GLI ITALIANI EMETTONO MANDATO DI ARRESTO PER ABU NIDAL
di Isabella Silvestri. Legge Fabio Fabiano
Questo dodicesimo episodio curato da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano, ci riporta ai primi mesi del 1986, un momento cruciale in cui l’Italia si trovò al centro di una tempesta geopolitica tra terrorismo internazionale e pressioni diplomatiche statunitensi.
Il dispaccio della CIA del 24 gennaio 1986 analizza le reazioni europee e italiane dopo le sanguinose stragi negli aeroporti di Roma e Vienna del dicembre precedente. Al centro della vicenda c’è la figura di Mohammed Abu Nidal, la mente dietro l’attacco al Leonardo da Vinci che costò la vita a 16 persone. L’episodio ricostruisce il momento in cui il procuratore Domenico Sica emise il mandato di arresto per il leader palestinese, basandosi sulle testimonianze dell’unico terrorista sopravvissuto, Mohammed Sarham.

Mentre l’Italia inaspriva le misure di sicurezza interna, introducendo visti restrittivi e presidi armati negli scali, il piano diplomatico rivelava profonde divergenze tra le due sponde dell’Atlantico. Attraverso i documenti dell’intelligence americana, il podcast evidenzia la missione dell’inviato speciale John Whitehead, inviato dal presidente Reagan per convincere i riottosi alleati europei a seguire la linea dura di Washington contro la Libia di Gheddafi, considerata lo sponsor principale del terrore.
Come però emerge dall’analisi di Isabella Silvestri, l’Europa e l’Italia di Craxi scelsero una via più cauta. Nonostante l’impegno formale contro la violenza, i governi europei restarono scettici sull’efficacia delle sanzioni economiche e dei boicottaggi, temendo che un isolamento totale della Libia potesse destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente.
Non perdetevi il prossimo episodio nel quale racconteremo di come, dopo gli anni del piombo, l’Italia abbia dovuto fare i conti con nuovi, inattesi, protagonisti della storia.
Il nuovo episodio scaverà in uno dei misteri più fitti della Guerra Fredda: l’attentato a Papa Giovanni Paolo II.
Al centro della puntata, un documento dell’Archivio generale della CIA che riporta un esplosivo articolo del giornalista Alexander Cockburn, pubblicato su The Nation nel luglio 1985. L’analisi mette sotto accusa la narrazione del cosiddetto complotto bulgaro-sovietico, definendola una costruzione propagandistica orchestrata dalla destra italiana e occidentale per screditare il blocco comunista e la sinistra interna.
Attraverso la lettura dei documenti declassificati, emerge il ritratto di un processo, quello di Roma, che stava crollando sotto i colpi dell’inattendibilità del testimone chiave. Mehmet Ali Agca, dopo aver iniziato a dichiararsi Gesù Cristo in aula, rivelò una realtà inquietante: la sua istruzione criminale non sarebbe avvenuta a Sofia o Mosca, ma nelle carceri italiane.
Il podcast approfondisce il ruolo del SISMI, l’allora servizio segreto militare, e i legami con la loggia P2 di Licio Gelli. Figure come Pietro Musumeci e Francesco Pazienza avrebbero trasformato il carcere di Ascoli Piceno in un luogo poroso, dove ad Agca sarebbe stata promessa la libertà in cambio del coinvolgimento della Bulgaria.
Nella prossima puntata emerge il ruolo centrale del giornalismo indipendente e della sorveglianza dell’intelligence durante la Guerra Fredda, con il focus sulla posizione editoriale di The Nation, una testata che rivendicava la propria autonomia da partiti o sette, aprendo il dibattito a visioni non convenzionali sull’Unione Sovietica. Questa linea editoriale controcorrente non passò inosservata, tanto che la CIA e il governo statunitense monitorarono attentamente il giornale, accusandolo di essere un megafono per la sinistra americana e di contrastare la dottrina reaganiana dell’epoca.
Isabella Silvestri sottolinea come il suo lavoro non sia quello di giudicare le inchieste di Cockburn o le inclinazioni politiche della testata, ma di evidenziare l’estremo interesse dei servizi segreti nel mappare ogni voce fuori dal coro, per fare comprendere come il rapporto tra media, servizi segreti e potere politico, resta un nodo determinante per comprendere le dinamiche del potere globale, ieri come oggi.