L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale di mobilitarsi per fermare la diffusione del virus e sostenere la Repubblica Democratica del Congo già colpita da conflitti e da una delle crisi umanitarie più gravi al mondo
Nella Repubblica Democratica del Congo è corsa contro il tempo per contenere un focolaio di Ebola prima che la situazione precipiti ulteriormente in un Paese in cui il sistema sanitario, ormai allo stremo, ha tardato a individuare il focolaio della malattia e non è equipaggiato per impedirne la diffusione. Questo l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità[1], nella Repubblica Democratica del Congo sono stati segnalati circa 500 casi sospetti di Ebola, di cui 130 mortali, dall’inizio della nuova epidemia due settimane fa.
Mentre Save the Children si prepara a lanciare un intervento su larga scala per sostenere i sistemi sanitari locali e aiutare le famiglie e i bambini colpiti dall’Ebola, l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede un intervento globale urgente per contenere il virus.
Nelle precedenti epidemie di Ebola, i bambini contagiati dalla malattia attraverso il contatto con caregiver e familiari malati hanno spesso registrato un alto tasso di mortalità. Oltre ai rischi per la salute legati alla malattia stessa, i più piccoli sono particolarmente esposti al rischio di traumi e sfruttamento durante un’epidemia di Ebola. A causa dell’elevato tasso di mortalità, molti bambini potrebbero perdere uno o entrambi i genitori durante un’epidemia e trovarsi a dover affrontare la stigmatizzazione, l’isolamento o l’abbandono.
L’epidemia di Ebola è l’ennesima crisi che colpisce la Repubblica Democratica del Congo, dove quest’anno si è registrato un forte aumento dei conflitti che ha provocato una delle crisi umanitarie più gravi al mondo con 5,6 milioni di persone sfollati nel Paese[2], tra cui circa 2,5 milioni di bambini[3], mentre 15 milioni di persone – quasi una su sette – hanno bisogno di assistenza umanitaria[4].
“L’epidemia di Ebola rappresenta una nuova grave crisi che si aggiunge a una situazione già difficile, caratterizzata da una serie di circostanze che rendono questo focolaio molto più difficile da contenere rispetto a quelli a cui abbiamo assistito di recente. Si tratta di una zona di conflitto, teatro di una crisi umanitaria, con centinaia di migliaia di sfollati e sistemi sanitari già gravemente compromessi. Si tratta, inoltre, di un ceppo di Ebola diverso da quello osservato in precedenza nella provincia, e conseguentemente i testi disponibili, specifici per identificare il ceppo Zaire, non davano inizialmente esito positivo. Quando il ceppo Bundibugyo è stato individuato, si era già diffuso piuttosto ampiamente. Ora si sta cercando di recuperare il tempo perso. Da anni c’è una crisi sanitaria in tutta la Repubblica Democratica del Congo eppure l’attenzione del mondo tende a concentrarsi solo in presenza di una malattia insolita, com’è successo due anni fa con il mpox e come sta accadendo ora con Ebola” ha dichiarato Greg Ramm, Direttore di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo. “È importante che il mondo non perda interesse una volta che questa epidemia sarà finita e che si faccia tutto il possibile affinché le bambine e i bambini del Paese possano ricevere i servizi sanitari di base ogni volta che ne hanno bisogno. La nostra priorità è fermare l’ulteriore diffusione del virus, il che significa diffondere informazioni su come proteggersi, ridurre i contatti ed evitare il contatto diretto con chi è malato. Si tratta di garantire l’adozione di misure di base per la prevenzione e il controllo delle infezioni nei centri sanitari e, laddove manchino cloro o disinfettanti, di fornire questi prodotti. In questo momento, è fondamentale che la comunità internazionale si mobiliti per sostenere gli sforzi volti a proteggere i bambini e le famiglie nella Repubblica Democratica del Congo, contribuendo al contempo a fermare l’ulteriore diffusione del virus. Abbiamo bisogno di attrezzature, di squadre sul campo e di persone disposte a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza della popolazione” conclude Greg Ramm.
Save the Children ha iniziato a operare nella Repubblica Democratica del Congo nel 1994. Oggi l’Organizzazione collabora con 13 partner locali insieme ad altre organizzazioni internazionali e autorità governative, per fornire sostegni vitali in materia di salute, nutrizione, istruzione, protezione dell’infanzia, sicurezza alimentare, servizi igienico-sanitari per bambini e per le loro famiglie. Save the Children opera a Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, le tre province orientali più colpite dalla crisi umanitaria dove quasi sei milioni di sfollati interni e di rimpatriati hanno urgente bisogno di assistenza, nonché nelle province del Kasai, del Kasai Orientale e di Lomami, dove porta avanti progetti educativi, sanitari e nutrizionali.
[1] WHO official warns Ebola outbreak unlikely to be over in two months as cases and deaths rise in DRC | Ebola | The Guardian
[2] WHO official warns Ebola outbreak unlikely to be over in two months as cases and deaths rise in DRC | Ebola | The Guardian
[3] Conflicts force a record 35,000 child displacements every day in 2025, new data shows | Save the Children International
[4] Democratic Republic of the Congo: Humanitarian Needs and Response Plan (HNRP) 2026 – At a glance – Democratic Republic of the Congo | ReliefWeb