
Le strategie difensive di Jeffrey Epstein e le recenti polemiche sulla grazia a Nicole Minetti riaccendono i riflettori sul sistema di potere berlusconiano. Al di là delle sentenze, emerge un filo rosso che lega le vicende del finanziere americano a quelle dell’ex premier italiano, una sovrapponibilità delle condotte materiali e delle dinamiche di reclutamento, dove l’unica linea di demarcazione tra la condanna per pedofilia e lo scandalo politico-sessuale sembra essere stata dettata esclusivamente dalle diverse soglie d’età previste dalle legislazioni nazionali, lasciando intatto e identico il giudizio sul piano della morale.
Silvio Berlusconi resta una figura onnipresente nelle cronache italiane, capace di far discutere anche dopo la sua scomparsa. Un nome legato a una fitta trama di vicende che spaziano dal sospetto riciclaggio alle grandi inchieste internazionali come Pizza Connection e Mato Grosso, fino ai legami con la criminalità organizzata, simboleggiati dal caso dello stalliere di Arcore e dalle indagini sulle stragi mafiose.
A completare il quadro di quello che fu uno dei più discussi, e discutibili, presidenti del Consiglio della Repubblica Italiana, gli scandali sessuali, le storie di prostituzione – anche minorile – i luoghi istituzionali trasformati in contesti discutibili, dove il ruolo politico di giovani donne si confondeva con quello delle escort e delle tenutarie di bordelli, spesso coinvolte nei suoi festini privati, i cosiddetti bunga bunga, che diedero luogo a un caso giudiziario esploso attorno al giro di escort organizzato da Gianpaolo Tarantini, in cui venivano promessi o offerti soldi e favori alle donne partecipanti. (Ascolta la telefonata tra Minetti e Berlusconi)

Mentre Berlusconi si dimostrava parco nel pagare di tasca propria per le serate dei bunga bunga, non esitava a ricompensare la fedeltà di queste donne, o di chi favoriva tali incontri, attraverso l’erogazione di fondi pubblici legati ai loro ruoli politici, coinvolgendo anche esponenti del giornalismo, accusati di favoreggiamento della prostituzione.
Nonostante si tratti di vicende passate, rese ancor più distanti dalla morte dell’ex Premier, l’attenzione mediatica si è riaccesa a causa del provvedimento di grazia concesso a Nicole Minetti, l’ex showgirl e consigliera regionale del PdL che era stata condannata definitivamente tra il 2019 e il 2021 in due diversi procedimenti. Il primo, legato al caso Ruby Bis, l’aveva vista colpevole di favoreggiamento della prostituzione con una pena di due anni e dieci mesi; il secondo riguardava invece il reato di peculato per l’uso improprio dei rimborsi pubblici durante il suo mandato in Regione Lombardia, per il quale aveva ricevuto una condanna a un anno e un mese. Nel maggio del 2010, fu proprio lei a recarsi presso la questura di Milano per prelevare Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby.
Agli inizi del 2025 è stata avanzata la richiesta di grazia per Nicole Minetti, ottenendo il consenso sia del procuratore generale della Corte d’Appello milanese che del ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’11 aprile 2026 è stata resa nota la concessione del provvedimento. Una decisione fondata, come precisato dal Quirinale, sulle serie condizioni di salute di un parente stretto minorenne dell’ex consigliera, il quale richiede assistenza costante e terapie specifiche in centri medici d’eccellenza.
Verso la fine di aprile 2026, Il Fatto Quotidiano ha però sollevato pesanti interrogativi sulla veridicità delle informazioni fornite per ottenere la grazia, poiché secondo l’inchiesta giornalistica il parente stretto minorenne (un bambino adottato in Uruguay) citato nell’istanza sarebbe stato descritto come abbandonato alla nascita, mentre in realtà risulterebbero due genitori biologici privati della patria potestà.
Ma non sarebbe questa la sola anomalia. Emergono infatti dubbi anche sul fronte medico, poiché nel documento si legge che la Minetti sarebbe stata costretta a rivolgersi a cliniche negli Stati Uniti poiché il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova avrebbero sconsigliato l’intervento, mentre le strutture interpellate dal giornale hanno dichiarato di non aver mai avuto in cura il bambino.
Gli avvocati della Minetti hanno sottolineato come alla base della scelta vi siano ragioni umanitarie eccezionali, volte a proteggere la salute e la stabilità di un minore particolarmente vulnerabile, con l’obiettivo di garantire la continuità delle cure e preservare l’equilibrio familiare, evitando che la pena producesse effetti troppo pesanti su persone terze innocenti. Sono stati inoltre considerati il percorso di responsabilizzazione e il reinserimento sociale della donna, che oggi si divide tra l’Italia e l’estero e ha svolto attività di volontariato per la Lilt.
Emergono però forti dubbi sulla reale riabilitazione di Nicole Minetti, la quale ha ottenuto la grazia dal Quirinale, poiché sebbene nell’istanza di clemenza fossero citate attività di volontariato come prova del cambio di vita, le verifiche giornalistiche dipingono un quadro diverso, alla Casa della Carità non sarebbe mai stata vista, mentre alla Lilt l’impegno è durato solo il tempo necessario a istruire la pratica, per poi interrompersi bruscamente, e anche la collaborazione con la Caritas si è fermata poco dopo la presentazione della domanda di grazia.
