È una giornata che segna un punto fermo nella storia democratica del Paese. Quasi il 60% dei cittadini ha scelto di partecipare e lo ha fatto senza esitazioni, difendendo la Costituzione e l’indipendenza della magistratura, presidio essenziale di legalità e garanzia per tutti.
La vittoria del “No” è stata schiacciante.
Decisivo il contributo del Mezzogiorno, che ha risposto con forza e dignità a un tentativo di indebolire l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Un grazie profondo ai siciliani e a tutti coloro che, in questi mesi, hanno lottato senza sosta: comitati, associazioni, sindacati, studenti, cittadini.
Una mobilitazione civile che ha saputo spiegare, contrastare e fermare una riforma sbagliata, pericolosa, costruita non per il bene del Paese ma contro qualcuno.
Nell’agrigentino il risultato è stato ancora più netto: quasi 20 punti di scarto a favore del “No”. Nella mia città, Porto Empedocle addirittura circa il 30% di scarto.
Un segnale potente, che assume un valore ancora più profondo perché arriva dalla terra del giudice Rosario Livatino, beato e martire della giustizia.
A lui è dedicata idealmente questa vittoria. Sarebbe stato inconcepibile, inaccettabile, che proprio nella provincia del suo sacrificio potesse prevalere un attacco alla magistratura così smodato e sconsiderato. Qui, più che altrove, la giustizia non è una parola: è memoria, è sangue, è responsabilità.
Da oggi si apre una fase nuova. Un vento di cambiamento che può travolgere un governo di destra che ha alimentato divisioni, stagnazione economica e tensioni istituzionali. Un governo che ha tentato di piegare le regole, di concentrare il potere, di spaccare il Paese.
Gli italiani hanno risposto. E lo hanno fatto nel modo più forte possibile con il voto: la Costituzione non si tocca!