“L’ennesima inchiesta giudiziaria che investe la Regione Siciliana restituisce un quadro inquietante e ormai strutturale: una cultura della tangente e della mancia che corrode la funzione pubblica e trasforma le istituzioni in strumenti di vantaggio personale ed elettorale.
L’indagine della Procura di Caltanissetta, che vede indagato il deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana Michele Mancuso (Forza Italia) per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, rappresenta un segnale politico gravissimo, al di là degli esiti giudiziari che saranno accertati nelle sedi competenti.
Secondo quanto contestato dagli inquirenti, risorse pubbliche destinate ai cittadini siciliani sarebbero state utilizzate come moneta di scambio, per mazzette di 12 mila euro, in un meccanismo che richiama pratiche antiche e ignobili. Non norme generali e astratte per il bene collettivo, ma leggi piegate a interessi particolari, finanziamenti pubblici trasformati in strumenti di fidelizzazione, contributi regionali utilizzati come capitale elettorale del singolo deputato. È questa la “cultura delle mance”: una prassi perversa in cui il denaro pubblico non è più bene comune, ma risorsa individuale, distribuita secondo logiche di appartenenza, vicinanza politica, utilità personale.
Una cultura che svuota la democrazia, umilia le istituzioni e tradisce i principi costituzionali di imparzialità e buon andamento.
Le accuse delineano un modello già visto troppe volte: la Regione come bancomat, l’Ars come snodo di intermediazione opaca, il cittadino ridotto a spettatore mentre le risorse che gli spettano vengono drenate. Non si tratta di casi isolati.
Si tratta di un sistema politico-culturale che trova terreno fertile in una parte della classe dirigente regionale, in particolare nel campo del centrodestra di governo, che da anni amministra la Sicilia senza aver mai spezzato davvero questo meccanismo. La Sicilia non ha bisogno di deputati che dispensano favori, ma di rappresentanti che difendano l’interesse generale. Non ha bisogno di leggi “cucite su misura”, ma di politiche pubbliche trasparenti, verificabili, giuste. Non ha bisogno di mance, ma di diritti. Ogni euro sottratto al bene comune è un euro tolto a sanità, scuola, lavoro, infrastrutture. Ogni atto di corruzione è un colpo inferto alla fiducia dei cittadini e alla dignità delle istituzioni.
È tempo di rompere definitivamente con la cultura della tangente, di restituire credibilità alla Regione Siciliana e di affermare, senza ambiguità, che la cosa pubblica non è proprietà privata di nessuno. La Sicilia merita di più”.
Così la deputata M5S Ida Carmina.