Parallelamente, diverse inchieste descrivono una realtà lontana dal profilo umanitario presentato al Presidente della Repubblica. Negli anni trascorsi a Ibiza, la Minetti avrebbe continuato a frequentare ambienti mondani e circuiti relazionali molto simili a quelli che le erano costati le condanne passate, ed è emersa una denuncia, poi archiviata dalla Procura di Milano, riguardante presunti giri di escort e droga presso un hotel di lusso gestito dalla famiglia del compagno Giuseppe Cipriani; sebbene l’indagine si sia chiusa per l’inattendibilità della denunciante, il contenuto segnalava frequentazioni in netto contrasto con i presupposti della grazia.
L’articolo del Fatto Quotidiano, inoltre, cita documenti che proverebbero legami tra Giuseppe Cipriani e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, riportando testimonianze secondo cui il ranch della coppia verrebbe utilizzato per gestire un giro di prostituzione di lusso che coinvolgerebbe anche delle minorenni.
Intanto, nuove indagini mettono a rischio la grazia concessa a Nicole Minetti da parte del Presidente Mattarella, poiché la Procura generale di Milano sta approfondendo la regolarità dell’adozione del bambino ottenuta in Uruguay, definita dai media locali come altamente irregolare per sospette donazioni e gite organizzate nel loro ranch a Maldonado.
Sotto la lente degli inquirenti, che si avvalgono della collaborazione dell’Interpol, c’è anche lo stile di vita della ex consigliera regionale tra la Spagna e il Sudamerica, con l’obiettivo è verificare se esista realmente quella volontà di riscatto sociale necessaria per il mantenimento del provvedimento di clemenza.
Sebbene i legali della 41enne abbiano offerto piena collaborazione trasmettendo la documentazione richiesta, un eventuale accertamento di falsità o irregolarità potrebbe spingere la Procura a revocare il parere favorevole, portando all’inedito scenario di un annullamento della grazia.
Ma non soltanto i legali dell’ex consigliera difendono la posizione della donna, ma anche quella stampa che sembra voler tutelare la memoria dell’ex Premier Silvio Berlusconi, assumendone le difese, mediatiche ovviamente, ogniqualvolta il suo nome, o quello di soggetti che facevano parte della sua cerchia, come nel caso di Dell’Utri, compare in qualche inchiesta.
Alcuni organi di stampa sostengono che la figura di Jeffrey Epstein sia diventata un elemento centrale per alimentare teorie del complotto internazionali legate al caso di Nicole Minetti, partendo da un dato reale, quello di un prestito di 800mila sterline che Giuseppe Cipriani avrebbe ricevuto da Epstein nel 2010 per l’apertura di un locale a Londra, estendendo la narrazione a racconti di feste nel ranch in Uruguay ed escort trasportate su jet privati.
Un approccio descritto come un classico meccanismo complottista, dove fatti tragici come la morte di un’avvocata in Uruguay o la scomparsa della madre biologica vengono usati come tasselli di un puzzle, nonostante manchino collegamenti ufficiali stabiliti dalle autorità, concludendo che la realtà potrebbe essere molto più semplice e umana rispetto alle ricostruzioni giornalistiche, ovvero quella di una donna che ha chiesto e ottenuto assistenza per un figlio affetto da una grave patologia.
Dalle e-mail e dai documenti legali di Jeffrey Epstein, emerge anche il nome di Silvio Berlusconi, soggetto che il finanziere pedofilo seguiva con estrema attenzione per le vicende giudiziarie legate alla prostituzione e al coinvolgimento di minorenni. Epstein non solo riceveva aggiornamenti informali da sue collaboratrici che vantavano partecipazioni cinematografiche in film riguardanti l’ex premier italiano, ma utilizzava attivamente il caso Berlusconi come termine di paragone per la propria difesa legale e d’immagine.
Questa attenzione è evidente nella lettera di diffida inviata dai legali di Epstein al direttore del Daily Telegraph nel marzo 2011, con la quale i suoi avvocati esprimono un profondo disappunto per il trattamento mediatico riservato al loro cliente, contestando duramente l’uso del termine “pedofilo”, accusando il doppio standard che il quotidiano avrebbe adottato, visto che nonostante Berlusconi stesse affrontando accuse simili legate a scandali sessuali con minori, la stampa britannica non utilizzasse nei suoi confronti lo stesso linguaggio denigratorio e clinico usato per Epstein.
Del resto, se a distanza di così tanto tempo, persino la stampa – quantomeno una certa stampa – protegge l’immagine dell’ex Premier, e del suo lascito politico, vogliamo meravigliarci della stampa britannica?
Epstein puntava a evidenziare una disparità di trattamento, chiedendo una rettifica ufficiale e scuse formali, e seppure l’italiano non serviva a scagionare Epstein nel merito, dimostrava che la stampa riservava al finanziere un accanimento terminologico che non veniva applicato ad altri personaggi pubblici in situazioni analoghe.
Santa Nicole, in nome di Santo Silvio.
Gian J. Morici