La ‘Sesta Famiglia’ sotto scacco. Cadono gli ‘Intoccabili’. I perché di una possibile guerra che interesserebbe la nostra provincia. I diversi interessi all’interno dei clan. La ‘Quinta mafia’

Nato come una costola delle due famiglie newyorkesi (Bonanno-Gambino), il clan dei Rizzuto in Canada, si è ben presto trasformato nella famiglia che detiene la leader-ship del Quebec. Padroni dei traffici di droga e pronti ad entrare nel mondo della grande imprenditoria internazionale (è risaputo che avevano interessi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e altre grandi opere infrastrutturali in altre nazioni), forse non avevano fatto bene i conti con le loro stesse difficoltà, con le ‘ndrine calabresi, e con gli interessi delle famiglie newyorkesi.
Lunedì, ci saranno i funerali di Nicolò (Nicola) Rizzuto, anziano patriarca della Sesta Famiglia, ucciso mercoledì nella sua abitazione, da un sicario che lo ha freddato con un solo colpo, dinanzi gli occhi della moglie e della figlia. Ma non si tratta solo dei funerali dell’anziano Padrino. Lunedì, sarà forse anche il giorno dei funerali della Sesta Famiglia. Con Nicolò Rizzuto, potrebbe scomparire uno dei clan più potenti al mondo, il cui percorso era già stato segnato da delitti eccellenti.
Nicolò Rizzuto, da campiere dei baroni Agnello, trasferitosi da Cattolica Eraclea (Agrigento) nel nord America, aveva fatto fortuna, costruendo un impero, dopo aver annientato la ‘Ndrangheta, che all’epoca dominava a Montreal. Dopo un’iniziale periodo di collaborazione tra calabresi e siciliani, approfittando del momento di debolezza delle ‘ndrine, i Rizzuto entrarono in conflitto con il calabrese Paul Violi, uomo vicino a Vic Cotroni. Una frattura, che si ricompose grazie all’intervento di Giuseppe Settecasi, rappresentante provinciale di Agrigento. Settecasi, aveva già incontrato gli esponenti delle famiglie italo-americane, agli inizi della guerra di mafia in Sicilia, tra i Corleonesi di Totò Riina e la vecchia guardia palermitana, nel tentativo di evitare il sanguinoso conflitto che avvenne poi a cavallo degli anni ‘70/’80. Incontri tenuti con i massimi vertici delle famiglie americane.

Una pace di breve durata, visto che con l’arresto di Cotroni, i Rizzuto aprirono la guerra contro Violi, fin quando lo stesso Violi non venne ucciso. Questa guerra, e lo stesso omicidio Violi, rinsaldarono ancor più i rapporti tra Rizzuto e i Cuntrera (per quell’omicidio, venne arrestato anche Agostino Cuntrera) Successivamente, a cadere sotto il piombo dei sicari, sarebbe stato Leonardo Caruana (ex antagonista di Nicolò Rizzuto) e lo stesso Settecasi, ucciso nel corso della guerra di mafia in Sicilia. Nicolò Rizzuto, rimase l’indiscusso capo del Canada.

All’epoca, il traffico di stupefacenti più ricco, era quello rappresentato dall’eroina. Grazie al sodalizio con il clan Caruana-Cuntrera, la ‘Sesta Famiglia’, divenne una delle più importanti e temute del Nord America. Ma chi sono i Caruana e i Cuntrera e perché la guerra di mafia tra le famiglie italoamericane ci riguarda da vicino? Come i Rizzuto, anche quella loro è una famiglia di ex campieri dei baroni Agnello a Siculiana. E anche loro, lasciarono il paese natio, per migrare in America

Grazie al traffico di stupefacenti e al riciclaggio, si arricchirono ben presto, tanto da far stimare, alla fine degli anni ’90, alla Drug Enforcement Agency, il tesoro di Pasquale Cuntrera in cento milioni di dollari. Una cifra, poco inferiore a quella degli Agnelli o di Berlusconi, ma certamente alla pari, se non superiore a quella di tanti ricchissimi dell’epoca.

