Siria & Informazione – Intervista ad Aya Homsi

Aya Homsi, 25 anni, attivista a tempo pieno. Nata e cresciuta a Bologna da genitori di Aleppo, è presto diventata uno dei volti più conosciuti della rivolta siriana. È con Aya che parleremo di Siria & Informazione:

 

G J: Da quando è iniziata la rivolta, sono morti migliaia di siriani. Come spieghi il silenzio o quasi di buona parte dei media occidentali?

A H: Intanto perché quella siriana non è una rivolta che piace all’occidente, perché il regime faceva comodo all’occidente per la posizione geopolitica che ha il paese. In secondo luogo, c’è anche da dire che il regime ha sempre vietato l’entrata dei giornalisti all’interno del paese, arrivando, come abbiamo visto,  anche a ucciderli. Per entrare in Siria, è necessario farlo  illegalmente. Entrare illegalmente lo si fa e lo stanno facendo tantissimi giornalisti, però, si è iniziato a farlo forse un po’ troppo tardi; dopo un anno di rivolta e dopo un anno la notizia è diventata routine. Non fa più notizia raccontare di 150 morti al giorno, di continui bombardamenti, della mancanza di aiuti umanitari. Senza la notizia, non vendi. Il giornalista che si reca in Siria, non lo fa certo per i soldi. Lo fa perché è un giornalista, un professionista dell’informazione. Un uomo che crede nel proprio lavoro…

G J: Tu hai portato avanti la tua battaglia utilizzando i mezzi di comunicazione. Ritieni ci siano oggi testate giornalistiche o siti composti da cittadini che formano quello che chiamano un mezzo d’informazione, riprendendo testi dal web scritti da non professionisti, che abbiano sottaciuto le notizie o fatto disinformazione?

A H: Certo, io l’ho sempre detto nelle conferenze. Se sei interessato a sapere cosa succede in Siria, non cerchi le notizie leggendo “Il Manifesto” o “Informare per Resistere”, perché non leggeresti assolutamente niente, se non propaganda di partito o di un’area politica di riferimento.  Questo non è giornalismo. Questa si chiama disinformazione e non ha nulla a che vedere con il lavoro dei giornalisti. Scrivere stando dietro a un computer stando in Italia e senza utilizzare le fonti dei luoghi teatro di una tragedia, non ha senso.

G J: Abbiamo seguito le vicende che hanno visto voi siriani contro al Assad, oggetto di articoli molto critici nei vostri riguardi. In particolare, alcuni articoli pubblicati su Informare per Resistere. Come mai non avete chiesto di poter replicare, preferendo la via della controinformazione tramite le pagine di Facebook?

A H: Informare per Resistere non ha dato spazio alla popolazione siriana. Né ai civili che sostengono al Assad,  nè tantomeno a chi non lo sostiene. “Informare per Resistere” dà notizie proprie. Notizie create o fatte veicolare da persone che hanno interesse a dire quello che dicono, a prescindere del regime stesso. Paradossalmente, mentre Assad ammette di uccidere la propria popolazione, “Informare per Resistere” nega persino quello che ormai molti sanno. C’è un negazionismo che è assurdo in “Informare per Resistere”. La scelta di creare il gruppo Facebook “Boicottiamo Informare per Resistere”, è nata dalla necessità di fornire un’informazione reale. credo che persino tra le persone che sono all’interno di “Informare per Resistere” molti non leggono neanche quello che viene pubblicato. Di conseguenza non gli se ne può fare neppure una colpa. Noi l’opportunità di fare informazione l’abbiamo. Le notizie reali, per chi vuole ci sono…

G J: Vi hanno accusati di essere filoisraeliani e filoamericani. Poi si scrive che Israele sosterrebbe Damasco, nonostante né sul Jerusalem Pos né su Hareez, di due tendenze diverse, si leggono articoli che possano far presuppore questo…

