La serie podcast “Cia – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, curata da Isabella Silvestri e raccontata dalla voce di Fabio Fabiano, sbarca finalmente anche su YouTube. Questo progetto nasce da un’accurata indagine tra i documenti declassificati dell’intelligence statunitense, offrendo una prospettiva inedita su ciò che accadeva nel nostro Paese durante i drammatici anni di piombo, vista attraverso gli occhi degli analisti di Langley.
All’interno di questa ricerca emerge chiaramente la necessità di distinguere i diversi profili dei funzionari americani dell’epoca, anche quando si muovevano su fronti opposti. Emblematico in tal senso è l’ultimo episodio della serie, che mette a confronto due figure speculari dell’intelligence degli anni Ottanta, quelle di Edwin Wilson e Hugh Montgomery.
Montgomery incarnava il volto istituzionale, diplomatico e strategico della CIA. Formatosi nell’Europa della Guerra Fredda, ha operato in sedi come Roma, Parigi, Atene e Mosca con un obiettivo prettamente anti-sovietico, focalizzato sulla raccolta di informazioni sensibili e sul consolidamento dei rapporti con gli alleati occidentali per frenare l’avanzata del Cremlino. Per lui l’Europa è stata una scuola di rigore e disciplina di Stato.
Al contrario, Edwin Wilson rappresentava l’anima più oscura e spregiudicata dell’agenzia. Cresciuto operativamente nel contesto della guerra del Vietnam all’interno della Special Operations Division, si è specializzato nella gestione di fondi non tracciabili, logistica coperta e traffici clandestini per contrastare i vietcong. Quell’ambiente privo di regole è diventato per lui la palestra perfetta per sviluppare contatti illegali che avrebbe poi sfruttato per arricchimento personale, trasformandolo in una vera e propria mela marcia.
Le traiettorie di questi due uomini – che durante quel periodo operavano in continenti diversi – così distanti per metodi e scopi, si incontrarono solo negli anni ‘80, quando la rete criminale vicina a Wilson propose il canale segreto di vendita di armi all’Iran in cambio del rilascio di ostaggi americani, fu proprio Montgomery, allora a capo dell’ufficio informazioni del Dipartimento di Stato, a opporsi con fermezza, denunciando l’operazione come un pericoloso imbroglio nato da ambienti profondamente corrotti.