A differenza dei Rizzuto, che s’insediarono in Canada – con l’eccezione di Nicolò che per lungo tempo visse in Venezuela, dove consolidò il rapporto con i Caruana-Cuntrera – questo clan creò basi in diversi territori. Dal Canada (Giovanni e Giuseppe Caruana), al Brasile (Giuseppe Caruana); dall’Inghilterra (Alfonso Caruana) al Venezuela (Paolo Cuntrera), fino alla patria del ciciclaggio e dell’evasione (Svizzera) dove operava Pasquale Caruana.

La forza del clan, stava nei matrimoni tra consanguinei. I Caruana e i Cuntrera, si sono sempre sposati tra loro. Cuffaro, Pizzuto, Vella, Caruana e Cuntrera, sono un’unica famiglia che vede da quasi un secolo la propria progenie sposare un cugino o una cugina. Quest’unione familiare di sangue, ha fatto sì che anche l’unione della ‘famiglia’ di mafia, non venisse messa in discussione da guerre e possibili pentimenti.

Tutto questo, fino all’omicidio di Agostino Cuntrera, che aveva assunto la leader-ship della ‘Sesta Famiglia’, al quale è seguito l’omicidio di Nicolò Rizzuto, anziano patriarca e fondatore della famiglia.

Questi scenari, potrebbero infatti mutare dopo oltre sessant’anni di storia. Inquirenti americani e analisti, ritengono che la guerra di mafia contro i Rizzuto possa essere scaturita dalla volontà della ‘Ndrangheta di riconquistare il Quebec.

Se una volta il mercato più ricco era quello dell’eroina ed era nelle mai di Cosa Nostra, oggi è la Cocaina la merce più richiesta e questa, viene gestita nella stragrande maggioranza dalle ‘ndrine calabresi. Le ‘Cinque Famiglie’ newyorkesi, potrebbero dunque aver preferito allacciare rapporti con le ‘ndrine che garantirebbero la partecipazione a questa grossa fetta di mercato, lasciando i Rizzuto alla loro sorte.

Dall’Ontario, la ‘Ndrangheta che non ha dimenticato la guerra contro le ‘ndrine e l’omicidio Violi, potrebbe voler estendere il proprio territorio al Quebec, regno – oggi messo in discussione – dei Rizzuto, ma per far questo, non potrebbe agire senza il consenso quantomeno dei Gambino e dei Bonanno.

Se a capo del clan Rizzuto era arrivato Agostino Cuntrera e lo stesso è stato ucciso, cosa faranno i Caruana-Cuntrera dei paesi sudamericani, che gestiscono i vasti traffici di droga? Potrebbero contrapporsi alle ‘ndrine, guardando all’unione familiare, oppure, come più logico, lasciare che la guerra non li riguardi e continuare a fare affari miliardari.

Finita l’epoca di quando in Venezuela per il matrimonio di Maria Cuntrera con Nino Mongiovì (una festa durata 24h alla quale parteciparono i migliori cantanti italiani e italoamericani insieme alle più alte autorità dello Stato, compreso il Presidente Luis Herrera Campins) e i Cuntrera e i Caruana di tutto il mondo si ritrovarono tutti insieme, il clan potrebbe adesso spaccarsi.

L’occasione, la fornirebbe il momento di difficoltà che vive Cosa Nostra in Sicilia. Pentiti e arresti, hanno assestato duri colpi alle vecchie famiglie. Matteo Messina Denaro parrebbe un generale che ha perso i colonnelli e con gli stessi, il controllo del territorio. Quella che inizialmente poteva essere un’intesa d’affari tra Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta, potrebbe andare ben oltre, creando un sodalizio che dia origine a quella che era già stata definita la ‘Quinta Mafia’.

Le ‘ndrine, hanno invaso i territori della Camorra e delle famiglie di Cosa Nostra. Laddove, come a Fondi, non c’è resistenza, gli affari si fanno tutti insieme. Viceversa, come nel Quebec canadese, gli spargimenti di sangue decreteranno vinti e vincitori.

