
In questi istanti, il Governo Provvisorio di Damasco, affiancato da milizie che espongono le insegne dell’ISIS e sostenuto dalla Turchia, sta conducendo una violenta offensiva militare contro i territori dell’Amministrazione Democratica Autonoma del Nord ed Est della Siria, nota come Rojava. Nonostante la strenua resistenza opposta dalle forze locali, diverse aree sono già state occupate. Nonostante una supposta tregua, gli attacchi si stanno concentrando con ferocia su Kobane e contro le prigioni dove sono detenuti migliaia di jihadisti, nel chiaro tentativo di liberarli.
Dopo l’occupazione dei quartieri curdi di Aleppo, Sheikh Maqsoud ed Eshrefiye, dove si registrano continue rappresaglie e rapimenti ai danni della popolazione civile, l’offensiva si è estesa su molteplici fronti, colpendo le aree di Raqqa, Tabqa, Deir Ezzor e Baghouz.
L’assalto alle carceri rappresenta una minaccia globale: l’obiettivo è rimettere in circolazione combattenti dell’ISIS per permettere loro di compiere nuovi atti terroristici, non solo all’interno della regione, ma potenzialmente in tutto il mondo, Europa inclusa. I cessate il fuoco annunciati rimangono sistematicamente disattesi e, di fronte a questa violazione dei diritti umani e della sicurezza, è stata proclamata la mobilitazione generale in tutto il Kurdistan.
La resistenza delle YPJ e delle SDF ha guadagnato il riconoscimento del mondo intero durante la sanguinosa lotta contro il califfato. Eppure oggi, di fronte a un rischio speculare, il silenzio mediatico è assordante. È in corso una nuova fase della guerra civile siriana che rischia di destabilizzare l’intero Medio Oriente, alimentata dalla minaccia del ritorno operativo dello Stato Islamico.
L’attacco al Nord ed Est della Siria non è solo un’operazione militare, ma un tentativo di distruggere un modello sociale unico, fondato su democrazia, ecologia e libertà delle donne. Questo sistema integra pacificamente diverse culture, religioni ed etnie: colpirlo significa voler spegnere ogni speranza di una Siria democratica. Questi eventi ci riguardano da vicino ed è fondamentale rompere il muro del silenzio.