
Il Ministro Nordio continua a suscitare scalpore anche dopo il referendum sulla giustizia. Lo ha fatto ancora ieri, fornendo chiarimenti in merito alla possibile reintroduzione del reato di abuso d’ufficio, necessaria per allinearsi alle direttive dell’Unione Europea e scongiurare pesanti sanzioni. A seguito dell’intervento della deputata Valentina D’Orso volto ad illustrare la sua interrogazione, ricordando come la corruzione sia un fenomeno devastante che distrugge risorse, minaccia la sicurezza e mina le basi della convivenza civile, accusando l’atteggiamento del Governo Meloni di minimizzare il problema e di non allontanare i soggetti rinviati a giudizio, citando come esempio l’assessore siciliana Amata, con l’interrogazione chiedeva al Ministro se il Governo intendesse ripristinare il reato di abuso d’ufficio o se preferisse esporre il Paese a procedure di infrazione e sanzioni.
“Ancora una volta, in premessa – ha risposto il Ministro della Giustizia – , vorrei dire che quando si parla e si è parlato di ‘modeste mazzette’ e, ancora una volta, si è attribuito a questo Ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto. Quindi, non è un sacrilegio usare questo aggettivo. Detto ciò, la risposta signori, è nel codice penale: se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia… parlare di modestia anche di cosiddette ‘mazzette’ o del pretium sceleris della corruzione”.
Sembra che il Ministro abbia rimosso – dobbiamo sperare non intenzionalmente –, il ricordo di Mani pulite, l’inchiesta che portò alla luce il sistema di Tangentopoli, svelando un legame corrotto tra il mondo politico e quello imprenditoriale che causò la fine della Prima Repubblica e lo scioglimento di partiti storici come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista.
Tutto ebbe inizio quando il magistrato Antonio Di Pietro ottenne l’arresto di Mario Chiesa, esponente di spicco del PSI milanese e presidente del Pio Albergo Trivulzio, quando l’arrestato fu sorpreso proprio mentre riceveva una mazzetta da 7 milioni di lire, che rappresentava la prima metà di una tangente denunciata dall’imprenditore Luca Magni.
Proprio quei 7 milioni di lire, una cifra considerata modesta, diedero il via al crollo di un intero sistema di potere. Chissà se applicando un approccio morbido verso quelle che vengono definite “modeste mazzette”, la storia avrebbe preso la stessa piega o se quel sistema di potere sarebbe rimasto in piedi.
Non c’è niente da fare, moriremo democristiani…
Gian J. Morici