Putin, Thaci, Djukanovic e Silvio Berlusconi. Una bella famiglia

Gli scandali, le noie giudiziarie e l’incapacità politica di Berlusconi, non ne fanno certo un premier che meriti il benchè minimo rispetto da parte dei leader delle altre nazioni.
Eppure, nonostante come emerso dai cable diffusi da Wikileaks gli ambasciatori Spogli e Thorne ritengano l’Italia un paese in declino proprio grazie al suo premier, gli Stati Uniti decidono di aiutarlo a rimanere a galla.

Meglio un alleato che ’galleggia’ ma obbedisce inviando truppe in Afghanistan, per ingraziarsi il presidente Obama, che un premier capace e per questo difficilmente disposto a far da sguattero per ingraziarsi il potente alleato.
Unico fastidio per gli Stati Uniti – a parte le uscite ufficiali da clown -, il rapporto con Putin e il vantaggio dato ai russi nel settore dell’energia.
Secondo i documenti americani, Berlusconi è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il “portavoce.

Non mancano i rapporti statunitensi di evidenziare come i due leader siano uniti da “regali sontuosi” e da “contratti energetici lucrativi”, fatti che già conoscevamo e dei quali avevamo scritto nel giugno del 2009, prima ancora che saltassero fuori i cable di Wikileks, quando in tempi non sospetti palesavamo come il vero nodo cruciale della situazione politica italiana fosse quello dei rapporti con gli altri Stati, in particolar modo con quelli della Comunità Europea e con gli Stati Uniti.

Prova ne sia la partecipazione di Gazprom in SeverEnergia (60% Eni e 40% Enel).
Eni ed Enel hanno ceduto a Gazprom il 51% del loro consorzio Severenergia che è diventa così la prima società italo-russa ad operare nei giacimenti della Siberia occidentale, regione dove viene prodotto il 90% del gas.

Una partecipazione non di poco conto, vista l’aggiudicazione da parte del gruppo di alcuni assett della Yukos, che permette di entrare in gioco nella produzioni di idrocarburi nella penisola dello Yamal. Per la vendita della società russa Yukos, l’Enel si è impegnata a corrispondere circa 852 milioni di dollari.

Nel 2004, Tim Osborne, direttore della holding che raccoglieva i principali azionisti della società, riteneva inevitabile il fallimento della medesima, dato che doveva 27 miliardi di dollari al fisco, e ritenendo che ne avrebbe incassati solo 10 dalla vendita della Yugansk..
Chi ha permesso l’acquisto degli asset di Yukos, per un valore di gran lunga inferiore a quello reale? E perché?

Non va inoltre dimenticato come gli spagnoli abbiano già dovuto cedere la Endesa, che è la più grande società di energia elettrica in Spagna, a noi italiani (Enel), che in più settori, compreso quello dell’energia, sembriamo prediligere i russi.

Un accordo a doppio binario, quello con Putin, che va dal contratto per la produzione di un super jet 100, al settore energetico Eni, (Enel Gazprom), alle commesse a favore di Finmeccanica nel settore delle ferrovie e degli elicotteri e nel settore delle comunicazioni.

Un accordo che riguarda la realizzazione del gasdotto South Strem, destinato a portare in Italia il gas dei giacimenti russi, con un ampliamento della capacità da 31 a 47 miliardi di metri cubi di gas.
Ma non solo con Putin il nostro premier fa gli affari nel settore dell’energia ( e chi sa in quali altri settori), così come pubblicato dal quotidiano “L’Unità”, che scrive come “stavolta i guai arrivano dal Montenegro. Il partito d’opposizione PZP (Pokret za Promjene letteralmente Movimento per i Cambiamenti, un partito che promuove il rispetto dei diritti civili) ha sporto denuncia presso la Corte Suprema di Potgorica contro l’ex primo ministro Milo Djukanovic e il premier italiano Silvio Berlusconi per «aver inflitto danni incommensurabili al settore energetico del Montenegro e provocando danni enormi al popolo montenegrino con “accordi segreti”».

Il PZP sostiene che i due, insieme a sette altri funzionari Montenegrini, hanno causato perdite al Montenegro per un totale di centinaia di milioni di euro nel corso della parziale privatizzazione della società elettrica del Montenegro, EPCG, e CGES, società si occupano di distribuzione di energia elettrica. EPCG e CGES sono le due imprese più importanti del settore energetico del Montenegro e sono strategiche per il paese: sono state entrambe in parte acquisite da imprese italiane negli ultimi due anni.”
Sarà un caso se Berlusconi ha sempre insistito affinchè il Montenegro entrasse nell’Unione Europea?

