
Ieri mattina, a Como, nella suggestiva cornice di Piazza Cavour, proprio di fronte all’iconico lago, si è svolta la cerimonia di consegna delle “Medaglie d’onore”, onorificenze conferitedalla legge 296/2006 “ai cittadini italiani militari e civili deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra, ai quali, se militari, è stato negato lo status di prigionieri di guerra”.Trasformazione, quest’ultima (da prigionieri a internati), stabilita da un provvedimento della Germania nazista datato 20 settembre 1943, motivo per cui la cerimonia si è svolta proprio nella data di ieri, 20 settembre, “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi”.
La Storia ci informa che subito dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43 (quando, all’improvviso, i tedeschi divennero i nostri nuovi nemici), i soldati italiani presenti nei vari fronti bellici fuori dall’Italia, furono messi innanzi alla scelta se combattere a fianco delleSS oppure essere deportati in Germania: la stragrande maggioranza di loro scelse la deportazione, compiendo quello che alcuni storici considerano essere stato il primo vero atto della Resistenza italiana contro i nazifascisti. E ieri, tra gli insigniti (postumi)della Medaglia, c’era anche il sabettese Antonino Fragapane, classe 1922, soldato di fanteria arrestato ad Atene proprio il giorno in cui fu annunciato l’armistizio e deportato su un treno per il bestiame all’interno del campo di lavoro coatto Stalag XIII B, nei pressi di Norimberga, dove fu tenuto prigioniero e obbligato a lavorare nell’industria bellica tedesca con turni di dodici ore al giorno, da aggiungerealle ore per percorrere a piedi i tragitti di andata e ritornoda e per il campo.
Antonino Fragapane ha conosciuto la follia dell’ideologia nazista,subendola per ben diciotto mesi ma resistendo fino a quando, nell’aprile del 1945, il suo campo di internamento fu finalmente liberato dagli americani, circostanza che gli permise di intraprendere, a piedi e in treno, il viaggio di ritorno verso casa, durato circa un mese e conclusosi in una calda e soleggiata mattina di maggio, quando arrivò a Santa Elisabetta(paese in provincia di Agrigento) che pesava quaranta chili, con gli orrori della deportazione e della prigionia davanti agli occhi, ma ancora vivo.