Gli aumenti dei prezzi legati alla crisi in Medio Oriente stanno producendo un effetto concreto sul mercato italiano: la revoca delle offerte a prezzo fisso per energia elettrica e gas destinate a piccole e medie imprese e famiglie. Non si tratta di un fenomeno fisiologico, ma di una scelta che arriva in un momento in cui il sistema avrebbe bisogno esattamente del contrario: stabilità e prevedibilità.
Scendono in campo le organizzazioni del lavoro l’Aepi (Associazione europee di professionisti e imprese), l’organizzazione datoriale di imprese, professionisti e Terzo settore, Assium (l’Associazione che rappresenta in Italia tutti gli Utility Manager che operano nel settore dell’energia, gas e telecomunicazioni) e Consumerismo No Profit, l’associazione dei consumatori che supporta anche le aziende virtuose. Secondo quanto denunciato da Aepi, Assium e Consumerismo No Profit “questa dinamica segnala una rottura profonda del sistema energetico nazionale e un rischio sistemico che potrebbe ricadere sull’economia reale”.
Secondo il delegato regionale Assium per la Sicilia, Biagio Dimartino, in questa fase così delicata, il ruolo dei professionisti del settore diventa indispensabile perché i consumatori rischiano di andare incontro a scelte e decisioni sbagliate che potrebbero avere effetti nefasti sui bilanci di famiglie e imprese. «Di fronte a una crisi internazionale – spiega Biagio Dimartino – nessun professionista può fermare la volatilità dei mercati, ma può ridurne l’impatto su famiglie e imprese. L’utility manager non interviene sull’evento geopolitico, ma sulla gestione del rischio: analizza i contratti, valuta le alternative disponibili, pianifica nel tempo e affianca il cliente nelle scelte più adatte al proprio profilo di consumo. La scomparsa improvvisa delle offerte a prezzo fisso dimostra che non è più sufficiente scegliere una tariffa: serve una gestione consapevole e continuativa delle utenze. In un mercato così instabile, affidarsi a un professionista qualificato significa trasformare l’incertezza in una strategia, evitando decisioni impulsive che possono pesare per anni sui bilanci di famiglie e imprese».
Le associazioni chiedono una pausa del decreto legge bollette e una revisione complessiva del mercato elettrico. La sparizione improvvisa delle offerte a prezzo fisso rappresenta un segnale di allarme: una reazione all’instabilità internazionale che finisce però per trasferire l’incertezza direttamente su famiglie e imprese.
Assium ha inoltre elaborato delle proiezioni sui possibili effetti della crisi del Medio Oriente sulla spesa energetica degli italiani, con diversi scenari che dipendono dalla durata del conflitto e dai suoi effetti sul mercato del gas:
– in caso di incremento delle tariffe del 10% sia su luce che su gas, la maggiore spesa si attesterebbe attorno ai +207 euro annui a nucleo (+135 euro per il gas, +72 euro l’energia elettrica);
– in caso di incremento del +20% per il gas e del +15% per la luce, l’aggravio sarebbe di +378 euro annui (+270 euro il gas, +108 euro la luce);
– in caso di incremento del +30% per il gas e del +25% per la luce, l’aggravio sarebbe di +585 euro annui (+405 euro il gas, +180 euro la luce)
Il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, ha evidenziato come la scomparsa dei contratti a tasso fisso in un solo giorno non sia indice di una crisi strutturale dei prezzi, ma di una crisi di fiducia destinata a ricadere su cittadini e imprese.
Anche Federico Bevilacqua, presidente di Assium, ha sottolineato «la necessità di superare il meccanismo del prezzo marginale e di introdurre una gestione professionale delle utenze, puntando su micro-produzione e comunità energetiche per garantire maggiore stabilità al sistema».
Aepi, Consumerismo e Assium chiedono al governo nazionale interventi precisi: maggiore trasparenza nelle offerte commerciali, lo stop definitivo ai contratti telefonici e la trasformazione dei sussidi temporanei in investimenti strutturali per l’autonomia energetica del Paese.
Senza un intervento di riforma che restituisca stabilità e fiducia al sistema, la fine dei prezzi fissi – accelerata dalle tensioni internazionali – rischia di tradursi in una nuova emergenza sociale ed economica, con un impatto diretto sulle famiglie e sul tessuto produttivo italiano.