Inquinamento San Leone, una storia infinita

Agrigento – Come spesso accade, la verità è rappresentata da più facce di una stessa medaglia.

Avremmo preferito non scriverne, visti i commenti con i quali alcuni lettori criticano gli articoli che riguardano un noto consigliere, ma, purtroppo, i numerosi comunicati stampa inviati dallo stesso ci impongono di tornare sull’argomento.

Lo facciamo con l’educazione che ci hanno insegnato i nostri genitori, evitando il linguaggio e gli insulti che di norma arricchiscono il vocabolario del consigliere in questione.

L’esito dei prelievi è già stato illustrato ieri sera in Consiglio Comunale, scrive il consigliere, che ha depositato copia di tutti i referti, regolarmente sottoscritti dal responsabile del laboratorio di analisi, dott. Salvatore Vetro.

L’esito delle analisi sui campioni prelevati è, per certi versi, inaspettato. La schiuma in questione, infatti, non ha alcun rapporto con l’inquinamento o con scarichi fognari. L’acqua in questione non presenta traccia di detersivi, né di ammoniaca e, in tre campioni su quattro, è totalmente priva di qualsivoglia traccia di coliformi fecali. Solo in uno dei campioni la presenza di esterichia coli e streptococchi fecali è largamente inferiore ai limiti di legge relativi alla balneazione. Il limite di legge è 100 e l’esterichia coli è pari a 10.

Secondo i chimici che hanno effettuato le analisi, le tracce di schiuma che caratterizzano in alcuni momenti e per alcune ore alcuni tratti del litorale di S. Leone, non hanno nulla a che spartire con fenomeni di inquinamento da scarichi civili, del tutto assenti e trovano probabilmente origine con fenomeni naturali connessi con la presenza di alghe.

C’è da chiedersi se i prelievi siano stati fatti in quel tratto di mare nel quale una grande chiazza nera (v. foto) evidenziava uno sversamento di liquami fognari e se ci si vuol accontentare di un mare non inquinato a termini di legge, ma comunque sporco, così come definito dal sindaco Zambuto.

Ciò non considerando come Goletta Verde di Legambiente, abbia inserito San Leone nella lista dei 18 siti siciliani più inquinati.

Non ha nulla da replicare il responsabile regionale di Legambiente?

O anche lui – che rientra coloro che sono stati fatti oggetto d’insulti da parte di quello che si autodefinisce uno dei massimi esponenti nazionali dell’associazione – condivide questa tesi e ammette di essere meritevole degli insulti?

Ma torniamo alla qualità del mare di San Leone e alla necessità di realizzare i depuratori – come previsto dalla legge – evitando lo sversamento in mare di reflui fognari non depurati.

Nel corso del penultimo Consiglio Comunale, il Consigliere Calabrese nel corso del suo intervento, ha affermato che il Sindaco Zambuto avrebbe riconfermato l’atto deliberativo della Giunta, con il quale si riprendeva quanto dichiarato da Girgenti Acque, e cioè che la depurazione passa attraverso il completamento del depuratore del Villaggio Peruzzo per 10.000 abitanti di riferimento.

Calabrese, ha inoltre ricordato che il sindaco “sarà chiamato a un compito alquanto delicato, perché in quanto componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Ato Idrico”, gli verrà chiesto “di verificare cosa ha fatto Girgenti Acque con il Piano di investimenti che ha presentato a suo tempo, che gli consentì di vincere quella gara”.

“Perché vogliamo capire – dichiara Calabrese – se da quel piano d’investimenti è stato fatto qualcosa o meno, perché è vero che dobbiamo fare il depuratore del Villaggio Peruzzo, è vero che dobbiamo fare il depuratore del Villaggio Mosè, ma è pur vero che dobbiamo capire chi dovrà pagare queste somme, se dovranno essere attinte a quel piano d’investimenti per il quale Girgenti Acque vinse a gara o se quel piano d’investimenti deve restare opera morta e dovranno pagare poi i cittadini di Agrigento”.

Il Consigliere Calabrese, dopo aver precisato che non guarda i notiziari locali – come molti agrigentini – forse perché faziosi, avrebbe appreso dal TG1 del sequestro operato dalla Magistratura del depuratore di Capri, perché mal funzionante.

“Bene – continua Calabrese -, io da questo microfono, Signor Sindaco; è da quattro, cinque, sei mesi che chiedo mi vengano esibite le autorizzazioni allo scarico del Comune di Agrigento, di Ato Idrico, di Girgenti Acque, perché voglio capire, e la Magistratura mi deve dire, la Digos mi deve dire se Agrigento è una Repubblica indipendente dove le leggi sono diverse da tutti gli altri comuni della Sicilia e della nazione. Qualcuno mi deve dire se i famosi pennelli a mare hanno l’autorizzazione allo scarico“.

Anche noi, vorremmo capire. E vorremmo capire se è vero quanto dichiarato da Calabrese e cioè, che quei pennelli a mare non possono avere alcuna autorizzazione e che allo stato attuale scaricano “fogna allo stato puro”.

Vuole il consigliere che ha fatto analizzare le acque, rispondere alle domande del Consigliere Calabrese?

Vuole il Signor Sindaco, nella qualità di massima autorità sanitaria locale, produrre le autorizzazioni che gli vengono richieste?

Vogliono gli Organi preposti verificare liceità e legittimità di quanto sta avvenendo?

Ciò non considerando – lo faremo con un altro articolo -, come molti agrigentini che non usufruiscono del servizio di depurazione delle acque reflue, non sarebbero tenuti a pagare per un servizio non fornito, così come i saccensi e un solo agrigentino hanno ottenuto da Girgenti Acque, la quale ha rinunciato a far pagare il canone per la depurazione a quanti, pur avendo l’allaccio alla rete fognaria, non potevano usufruire della depurazione in quanto la zona non risultava servita da alcun depuratore.

Gian J. Morici

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