A H: In Italia è un po’ un luogo comune per soggetti di una certa sinistra, che non è neanche sinistra, sentirsi tali solo grazie a idee preconfezionate ed estreme. Per costoro, qualsiasi persona non la pensi come loro è un venduto agli Stati Uniti… Sono le stesse persone che si dichiarano pro-palestinesi, e che non dicono niente quando Assad lancia le bombe sul campo profughi palestinesi. Esistono dunque palestinesi di serie A e palestinesi di serie B? Hanno dei preconcetti che le persone normali non dovrebbero avere. Che siano palestinesi, che siano siriani o che siano israeliani, non cambia niente quando c’è una bomba che cade ed è una bomba che cade ingiustamente, come tutte le bombe che cadono. Per costoro è molto più semplice tentare di screditarci, dicendo che siamo venduti ad Israele o venduti agli Stati Uniti. Parole senza senso ed inutili, alle quali potrei rispondere  che loro sono venduti ai russi. Ma che senso ha, se intanto le bombe continuano a cadere? Nonostante sia provato che le armi russe arrivano al regime, così come documentato da tutte le agenzie del mondo che hanno mostrato l’aereo fermato in Turchia con un carico dei armi per Assad, o la nave, anch’essa  piena d’armi, che era passata dall’Egitto, ancora si tenta di fare disinformazione alimentando teorie complottiste che non hanno senso…

G J: C’è chi vi indica come terroristi al soldo di chissà quali interessi e potenze straniere, accusandovi di aver massacrato civili. C’è chi sostiene che la rivolta sia alimentata da terroristi islamici. Cosa rispondi?

A H: Se ti riferisci alla presenza di fondamentalisti, posso dirti che si tratta di un numero veramente esiguo e la maggioranza di loro sono persone che c’erano anche prima che iniziasse la rivolta. Sono cittadini siriani. Perché non dovrebbero prendere parte alla rivolta, così come stanno facendo tutti gli altri siriani di ogni credo religioso? Dalla nostra parte ci sono tanti giovani studenti, operai, contadini, invece si cerca di puntare il dito sui fondamentalisti islamici cercando di fare immaginare la Siria occupata dai fondamentalisti. Di contro, nessuno vuol parlare del sostegno che riceve il regime. A partire da pseudo pellegrini iraniani, rigorosamente maschi, giovani e ben armati, per arrivare alle armi e al carburante che provenienti dall’estero. Quanti ‘pellegrini’ giovani e armati arrivano indisturbati in Siria per andare ad ingrossare le fila delle truppe di Assad? Ma di quello che accade in merito ad infiltrazioni esterne, all’arrivo di combattenti da varie parti, non posso neppure addebitare la colpa ad Assad, la responsabilità è tutta dell’Occidente… è colpa dell’indifferenza del mondo occidentale…  Dell’ONU, dei pacifinti, di tutti coloro che hanno preferito far finta di non vedere…

G J: L’occidente dà l’impressione di “sperare” in un’azione turca contro al-Assad per proteggere la propria frontiera, non si può certo assimilare ad un interesse della sinistra-sionista. Informare per Resistere scrive che il popolo della Turchia non vuole la guerra con la Siria. E nemmeno i generali turchi sarebbero pronti a scatenare i cani da guerra. Solo i filo occidentali a favore della NATO all’interno della maggioranza turca desiderano rovesciare il legittimo governo di Damasco. Altri Turchi si ricordano che eseguire gli ordini dell’Occidente non ha mai portato nessun buon risultato né alla Turchia, né alla Russia e che i leader turchi hanno deciso di abbracciare e sostenere i ribelli l’anno scorso: sono stati indotti in errore dagli occidentali e dagli emiri del Golfo che profetizzavano un crollo imminente e improvviso del governo siriano, e volevano essere dalla parte dei vincitori. Cosa ne pensi?

