«C’è un limite a tutto. Anche alla pretesa di impunità di chi, per anni, ha frequentato i palazzi del potere e ricoperto incarichi istituzionali di primo piano.
La vicenda di Gaetano Armao e Giusi Bartolozzi pone una questione politica ed etica enorme. Non parliamo di quisque de populo, ma di due figure che hanno ricoperto ruoli di assoluto rilievo nella gestione del potere in Sicilia e a livello nazionale.
Armao, già vicepresidente della Regione e assessore regionale all’Economia nei governi di centrodestra, presidente del Comitato tecnico-scientifico che rilasciava le autorizzazioni ambientali e consulente giuridico di fiducia del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, è oggi agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione.
Bartolozzi, già deputata di Forza Italia e capo di gabinetto del ministro Nordio, è coinvolta nell’inchiesta sulla vergognosa vicenda del generale libico Almasri.
E c’è un fatto che grida allo scandalo: l’indecoroso tentativo del Governo Meloni di sottrarre Giusi Bartolozzi alla giurisdizione ordinaria, estendendole garanzie e prerogative previste per i ministri in relazione ai reati ministeriali.
La Corte costituzionale ha stabilito che la Procura può procedere nei suoi confronti per le false dichiarazioni contestate, senza la preventiva autorizzazione parlamentare. Bartolozzi dovrà rispondere davanti alla magistratura ordinaria, come qualsiasi cittadino italiano. Niente scudi, niente privilegi, niente corsie preferenziali!
Ma con quale faccia questo Governo continua a predicare la separazione dei poteri mentre tenta di costruire, per i propri uomini e per i propri fedelissimi, percorsi giudiziari speciali?
Siamo arrivati dalla separazione dei poteri alla separazione dei processi! E magari anche dei cittadini: quelli che devono rispettare la legge e quelli che pretendono di essere al di sopra della legge.
È una questione enorme di etica pubblica. Chi ha ricoperto incarichi istituzionali così importanti ha il dovere di rispondere politicamente del proprio operato. La presunzione di innocenza, che deve essere garantita a tutti, non può diventare uno scudo per sottrarsi alla trasparenza e al giudizio dei cittadini.
La stagione degli intoccabili deve finire. La dignità delle istituzioni viene prima delle carriere, delle amicizie e degli interessi di qualsiasi gruppo politico.
Non possiamo consentire che questa classe politica continui ad avere in mano le sorti della Sicilia e dell’Italia!
Toccherà a noi liberare la Sicilia e l’Italia da questa classe politica, da questo sistema di potere fondato su privilegi, clientele e protezione dei propri fedelissimi. Restituiremo le istituzioni ai cittadini, la politica alla sua missione più alta e la dignità a territori che meritano finalmente una classe dirigente all’altezza.