
Nel nuovo episodio del podcast di Isabella Silvestri, torniamo indietro al 7 luglio 1983, data di un rapporto della CIA, desecretato solo nel 2010. È una storia del passato che proietta ombre inquietanti sui giorni nostri, mostrandoci come la genesi del terrore internazionale abbia radici profonde e attori che, ancora oggi, occupano il centro dello scacchiere geopolitico.
Il documento analizzato da Isabella Silvestri rivela una verità che suona quanto mai attuale con quello che sta accadendo oggi con la guerra con l’Iran. La minaccia terroristica non era solo un fenomeno interno, ma un groviglio di connessioni internazionali alimentato da Paesi come Siria, Libia e Iran. Gli analisti americani di allora evidenziavano come l’indebolimento delle fazioni moderate nel mondo arabo e l’influenza di queste potenze stessero favorendo i gruppi più radicali.
In Italia, il panorama era segnato dal declino delle Brigate Rosse, ormai colpite duramente dagli arresti e dal fenomeno dei pentiti. Il rapporto cita l’omicidio del Procuratore Bruno Caccia a Torino, inizialmente rivendicato dai COLP e dalle BR, ma in seguito rivelatosi un delitto di ‘ndrangheta. Gli analisti americani esprimevano forte preoccupazione anche per l’elezione in Parlamento di Toni Negri, temendo che la sua liberazione potesse essere interpretata dai militanti come un segnale di legittimazione, innescando una nuova ondata di violenza.
Nonostante il terrorismo interno fosse considerato “a terra”, la CIA avvertiva che non era affatto fuori gioco. Il documento segnalava il rischio rappresentato dai latitanti ancora in libertà e la nascita di nuove cellule disorganizzate, capaci di inserirsi in movimenti di protesta come quelli antinucleari di Comiso. L’intelligence monitorava con attenzione i tentativi disperati dei gruppi armati di assaltare le carceri di Rebibbia e San Vittore per liberare i propri leader e tentare una rinascita della lotta armata.
Un parallelo inquietante tra passato e presente, mostrando come le dinamiche geopolitiche di altri Paesi influenzassero la sicurezza internazionale già quarant’anni fa, mentre l’Italia cercava faticosamente di chiudere la stagione degli Anni di Piombo tra depistaggi, nuove minacce e trasformazioni della criminalità.
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