L’Organizzazione chiede con urgenza la cessazione immediata delle ostilità. Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, compreso il facilitare il passaggio senza ostacoli degli aiuti umanitari ai civili bisognosi.
Il conflitto in Medio Oriente e nella regione circostante sta ostacolando le principali rotte di consegna degli aiuti umanitari, ritardando le spedizioni di materiale medico salvavita per quasi mezzo milione di bambini. In particolare, solo in Sudan, Yemen e Afghanistan, stiamo parlando di almeno 410.000 bambini. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, avvertendo che l’impatto globale non potrà che aumentare[1].
L’escalation del conflitto sta avendo gravi ripercussioni sulle forniture di aiuti globali a causa delle interruzioni delle principali rotte aeree, marittime e terrestri, con il rischio di un aumento nei costi di spedizione necessari per reindirizzare gli aiuti che vanno dal 10 al 50%. Attualmente gli aiuti salvavita di Save the Children destinati ai bambini e alle loro famiglie in Sudan, Yemen e Afghanistan sono bloccati in Medio Oriente.
Una spedizione di materiale medico destinata al Sudan è al momento bloccata a Dubai a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il trasporto marittimo. Il ritardo rischia di far esaurire le scorte di medicinali essenziali a oltre 90 strutture di assistenza sanitaria di base in tutto il Sudan.
Le forniture mediche, destinate a sostenere oltre 400.000 bambini in Sudan, includono antibiotici, antimalarici, trattamenti vermifughi, farmaci antidolorifici e antipiretici, nonché vitamine e formulazioni iniettabili e pediatriche essenziali utilizzate nei trattamenti di routine e di emergenza.
Inoltre, l’aumento dei prezzi del carburante farà lievitare i già altissimi tassi di inflazione in tutto il Sudan. Con l’incremento dei costi di trasporto e importazione, aumenteranno anche i prezzi di cibo, beni di prima necessità e costi operativi. Ciò non solo peserà sulla distribuzione degli aiuti umanitari, ma aggraverà anche le difficoltà affrontate da milioni di persone nel Paese che lottano per soddisfare i propri bisogni primari.
Save the Children sta valutando percorsi alternativi per la consegna delle forniture in Sudan, tra cui il trasporto via terra attraverso Jeddah, da dove le merci verrebbero poi trasportate via mare fino al porto di Port Sudan, ma ciò potrebbe comportare un aumento dei costi di 1.000-2.000 dollari per container.
La situazione non è migliore in Afghanistan, dove le interruzioni legate al conflitto hanno fatto lievitare i costi di consegna di aiuti nutrizionali essenziali, destinati a sostenere 5.000 bambini e 1.400 donne in gravidanza o in allattamento. Gli aiuti, spediti dall’India sarebbero dovuti transitare dall’Iran, ma ora dovranno arrivare per via aerea a un costo di oltre 240.000 dollari, superiore al valore delle forniture stesse. Senza questi aiuti, i programmi nutrizionali rischiano di esaurire le scorte e di dover chiudere, lasciando i bambini ad affrontare fame acuta e malnutrizione senza cure.
Anche una spedizione di medicinali di Save the Children, tra cui antibiotici come penicillina e amoxicillina, destinata allo Yemen – a circa 5000 bambini, curati da 10 strutture sanitarie – è bloccata a Dubai e, per la prima volta in assoluto, Save the Children trasporterà queste forniture via terra, raddoppiando i costi di trasporto. La mancata consegna di queste medicine avrebbe un impatto particolare sui bambini che soffrono di malnutrizione, le cui condizioni potrebbero peggiorare senza un trattamento tempestivo. Ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento potrebbero avere gravi ripercussioni sull’ingresso di beni essenziali in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni di cibo, carburante e medicinali, facendo aumentare ulteriormente i prezzi e aggravando i bisogni umanitari.
“L’escalation del conflitto sta avendo gravi ripercussioni sui bambini. Gli aiuti salvavita vengono sempre più frequentemente ostacolati e ritardati in tutto il mondo, mentre i costi continuano a crescere in modo insostenibile a causa dell’aumento del prezzo del carburante, proprio nel momento in cui i governi stanno tagliando gli aiuti esteri e le famiglie in alcune delle zone più vulnerabili del mondo rischiano di perdere l’unico sostegno salvavita. L’assistenza medica dipende fortemente dai trasporti internazionali e il blocco dello Stretto di Hormuz, unito all’impennata dei costi di assicurazione e carburante, sta avendo un impatto diretto sui pazienti nelle nostre strutture sanitarie, nel peggior momento possibile. Tutte le parti in conflitto devono facilitare il passaggio sicuro degli aiuti umanitari ai bambini e non dovrebbero esserci ostacoli ai rifornimenti salvavita: è cruciale prevedere deroghe specifiche per consentire il transito di aiuti umanitari, fertilizzanti e cibo attraverso lo Stretto di Hormuz. In un momento in cui i bisogni umanitari globali sono altissimi, un’ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente e nella regione in generale avrà gravi ripercussioni sulle crisi in tutto il mondo” ha dichiarato Willem Zuidema, Direttore della Catena di Approvvigionamento Globale di Save the Children.
Save the Children chiede con urgenza la cessazione immediata delle ostilità. Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, compreso il facilitare il passaggio senza ostacoli degli aiuti umanitari ai civili bisognosi.