In questo episodio della sua serie di podcast, Isabella Silvestri torna a esplorare le zone d’ombra della storia italiana e internazionale. La lettura, affidata alla voce di Fabio Fabiano, si concentra su quello che viene definito “il complotto fantasma”, un intreccio di disinformazione, Guerra Fredda e apparati deviati che va dall’attentato a Giovanni Paolo II fino alla creazione di narrazioni geopolitiche ad hoc.
L’analisi parte da un documento storico significativo, un articolo della rivista statunitense The Nation, datato luglio 1985 ma riemerso dagli archivi della CIA in anni più recenti. Il testo, a firma del giornalista Alexander Cockburn, svela i legami tra soggetti vicini al SISMI, alla loggia P2 e a una struttura occulta nota come “Super-S”, che faceva capo a figure come il faccendiere Francesco Pazienza e il generale Giuseppe Santovito, e mirava a un controllo profondo dello Stato per impedire qualsiasi apertura politica verso sinistra.
Uno dei punti fondamentali dell’episodio riguarda la cosiddetta “pista bulgara” nell’attentato al Papa del 13 maggio 1981. Secondo le ricostruzioni presentate, appena cinque giorni dopo lo sparo di Mehmet Ali Ağca, il SISMI produsse un documento che attribuiva il mandato alle potenze del Patto di Varsavia. Una tesi alimentata con forza da figure americane come Paul Henze e Michael Ledeen, quest’ultimo, descritto come un ideologo della Guerra Fredda con solidi legami nel Dipartimento di Stato, finì persino per essere dichiarato persona non gradita in Italia dall’ammiraglio Martini.

L’episodio solleva interrogativi inquietanti sul ruolo dei media e dei cosiddetti “esperti”. Figure come Claire Sterling e lo stesso Henze sono descritti come parte di un meccanismo di propaganda capace di influenzare testate prestigiose come il New York Times e la NBC. Attraverso il CSIS (Center for Strategic and International Studies), questi attori avrebbero costruito una narrazione sul terrorismo internazionale utile a giustificare politiche aggressive e a garantire flussi di finanziamenti per quella che veniva considerata la nuova miniera d’oro della geopolitica reaganiana.
La critica mossa da Cockburn, e riportata da Isabella Silvestri, colpisce il concetto stesso di terrorismo usato in quegli anni. Una strategia totalitaria che, evitando l’analisi delle cause reali e della responsabilità morale, arrivava a giustificare la violenza estrema in nome della sicurezza nazionale. L’episodio rappresenta un viaggio necessario per comprendere come la disinformazione abbia plasmato le strutture di potere e la percezione pubblica dei conflitti moderni.
Un aspetto, e un invito a riflettere ancora oggi, sul ruolo che hanno avuto i media nel plasmare la verità in favore del potere.
Nel prossimo episodio:
Dalle ombre dell’Acropoli ai palazzi di potere di Roma, il nuovo episodio ci trascina nel cuore della rete di reclutamento gestita dal regime di Gheddafi negli anni Ottanta. Isabella Silvestri racconta come Atene fosse diventata il centro operativo per trasformare giovani studenti in terroristi, tra finti diplomatici nei caffè della Plaka e ignare turiste trasformate in bombe umane.
L’inchiesta si sposta poi nella Capitale, indicata dai report della CIA come la vera centrale del terrore libico in Europa, dove il Ministro della Difesa Giovanni Spadolini finì nel mirino degli squadroni della morte per il suo asse con Washington e Israele. Tra il quartier generale di via Nomentana, i legami economici con la Fiat e le ombre sulle Brigate Rosse, emerge un intreccio di intelligence e sangue che ha segnato un’epoca.
Non perdete il 15° episodio, un viaggio tra documenti e intrighi internazionali, passando tra i Telegrammi di Brandeburgo e l’offensiva israeliana in Sicilia.