ROMA, 11 gen. – “30 anni fa in Sicilia venne ucciso e sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima della più ignobile delle crudeltà di cui è capace la mafia. Quell’omicidio è una delle pagine più atroci della storia di Cosa Nostra, avvenuto in un’epoca in cui lo Stato contrastava i boss anche grazie alla collaborazione dei pentiti, come il papà di Giuseppe, Santino. La lotta alla mafia deve cambiare, quella militare è solo una faccia della medaglia, l’altra è la borghesia mafiosa che imperversa dentro e fuori dalle istituzioni, fa affari muovendosi nell’economia legale e sottraendo denaro, opportunità e sviluppo alle persone per bene. Non possiamo dire che oggi l’Italia la stia combattendo a dovere, visto che imperversa la retorica della lotta alla mafia sanguinaria e nel frattempo si smantella la normativa che combatte il malaffare dei colletti bianchi. Basti pensare alla cancellazione del reato di abuso d’ufficio, all’indebolimento delle intercettazioni e del traffico di influenze, all’avviso di arresto che consente agli indagati di scappare o inquinare le prove o ancora minacciare i testimoni, nonché alla riforma della magistratura che, se passasse al referendum, darebbe alla politica il potere di legare le mani ai pubblici ministeri. Inoltre, oggi purtroppo la collaborazione con la giustizia viene disincentivata e si incoraggia l’omertà dei boss in carcere attraverso la legge sull’ergastolo ostativo del governo Meloni. Noi del M5S rivolgiamo un pensiero alla memoria di Giuseppe di Matteo e continuiamo la nostra battaglia contro il governo Meloni che la lotta alla mafia la fa solo con le chiacchiere e le passerelle”.
Così in una nota i parlamentari Valentina D’Orso, Ada Lopreiato e Luigi Nave, capigruppo M5S nelle commissioni Giustizia e Antimafia.