A H: Della Turchia forse non si può dire che stia aiutando la popolazione siriana, perché in realtà ha più volte fermato e bloccato persone e organizzazioni che cercavano di portare aiuti umanitari. Ma è ovvio che ognuno fa i propri interessi… la Turchia è una base Nato, di conseguenza non prende delle decisioni autonomamente  e non può entrare in guerra con l’Iran e la Siria, per salvaguardare una popolazione. Anche se questa è ingiustamente colpita come in Siria…Ma non possiamo neanche dare tutta la colpa alla Turchia, come se il fatto che confina con la Siria imporrebbe loro d’intervenire… Non è l’unica nazione che confina o dovrebbe intervenire in Siria… forse la responsabilità principale della Turchia, sta nel fatto che quando avrebbe potuto rispondere al regime o comunque prendere delle posizioni perché erano stati commessi dei crimini anche all’interno del territorio turco, non ha fatto niente. Anche la Turchia è abbandonata a sè stessa. Va anche detto che è comunque uno dei paesi più democratici presenti ai confini, che sostiene certamente la popolazione e cerca di aiutare tanti nostri profughi. I profughi siriani in Turchia sono quelli trattati meglio… E’ una situazione molto complessa… anche i turchi sono abbandonati a loro stessi… abbandonati in questa causa, com’è abbandonato il popolo siriano… di quello che scrive ‘Informare per Resistere’, potrei anche definirla ignoranza allo stato puro… gente che non sa neppure di cosa scrive… Prendiamo per esempio ‘InfoPal’, un sito che si è sempre occupato di Palestina e della situazione dei palestinesi… Angela Lano, direttore responsabile, scriveva e continua a scrivere pro Assad. Come ‘Informare per Resistere’, spacciano il regime di Assad come un sostenitore della popolazione palestinese. Oggi che Assad sta bombardando i campi profughi palestinesi, dove sono queste persone che continuano a scrivere pro-palestina? Le bombe le ha solo il regime, l’opposizione non ha bombe e non andrebbe comunque a bombardare i campi profughi dei palestinesi in Siria… Se volessimo dare la chiave di lettura che ci indica come mercenari al soldo di Israele, potremmo affermare che Assad è al soldo degli israeliani, visto che bombarda  una popolazione che cercava rifugio all’interno del paese… Ma se mi chiedi un’analisi più seria, devo dire che anche le diverse realtà della cosiddetta ‘Primavera Araba’ sono ben diverse l’una dall’altra… Alla base c’è comunque un denominatore comune: la sofferenza dei popoli… Ritornando a ‘Informare per Resistere’, penso che il futuro della Siria non dipenda da chi  scrive e condivide su Facebook in cambio di “Mi Piace”, in cambio di attenzioni a un gruppo che lascia il tempo che trova. Ci sono gruppi di devastati, di persone che non trovano un proprio ruolo all’interno del paese in cui vivono, soprattutto in Italia, e quindi perdono tantissimo tempo a scrivere su questi siti… e basta scrivere controcorrente per pensare di fare informazione…

G J: Tanti ‘mi piace’ in cambio di tante bombe su una popolazione che le subisce?

