Comportamento in aula, rapine e compartimentazione: l’evoluzione delle BR nei documenti del Senato USA
Nel panorama dell’approfondimento storico e della saggistica d’inchiesta, questa serie di podcast firmati da Isabella Silvestri si distingue per il rigore analitico e la capacità di ripercorrere una delle stagioni più buie del nostro Paese attraverso una prospettiva documentale inedita. Il quarantanovesimo episodio, letto da Fabio Fabiano e inserito nella serie intitolata “Cia – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, offre un viaggio dettagliato e documentato tra le pieghe della riorganizzazione delle Brigate Rosse durante la metà degli anni Ottanta.
Al centro di questo appuntamento c’è la disamina puntuale del rapporto redatto dal Dottor Vittorfranco S. Pisano per la Sottocommissione per la Sicurezza e il Terrorismo del Senato degli Stati Uniti. Il documento, intitolato “Il terrorismo in Italia: Rapporto di aggiornamento, 1983-1985”, getta nuova luce sui comportamenti processuali, sulle spaccature interne, sulle operazioni fallite e sull’evoluzione strategica della lotta armata, tracciando la distanza tra le vette dell’offensiva militarista e l’inesorabile declino teorico e pratico delle diverse fazioni.
Un primo spaccato di grande impatto emotivo e storico riguarda le aule di giustizia. Attraverso le citazioni del rapporto d’oltreoceano, la narrazione riporta alla memoria le provocazioni e la sfida aperta lanciata dagli imputati brigatisti ai giudici nei tribunali di Milano e Torino. Dalle grida di provocazione di Lauro Azzolini e Flavio Amico nel quinto anniversario del sequestro Moro, al disprezzo manifestato da Biancamelia Sivieri, fino agli atti provocatori commessi in aula che spinsero i pubblici ministeri a chiedere la separazione degli imputati. Un quadro che testimonia la volontà dell’organizzazione di trasformare i processi in casse di risonanza per la propaganda ideologica.
Accanto all’ostentazione politica emersa nei dibattimenti, il podcast analizza le evidenti crepe operative della lotta armata tra il 1983 e il 1985. L’episodio ricostruisce il fallito assalto all’ufficio postale di Roma condotto dalla fazione movimentista, evidenziando come la scarsa disciplina e la fragilità organizzativa avessero ormai inficiato l’efficacia militare del gruppo. Allo stesso modo, vengono passati in rassegna eventi complessi e controversi come l’omicidio del Procuratore Capo Bruno Caccia – smentito in aula dal brigatista militarista Francesco Piccioni – e l’agguato al poliziotto Ottavio Conte a Torvaianica, rivendicato come ritorsione per la morte di Antonio Gustini ma caratterizzato da anomalie dinamiche che insinuarono seri dubbi negli stessi analisti statunitensi.
L’elemento di maggior interesse dell’analisi presentata da Isabella Silvestri risiede nella descrizione della nuova struttura organizzativa adottata dalle BR per sopravvivere ai colpi della magistratura e dei pentiti. Per porre rimedio alle falle nella compartimentazione che avevano portato allo smantellamento di intere colonne, l’organizzazione applicò una netta separazione tra la struttura operativa e quella logistica. L’impiego sempre più diffuso di “irregolari” a tempo parziale e con la fedina penale pulita permise al braccio armato di proteggersi dalle retate che colpevolizzavano i soli fiancheggiatori.
Il documento del Senato USA stimava per l’epoca una forza residua di almeno cento clandestini “regolari” e non meno di trecento “irregolari”, identificando nella colonna romana il nucleo più forte e strutturato, capace di radicarsi a tal punto in diversi quartieri della Capitale da spingere la stampa a coniare la definizione di “BR-City”. Nonostante le profonde spaccature ideologiche tra i nostalgici del leninismo e i sostenitori dello spontaneismo di massa, le BR mantenevano infatti una direzione strategica attiva, covi operativi, armi pesanti e una produzione teorica ambiziosa, volta a legare la dimensione eversiva nazionale a quella internazionale.
Questo episodio offre una chiave di lettura lucida e priva di filtri su una fase di transizione e disgregazione del terrorismo italiano, arricchita dai riferimenti alla stampa dell’epoca come La Repubblica, Il Giornale Nuovo e L’Espresso. La serie podcast si conferma così un tassello fondamentale per la comprensione del fenomeno, rappresentando la base da cui è tratto il libro di Isabella Silvestri “IL CASO DOZIER. Tra terrorismo, servizi segreti, veggenti e mafia”, attualmente disponibile su Amazon.