La stessa guerra del Kosovo, altro Paese il cui premier è coinvolto in grandi scandali, è sempre stata avvolta da una cortina fumogena. Nell’ottobre del 2000, venne finanziata una “rivoluzione democratica” per rovesciare il governo di Slobodan Milosevic.
La risoluzione 1244, servì per consentire l’occupazione della NATO. Promessa, l’indipendenza, del Kosovo albanese entro tre anni.
Nel 2006, dopo l’abolizione dell’ormai ex Jugoslavia, Washington e Bruxelles operarono in modo che il referendum in Montenegro consegnasse il potere al loro alleato e compare, Milo Djukanovic.
Rimaneva ancora da consegnare il nuovo status al Kosovo, la sua indipendenza. Washington darà l’ok all’ ‘”Assemblea del Kosovo” per dichiarare l’indipendenza, il 17 febbraio 2008.

Da allora, l’auto-proclamata “Repubblica del Kosovo” è stata riconosciuta da 75 governi.
Poi l’inchiesta sulla criminalità organizzata condotta in Kosovo, che stando alle indagini, durate oltre due anni e condotte dall’FBI e altre organizzazioni di intelligence, avrebbe portato ad individuare responsabilità del Primo Ministro kosovaro Hashim Thaci, in vicende legate al traffico di organi e di eroina.

Smentite da parte della leadership albanese del Kosovo. Anziché confutare le accuse, tutti si concentrano per screditare il senatore Marty, autore della relazione sui crimini commessi, accusandolo di voler danneggiare l’immagine del Kosovo.

A tre anni dall’indipendenza del Kosovo, l’unica attività fiorente nello Stato, autoproclamatosi tale, pare essere la criminalità organizzata.
Cosa è dunque cambiato rispetto il periodo antecedente alla guerra?
10.000 morti in più tra la popolazione civile, fiumi di denaro spesi in armamento bellico, uranio impoverito in quantità tale da decimare i militari che hanno partecipato alla ‘missione di pace’, per arrivare a consegnare il paese ad una classe politica implicata in loschi traffici e orrendi crimini.
Per arrivare a portare a termine il progetto delittuoso, favorito anche dall’Unione Europea, si rendeva necessaria un’accurata copertura mediatica. Copertura che nonostante le gravissime accuse mosse dal rapporto Marty, si riesce a mantenere tuttora. Prova ne sia, il silenzio stampa dei nostri media.

Le stesse elezioni di Hashim Thaci sulla cui regolarità molti sono i dubbi, avvengono poco prima che il rapporto Marty fosse portato a conoscenza dell’opinione pubblica.
Un caso? Sarà, ma dopo quanto si è saputo, persino alcuni albanesi non hanno più fiducia nel nuovo governo guidato da Thaci , tant’è che alcuni albanesi hanno chiesto agli Stati Uniti di creare un protettorato e gestire direttamente il territorio.

Nel frattempo, si creeranno le basi per sbarazzarsi di Thaci e sostituirlo con qualcuno meno scomodo. Tutto in nome della “stabilità regionale”.

Le atrocità commesse da parte dell’UCK, anche dinanzi alle ’forze di pace’ della NATO, contro gli abitanti non albanesi della provincia, sono state ampiamente documentate.
Eppure, nonostante ciò, pur di far sopravvivere la farsa di un ‘Kosovo indipendente’, si sta tentando di far sparire – e non solo dalla stampa – il rapporto Marty.

Washington sta proponendo che le accuse descritte nel rapporto debbano essere esaminate dalla EULEX – la missione dell’Unione europea designata per aiutare il governo del Kosovo “indipendente”.
Ma l’EULEX è la stessa che ha rilasciato un terrorista condannato per aver fatto saltare in aria un autobus pieno di civili serbi, nel febbraio 2001 e che è poi fuggito, se così si può dire, da Camp Bondsteel, una struttura militare statunitense di massima sicurezza.
Quale sarà l’esito delle indagini dell’EULEX?

Sarà anche questa volta un caso, se a perorare l’ingresso del Kosovo nell’Unione Europea, è Silvio Berlusconi, che seppur considerato dagli ambasciatori americani Meglio un alleato da far ‘galleggiare’, resta pur sempre lo sguattero capace di ingraziarsi il potente alleato?
E se ancora una volta quello che per tanti è lo stupido idiota, avesse interessacci personali, come ha già mostrato di averne con Putin e con il Montenegro?

Gli Stati Uniti, potranno continuare a guardarlo con scarsa fiducia, ma in un momento di crisi come questo, bisognerà ingoiare il rospo e far buon viso a cattivo gioco.
Meglio le uscite da clown e qualche affaruccio con un sempre meno affidabile Berlusconi, che un confronto con un premier straniero degno di questo nome.

Gian J. Morici

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