nel link sopra.
Una riflessione, però, bisogna farla, oltre a dire che riguardo a quelle denunce scritte in quel libro, nessuno ha chiesto chiarimenti o spiegazioni, come credo nessuno le chiederà al Giudice Lima (che è stato PM alla Procura di Catania, poi Giudice nel ramo civile e poi Procuratore della Repubblica a Messina), riguardo al perché del suo clamoroso post.
Lima parla di nomine anomale al CSM di suoi colleghi… E allora il mio pensiero corre alla mancata nomina di Sebastiano Ardita alla Direzione Nazionale Antimafia e all’altra mancata nomina Di Matteo al Dipartimento Amministrazione della Giustizia DAP; a Gratteri e alla sua mancata nomina a Ministro della Giustizia.
Di fronte a tutto ciò, e molto altro non posso che prendere nuovamente atto che esiste una volontà di Stato nel non volere certi ‘scomodi personaggi’, per il sistema, ai vertici di determinate strutture e che si rende necessario nominarne, invece, altri che magari sono più ‘vicini a certe volontà di Stato’.
E allora ha ragione Felice Lima sul fatto che le morti di Falcone e di Borsellino, come quelle di tanti altri validi Giudici, sono da addebitare anche a volontà di loro colleghi che hanno accettato tali nomine da ‘tale sistema’ per interessi personali, politici e di carriera, tradendo chi invece credeva in una vera lotta agli illeciti, sino al punto di determinarne la morte, perché persone diverse da loro e fuori da quel ‘sistema’.
Quello che ho da sempre denunciato è perfettamente in linea con quanto scritto da Lima e qualcosa dovrà pure contare se due uomini che hanno fatto della loro vita una missione antimafia, da posizioni diverse, scrivono post o un libro così ‘pesanti’ da mettere in discussione gran parte di tutta la Magistratura antimafia di questo Paese.
In verità, nel mio libro, metto anche in discussione, oltre agli Organi della Magistratura, anche alcuni vertici delle strutture antimafia dove sono stato in servizio per 35 anni.
E li metto in discussione perché ho assistito a tante di quelle omissioni e ritardi da parte di molti di coloro che avrebbero avuto il dovere di non omettere, né di ritardare, poiché trattavasi di gravi reati previsti dal nostro Codice Penale, specialmente in quei casi dove si parla di mancate catture di latitanti 40ennali, mancate perquisizioni, mancate indagini su omicidi eclatanti, probabili illeciti arresti di coloro che hanno denunciato, come il Generale Michele Riccio, e soprattutto mancate unificazioni in processi o indagini per tutte quelle stragi, quegli omicidi e falsi suicidi, che hanno caratterizzato il periodo ante stragi e dopo stragi.
Omissioni e ritardi, specialmente quando si trattava di mettere sotto processo tutti quei Magistrati o Funzionari Pubblici, come sopra detto, per quegli episodi di mancate catture, mancate perquisizioni, ritardi nel trasmettere alla Magistratura competente importantissime relazioni di servizio che trattavano le responsabilità di omicidi come quello di Luigi Ilardo, omicidio che per 17 anni non ha avuto alcuna indagine, sebbene se ne conoscessero gli autori e tantissimo altro, che stare a scriverlo o spiegarlo si impiegherebbe un tempo infinito.
E allora siamo dei pazzi, io, il Giudice Lima e molti altri che hanno denunciato e non hanno trovato adeguati riscontri in politici e giornalisti liberi, o, come scrive Lima, nella Magistratura e negli Organi investigativi?
Oppure siamo di fronte a maggioranze di Stato inquinate da volontà che non sono quelle di giustizia e verità e che si collegano ad altre volontà di Stato?
Sì, volontà di Stato, altrimenti non si sarebbero nominati personaggi discussi e discutibili in quelle strutture giudiziarie, investigative e politiche, le quali hanno il dovere di accertare tutto quello che di tragico è accaduto in questo Paese e che è costata la vita a veri eroi della politica e dell’antimafia.
Personaggi come chi sta al vertice della Commissione Antimafia che si fa fotografare innanzi al busto del duce o avvinghiata al terrorista condannato per la strage di Bologna, Ciavardini. Commissione antimafia che indaga su una sola motivazione delle stragi (in particolare quella di via D’Amelio), motivazione che ci riporta alla sola indagine mafia-appalti e si tralasciano, invece, altre importanti piste investigative.
Così come non si sarebbero dovuti nominare alla carica di consulenti dell’antimafia nazionale, uomini che sono stati sotto processo e che, negli anni delle stragi e anche dopo, hanno avuto ruoli di vertice nei nostri Servizi Segreti e nelle strutture investigative antimafia, i quali, sebbene sempre assolti, nel leggere le motivazioni delle loro assoluzioni, rimane più di una perplessità.
Qualcuno dovrebbe scrivere di tutto ciò e portarlo a conoscenza dell’opinione pubblica, per svegliare quelle coscienze sopite, riguardo a questi episodi e ad altri episodi di Stato sconosciuti ai più.
Episodi sconosciuti come quelli dei recenti accadimenti governativi, relativi alle chat del sottosegretario Delmastro, ma delle quali, mi duole dirlo, si omette di raccontare e denunciare anche in quelle trasmissioni televisive o in importanti testate giornalistiche antimafia.
Esistono molti di questi fatti e molte responsabilità che sono da addebitare a tanti personaggi che oggi vengono considerati falsamente ‘eroi dell’antimafia’ o ‘bravi politici’, i quali fanno credere alla gente la storiella del voler realmente un cambiamento del Paese, ma che, invece, ‘eroi’ e ‘bravi politici’ non lo sono affatto.
Non parlo solo di personaggi di destra, di sinistra o di altro, relativamente al mondo della politica, è tutto un sistema che si regge su ‘illeciti’, ‘scambio di favori’, ‘corruzioni’, ‘collusioni mafiose’, ‘grandi e grandissime evasioni fiscali’ impunite.
Il mio non è un discorso politico, in quanto, come ho detto e scritto più volte, io non ho alcun riferimento politico in quanto anarchico, se non la sola motivazione di cercare di dare un minimo di giustizia alle insopportabili, tantissime, inutili morti dei miei colleghi!