A H: Sono persone che neanche si rendono conto della gravità delle cose che scrivono. Ma se fosse veramente un sito di controinformazione e io sono per una corretta controinformazione se l’informazione è solo di regime, andrebbero sul posto a vedere cosa accade…Che vadano in Siria  a verificare con i loro occhi cosa succede e ci portino le prove di quello che scrivono… Forse in Italia oggi è il caso di fare informazione e non una controinformazione poco corretta… Siamo tutti terroristi… questo è quello che dicono… Ma dove sono i terroristi che hanno buttato giù le Twin Towers? Perchè in un anno e mezzo non sono riusciti a far fuori un regime che alla fine si ferma a una piccola minoranza di una setta familiare? Allora ci siamo presi proprio gli scarti degli scarti dei terroristi che sono presenti sulla faccia della terra… o non siamo tanto terroristi… Uno schifo di terroristi, disarmati e incapaci a portare aiuti umanitari all’interno del paese…  Su questi terroristi io mi porrei un po’ di domande. Perché non riescono neanche a colpire una base militare provocando seri danni?  Non sono in grado di procurarsi un aereo e tirare giù una bomba? Tutte le volte che ho sentito parlare di Al-Qaeda, ho sentito dire che ha fatto ben altre cose… ho sentito che è molto più in grado di fare quello che sta facendo oggi l’opposizione siriana che nonostante combatte da tanti mesi, non è riuscita a buttare giù un regime dittatoriale… L’opposizione ha poche armi… inefficienti rispetto quelle di cui dispone il regime… Cosa dovrei dire? Che ben vengano i terroristi purchè siano in grado di mettere fine al regime? E quel mondo occidentale di ‘pacifinti’, cosa continua a fare? A girarsi dall’altra parte e crogiolarsi nei paroloni, nelle posizioni precostituite e nelle frasi fatte? O far finta di nulla, come abbiamo visto nel caso di un assessore di Varese che pur scrivendo sul proprio profilo Facebook ‘Viva Assad’, non ha ricevuto critiche e continua a fare l’assessore? Abbiamo visto onorevoli che cambiano posizione a destra e a manca, affermando di sostenere la democrazia, salvo poi mettersi sulle spalle la foto di Assad… Una bella differenza per chi fino a giorni prima partecipava alle manifestazioni in favore del popolo siriano… Il maturare un convincimento, avrebbe portato a una pausa di riflessione, al passaggio tra il sostenere o il non sostenere una causa…  Mettersi la foto di Assad dietro è l’equivalente di fare una conferenza con la foto di  Mussolini sulle spalle e voler parlare di esportare un valore come la democrazia. Abbiamo visto organizzazioni… abbiamo visto un consigliere comunale di Padova che ha organizzato un evento a Padova assieme all’ambasciata Siriana… Abbiam visto, ultima ma non ultima, l’Anpi che in Emilia Romagna ha organizzato un evento Furio Grimaldi… un altro dei sostenitori e grande amico d’Informare per Resistere…un evento organizzato dall’Anpi tutto pro Assad. Queste cose non dovrebbero accadere in un paese democratico… Qui non solo mette in dubbio la democrazia che stiamo cercando di conquistare in un paese come la Siria, ma si mette in discussione anche la democrazia in Italia. Evidentemente, per molte persone non è un messaggio chiaro. E non è indice di democrazia il sostenere chi si vuole perché sostenere dei dittatori, sostenere la morte delle persone innocenti, deve essere un reato e non una libera scelta… perché a questo punto saremmo in un bordello.

G J: Vuoi dire qualcos’altro in merito all’informazione?

A H: Vorrei aggiungere il fatto che ‘Informare per Resistere’, così come possono verificare tutti coloro che entrando nel sito facciano una piccola ricerca, non cerca solo di screditare quella che è una rivolta, ma di screditare coloro che, a prescindere se combattano o meno, muoiono in Siria sotto le bombe di un regime che in quanto tale non vuole la democrazia… Questa è l’attività che svolge oggi ‘Informare per Resistere’. A questo punto ci spieghino la loro presa di posizione, che ci portino le prove di quello che scrivono….facciano come tutti gli altri giornalisti. perché il giornalismo è fatto di notizie e testimonianze cercate all’interno di un paese in guerra… non è fatto da chi sta dietro a un computer, da chi non contatta le parti in causa, da chi non cerca le testimonianze… Stare su Facebook a sparare raffiche di opinioni infondate, dovrebbe essere abbastanza imbarazzante per chiunque ritenga di dover fare informazione…  Vadano là e ci raccontino quello che sta accadendo realmente…lo facciano anche secondo il loro punto di vista, ma comunque con delle prove… non limitandosi a screditare  chi la pensa diversamente da loro…

G J: Se come tu proponi i giornalisti favorevoli ad Assad andassero in Siria con regolare permesso, per riprendere quello che accade?