Un primo segnale chiaro, viene dagli arresti effettuati nel corso dell’operazione ‘Pit Stop‘, che ha interessato il territorio agrigentino e che, stando a quanto riportato dalla stampa, vedrebbe il coinvolgimento della ‘Ndrangheta nei traffici locali. Non meno allarmante il fatto che il gruppo fosse pronto ad affrontare anche conflitti armati con altri possibili antagonisti per il controllo del territorio. Pistole da guerra, kalashnikov e munizioni, sarebbero state nella disponibilità dei componenti del gruppo criminale.

Agrigento, patria di tante famiglie che hanno esteso anche in America il proprio impero, definita di recente dalla DIA ‘capitale della mafia’, conta 9 mandamenti: Agrigento, Porto Empedocle, Canicattì (che comprenderebbe Racalmuto e Favara), Cianciana, Ribera, Sambuca di Sicilia, Casteltermini, Lampedusa/Linosa e Palma Montechiaro. Il territorio agrigentino, ha già in passato ospitato diverse formazioni criminali, che talvolta hanno conteso il territorio a Cosa Nostra, lasciandosi alle spalle lunghe scie di sangue: le ‘Stidde’.

Terminata la guerra tra ‘Stidda‘ e ‘Cosa Nostra‘, seguì un lungo periodo di relativa tranquillità, durante il quale portarono avanti insieme le attività criminose, seguendo il più classico dei disegni della mafia tradizionale. I recenti arresti di latitanti di primo piano del panorama mafioso agrigentino (Di Gati, Putrone, Falsone, Messina etc), lasciano un pericoloso vuoto di potere che suscita non pochi appetiti. Nonostante le numerose operazioni giudiziarie che hanno decapitato i vertici della mafia agrigentina, agevolando collaborazioni da parte di uomini d’onore provenienti dalle diverse formazioni criminali e da differenti aree territoriali, la provincia con i suoi 9 mandamenti non ha quasi subito alcun cambiamento strutturale, anche se la stabilità degli equilibri è stata spesso messa in discussione dai rapporti di forza delle famiglie.

In questo contesto, caratterizzato dalla presenza di Cosa Nostra (che ha visto però decapitati i suoi vertici), da ciò che rimane della ‘Stidda’, dalle tante ’Famigliedde’ che pullulano in alcuni centri della provincia (particolarmente a Favara), l’ingresso delle ‘ndrine e il conflitto canadese, rischiano di accendere la miccia ad una polveriera la cui stabilità è sempre stata molto precaria.

Quanto durerà la calma apparente in centri come Siculiana e Porto Empedocle? Quanto ci vorrà a coinvolgere tutti gli altri mandamenti in una nuova guerra di mafia?

Molto dipenderà da quanto tempo servirà a Cosa Nostra per riorganizzarsi; dalla capacità della stessa di trovare un’intesa con le ‘ndrine e da quello che accadrà in Canada, specie dopo che sarà scarcerato Vito Rizzuto (il figlio del vecchio patriarca ucciso) e dalla forza militare che lo stesso potrà schierare in campo.

Se da qua, alla scarcerazione di Vito Rizzuto la situazione sarà caratterizzata dall’attuale instabilità di equilibri, la guerra di mafia divamperà nella nostra regione ed in particolar modo nella nostra provincia, patria di quegli ‘emigrati’ che hanno dato origine a più di una delle famiglie della mafia italoamericana.

Se all’epoca Giuseppe Settecasi – nonostante gli incontri in America e Canada con boss del calibro di Castellano, Cuffaro, Violi, Rizzuto, Caruana, Cuntrera, Ragusa, Sciascia, Mongiovì e altri – non riuscì ad evitare le stragi in Canada, né ad impedire la seconda guerra di mafia (Corleonesi e Vecchia Mafia) in Sicilia, restandone lui stesso vittima, salvo non nasca veramente la ‘Quinta Mafia’, quale Capo dei Capi avrebbe tanta autorevolezza da poter ricostruire la ‘Cupola’ e intervenire sulla ‘Commissione’ per imporre una pax mafiosa anche oltreoceano?

Gian J. Morici

 

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