Diciassettesimo episodio del podcast Cia – «I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia», curato da Isabella Silvestri e letto dalla voce di Fabio Fabiano. Dopo aver analizzato nei precedenti appuntamenti i documenti che individuavano in Atene il centro del reclutamento gestito dal regime di Gheddafi, l’inchiesta si sposta ora su un terreno ancora più scivoloso, quello dei rapporti opachi tra il governo di Roma, la Libia e le organizzazioni palestinesi durante gli anni Ottanta.
Il nuovo episodio, intitolato «Petrolio e Tritolo: Come l’Italia barattò la sovranità», scava tra le carte della Cia dell’aprile 1986 per ricostruire un’epoca in cui l’Italia appariva come un crocevia del terrore mediterraneo. Isabella Silvestri ci conduce in un viaggio tra interessi petroliferi, crediti miliardari e il timore di ritorsioni, di fronte ai quali le istituzioni italiane sembravano chiudere volontariamente gli occhi, permettendo ad agenti stranieri di operare indisturbati sul territorio nazionale.
Un passaggio centrale della narrazione riguarda l’episodio del 31 gennaio 1986 nel porto di Messina, quando lo Stato italiano appariva paralizzato dai propri vincoli economici con Tripoli, e fu l’intelligence israeliana a intervenire nell’ombra. Un commando di sommozzatori affondò due aliscafi di proprietà di un prestanome dell’Olp, il misterioso «Mr. Afifi», che stava trasformando le imbarcazioni in mezzi d’assalto. «Non lasciate impronte digitali», fu l’ordine degli esperti occidentali. L’operazione, condotta nelle acque siciliane, svelò la fragilità della sovranità italiana, giustificata da un ex alto ufficiale del Sismi con una frase emblematica riportata nei documenti: «Chiudiamo gli occhi e voltiamo la testa perché non vogliamo essere coinvolti».
L’atteggiamento permissivo dell’Italia, stando alle analisi della Cia, era dettato da una vulnerabilità strategica. La dipendenza dal greggio libico, la presenza di diecimila lavoratori italiani nel Paese nordafricano e un debito di un miliardo di dollari contratto da Gheddafi verso le nostre imprese. In questo scenario, la sicurezza nazionale era ridotta a presidiare obiettivi sensibili come McDonald’s o gli uffici della El Al a Roma, simboli delle tensioni della Guerra Fredda nel cuore della Capitale.

L’inchiesta di Isabella Silvestri si sposta poi sul fronte internazionale, rivelando i dettagli dei cosiddetti «Telegrammi di Brandeburgo», i messaggi cifrati intercettati dalla Cia che provarono inequivocabilmente il coinvolgimento di Tripoli nell’attentato alla discoteca La Belle di Berlino. Documenti che mostrano come cinque nazioni fossero a conoscenza dell’imminente strage, ma rimasero inerti per calcoli politici o impotenza operativa.
Dalle coste della Sicilia ai messaggi criptati di Berlino Est, l’episodio ricostruisce un mosaico inquietante dove la sicurezza dei cittadini divenne merce di scambio nei giochi di potere tra blocchi contrapposti. Un capitolo di storia necessario per comprendere come la diplomazia del petrolio abbia spesso camminato di pari passo con la minaccia del tritolo.
Ascoltate il diciassettesimo episodio sulle principali piattaforme di streaming e restate aggiornati per la prossima puntata.