A H: Che lo facciano… Che lo facciano immediatamente… Che chiedano ad Assad il permesso di riprendere liberamente quello che succede nel mio Paese… Assad lì non li fa neanche entrare. Se tutto fosse come sostiene il regime, perché non fanno entrare i giornalisti all’interno del paese? Questi che da due anni sostengono questo regime, non dovrebbero avere la possibilità di andare in Siria e di girare liberamente per raccontare quello che vedono? Moltissimi dei giornalisti che sono entrati illegalmente, tra virgolette, all’interno del paese, sono entrati da soli. Vanno dove vogliono, dormono nelle scuole abbandonate dove trovano rifugio. Fanno quello che vogliono. Non sono controllati da nessuno. Se uno di questi scrive criticando il popolo siriano, ha il diritto di farlo… non avrei nulla da ridire… Non contesto le opinioni di chi vede con i propri occhi e magari la pensa diversamente da me… Che provino a fare un sito simile sotto una dittatura come quella di Assad, non esisterebbe neanche il sito Informare per Resistere in un paese così. È facile fare “Informare per Resistere” sulla pelle dei partigiani italiani che hanno lottato per la democrazia di questo Paese. Vogliono diventare veramente dei giornalisti? Vogliono essere uomini? Che scrivano un articolo come quelli che scrivono stando in un paese come la Siria… che lo facciano contro un regime, dove lo scrivere un articolo costa la vita, la loro vita… a quel punto sei un vero uomo, sei un vero giornalista, sei un vero “Informare per Resistere”. Qui è un informare per persistere… C’è da piangere, troppo comodo stare dietro un computer e scrivere quello che si vuole senza approfondire le notizie, senza rischiare…  La democrazia non è fare quello che si vuole, magari in maniera sconsiderata… è un’altra cosa… Sarebbe sufficiente quantomeno attingere le informazioni da ambedue le parti… Qui non si fa neppure questo e ci si spinge persino oltre le posizioni e la disinformazione messa in atto dal regime…

G J: C’è qualcosa che vorresti dire ai tuoi connazionali?

A H: Purtroppo resta poco da dire… Il mio è un Paese distrutto…  ma noi, come tutti i siriani, e non solo i siriani perché ci sono tantissime persone che credono nei diritti umani e nella democrazia di questo paese, porteremo avanti questi valori, ricordando le migliaia di persone che hanno dato la vita per la democrazia, per l’uguaglianza… Finché questo non accadrà, noi saremo qui a manifestare e a batterci contro quello che sta accadendo oggi. Lo facciamo oggi, ma continueremo a farlo se in futuro, dopo quella di Assad, dovesse insediarsi un’altra dittatura… Noi staremo lì a guardare. Noi vogliamo la Siria libera… La Siria dei siriani e non la Siria di un qualsiasi dittatore…

Ancora una volta termina la nostra intervista. Un saluto veloce, senza trovare il coraggio di dire quello che avrei voluto dire. Senza il coraggio di spogliarsi del ruolo di chi vuol fare informazione. Senza il coraggio di ricordare che, a prescindere da quale parte stai, un popolo ha il diritto di vivere in un Paese democratico. Che i bambini hanno diritto a giocare, senza morire sotto le bombe…Troppe volte ho già scritto di persone che avevano coraggio. Troppe volte ho smesso di scrivere di quello che avevano da dire. Non potevano dirlo più… E’ successo con il conflitto in Libia, mi è successo dopo l’intervista a un combattente siriano

Potremo tornare a parlare di Siria senza parlare di lutti e dolore?

 

Gian J. Morici

condividi su:

One Response to Siria & Informazione – Intervista ad Aya Homsi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *