
- Come ti chiami?- Questa voce così forte e il sibilo, come di un treno che corre nella notte, e il ferro che stride sui binari. Il tonfo del suo corpo. Il tonfo della sua anima
-Quanti anni hai?-
L’ultimo anno non era stato che una lotta contro la gioia. Una discesa rabbiosa contro se stessa. Ma non aveva una risposta, neppure il suo nome.
Disse:
-Stella-
– Chi ti ha aggredita-
Questo lo ricordava, preciso, e lo disse.
-Chi ti ha dato la droga-
Anche questo ricordava, e lo disse:
-Mio padre-
-Ma tuo padre è morto. Ha avuto un infarto.-
Adele sospirò, e pensò che alla fine, il padre se l’era cavata. Il padre aveva distrutto tutto, era entrato nel recinto delle pecore e le aveva azzannate una ad una.
-Mia figlia- chiese
-Sai dov’è?-
Dagli occhi gonfi, e semichiusi, cominciarono a scendere le lacrime. Un macchinario rimandò un segnale insistente. Mentre il commissario usciva, lei gli gridò dietro:
-Mi chiamo Adele!-
Il commissario tornò indietro e le accarezzò la testa.
- Brava, le disse, ti chiami Adele. Riposati, torno domani
Una volta uscito il commissario Anna consegnò ad Adele una busta. Dentro, due fogli piegati. Diversi. Simile la calligrafia. Adele vi lesse le storte ed utili parole di Elide. Il nome del notaio. E che mangiasse. Così si sarebbero riviste. E in fondo, scritto piccolo, come se così dovesse sussurrare: Ettore e Stella stanno bene.
Ma il secondo foglio era antico. Ingiallito, fragile. Le lettere erano ora grandi, ora piccole, ora sbilenche. Muta, guardò spaventata la signora Banni che era lì, ancora, e sistemava il letto, e aggiustava la flebo. E che raccolse il foglio dalla mano fasciata e tremante di Adele, e lesse: Adele di mamma. Vado via. Non posso restare. Mangia. Vivi. Obbedisci a Elide. Tua mamma Stella.
Tutto qui. pensò Adele. E solo ora. Perché? Di nuovo il macchinario iniziò a diffondere avvertimenti brevi. Anna Banni rimise le lettere nella busta. Le asciugò gli occhi, le porse un bicchiere di te con la cannuccia. E quando lei la guardò le sussurrò: – Mangia. Vivi.-
Quando uscì dalla stanza, Adele si era addormentata. Fuori della porta la polizia, alle entrate del reparto, la polizia. Anna Banni tornò spesso a controllare Adele. Anni fa sua figlia, in quello stesso
ospedale non ce l’aveva fatta. Il suo assassino si. Cosa aveva Adele per resistere, quale poteva essere la sua ragione per farcela? Era una ragazzina, eppure aveva un marito, una figlia, ma sembrava come se non avesse più se stessa.
Quando tornò prima del termine del suo turno, la trovò sveglia:
-Ho fame e voglio parlare con il commissario.- Poi accennò un sorriso che dovette costarle molto dolore, e disse piano:
-Mangia. Vivi-