
La crisi d’identità del quotidiano finanziato dall’avvocatura italiana
Quando nacque Il Dubbio, l’obiettivo dichiarato, nobile e necessario, era quello di dare voce al garantismo in un panorama mediatico spesso dominato dal giustizialismo più sfrenato. Oggi, il quotidiano di proprietà del Consiglio Nazionale Forense sembra aver smarrito la propria bussola originaria, trasformandosi in uno strumento politico che deborda ampiamente dai confini della cultura giuridica, e la stessa decisione del CNF di sostenere economicamente la testata era già stata duramente criticata in passato dall’Associazione Nazionale Forense. Oggi, quelle perplessità appaiono quanto mai fondate.
Il giornale si è progressivamente evoluto in un contenitore di inchieste di vario genere, palesemente orientate, che spesso nulla hanno a che vedere con la tutela dei diritti e delle garanzie processuali, e paradossalmente, proprio quel quotidiano nato per contrastare la gogna mediatica sembra oggi ricalcare le orme del più bieco giustizialismo, adattando la propria linea editoriale alla convenienza del momento. I fatti più recenti trattati in Commissione Antimafia e il tenore di alcuni articoli pubblicati confermano un’inversione di rotta preoccupante, dove il garantismo diventa un’etichetta di facciata dietro la quale si muovono logiche di schieramento politico.
Questa deriva non può che generare un profondo malcontento nelle diverse anime del mondo dell’avvocatura, laddove professionisti con sensibilità culturali e politiche differenti si trovano, loro malgrado, a sostenere finanziariamente, attraverso i contributi obbligatori versati al CNF, un foglio che non solo non li rappresenta più, ma che talvolta agisce in aperto contrasto con i valori della categoria. La spaccatura è profonda e il disagio emerge con chiarezza nelle prese di posizione ufficiali di associazioni.
Proprio a testimonianza di questo clima di tensione e della percepita trasformazione del giornale in uno strumento propagandistico, riportiamo per dovere d’informazione, in maniera integrale, la lettera aperta inviata dai co-presidenti dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici ai tempi della campagna referendaria, un documento che già allora denunciava l’uso del quotidiano come manganello politico anziché come spazio di libero dibattito tra colleghi.
Gian J. Morici
Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS
Care amiche e cari amici de Il Dubbio,
la campagna elettorale è finalmente terminata e la consultazione referendaria si è regolarmente svolta, concludendosi con l’esito che conosciamo.
Avevamo scritto durante la campagna elettorale, chiedendo toni più equilibrati, visto che l’avvocatura non era univocamente schierata per il Sì, come voi intendevate rappresentare. Ci è stato risposto in modo irridente, invitandoci a ripassare la Costituzione che sancisce la libertà di stampa. Consiglio inutile, nei nostri confronti, visto che la nostra associazione considera la Carta costituzionale il fulcro del sistema democratico a cui la nostra azione è ispirata.
Ci è anche stato risposto che Il Dubbio, in fin dei conti, aveva dato spazio alle voci del No. Quanto sia stata equilibrata la linea del giornale, lo esemplifica ‘Il Dubbio della sera‘ del 18 marzo scorso, che si intitola “L’audio con la voce di Vassalli zittisce i signori del No”.
“Zittisce”? Ma che linguaggio è? Più oltre si parla di scorciatoie “paraculiste”. Questo il linguaggio utilizzato nella campagna referendaria dal nostro giornale.
Nostro, esatto. Il Dubbio è nostro. Ossia di tutte le avvocate e gli avvocati, quelli per il Sì e quelli per il No. Infatti il giornale, come noto, è finanziato dal CNF, cui tutti gli avvocati italiani pagano i contributi, ogni anno.
Il Dubbio non si finanzia da solo, è finanziato dai nostri contributi, perché non è in grado di finanziarsi da solo, con i proventi.
Dunque, noi avvocati orientati per il No, o indecisi, ci siamo trovati a finanziare un foglio propagandistico, che ha ben oltrepassato la virulenza comunicativa di certi non compianti giornali di partito della c.d. prima repubblica. Abbiamo assistito alla caricaturizzazione di chi si opponeva alla legge di revisione costituzionale votata dall’attuale maggioranza di governo, tra cui gli avvocati schierati nei Comitati per il No, omettendo — tra le tante — la posizione di un indiscusso padre del garantismo penale, il Prof. Luigi Ferrajoli.
Alla garbata richiesta di un atteggiamento, se non altro, meno offensivo (‘signori del No’), la risposta è stata quella ricordata, sprezzante, con un richiamo alla libertà di stampa del tutto ultroneo.
Vedete, la libertà di stampa è intoccabile. Quando voi della direzione fonderete un vostro giornale, e ve lo finanzierete, con le vendite o come vi pare, poi lo potrete usare anche come manganello. Non Il Dubbio, però: perché rappresenta gli avvocati nel loro complesso, e deve tenere conto anche delle posizioni diverse, quando vi sono, nell’avvocatura.
Per altro, non è chiaro con quale rabdomanzia voi abbiate ritenuto che la maggioranza degli avvocati fosse per il Sì. Non solo gli avvocati penalisti sono una esigua minoranza del totale; ma anche tra di loro vi sono state posizioni differenziate (un nome illustre su tutti: quello di Franco Coppi). Per altro, la richiesta che avevamo formulato come Giuristi Democratici non era quella di abbandonare il generico orientamento per il Sì, ma solo di tenere conto delle migliaia di avvocati che avevano ritenuto di orientarsi per il No, dando spazio al dibattito e alle loro posizioni.
Ora preghiamo anche i Colleghi che hanno votato Sì di placare gli animi. La questione è stata discussa, si è votato, e la riforma costituzionale è stata respinta. I problemi della giustizia non sono stati risolti, e dobbiamo evitare che ora l’attenzione si spenga, continuando a pungolare il mondo della politica, per sottoporgli l’ampio spettro di problemi reali. Riteniamo che il CNF non possa eludere i problemi che rappresentiamo
All’attuale direzione de Il Dubbio, invece, ci permettiamo di suggerire di provare a mettere in pratica il metodo del sorteggio, tanto caldamente propugnato: dimissioni in blocco, con sostituzione dei membri mediante estrazione a sorte tra tanti validi professionisti. Con la certezza, data la ritenuta bontà del sistema, che l’orientamento attento ai diritti civili e sociali e alle garanzie non verrebbe minimamente scalfito
Avv. Aurora d’Agostino
Avv. Roberto Lamacchia
copresidenti Associazione Nazionale Giuristi Democratici