LA LIBERTÀ È POTER SCEGLIERE LA VITA SENZA ESSERE LASCIATI SOLI:
ACCOMPAGNARE IL DOLORE, NON ANTICIPARE LA MORTE
Di fronte all’avvio della discussione, presso la VI Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, sul testo
unificato dei disegni di legge sul suicidio medicalmente assistito, Comunione e Liberazione Sicilia accoglie
con profonda responsabilità l’appello della Conferenza Episcopale Siciliana (CESi) e fa proprie le
preoccupazioni espresse dal Forum delle Associazioni Familiari della Sicilia.
Il dibattito che si apre nella nostra Isola non può essere ridotto a una mera regolamentazione procedurale o
burocratica di protocolli di morte.
Il rischio è quello di cedere a scorciatoie legislative imposte sull’onda di pressioni ideologiche, che finiscono
per stravolgere la missione stessa dello Stato e del Servizio sanitario pubblico. Gli articoli 2, 3 e 32 della
Costituzione e la legge istitutiva del SSN (L. 833/1978) hanno fondato la Sanità italiana sulla cura, sul
mantenimento e sul recupero della salute senza distinzioni, riconoscendo che ogni istante di vita è portatore
di un valore assoluto e indisponibile. Mutare gli ospedali pubblici in erogatori di prestazioni letali significa
alterare la natura dell’alleanza terapeutica, generando senso di solitudine e disorientamento nei malati, nei
loro familiari e negli stessi medici la cui vocazione è difendere la vita umana fino al suo compimento.
La pretesa di fare dell’autodeterminazione assoluta l’unica misura della dignità umana conduce a ritenere
prive di valore le fasi dell’esistenza segnate dalla non autosufficienza e dalla debolezza, spalancando le porte
a una disumana cultura dello scarto. Al contrario, come ha ricordato papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica
humanitas, «edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un
errore da correggere» o da rimuovere. Non servono leggi che aiutano a togliere il disturbo invece di aiutare,
ma istituzioni che sappiano tessere e sostenere «una rete di relazioni fondamentali».
Chiunque sperimenti da vicino la sofferenza sa che la richiesta di anticipare la morte non è quasi mai un atto
di fiera autonomia, ma il sintomo lacerante della paura del dolore e della solitudine. Al malato, come ha
ricordato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, spetta vicinanza, sollievo, cura e una presenza viva,
mai la somministrazione della morte. Risuonano perentorie le parole di papa Leone XIV a Lourdes: «Non si
ha cura della vita infliggendo la morte… È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale
non è necessariamente morale. La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata. Nessuna
legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità».
Per tali ragioni, Comunione e Liberazione Sicilia rivolge un deciso appello a tutte le forze politiche così come
ad ogni singolo deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana affinché la Sicilia percorra una strada diversa
dalle forzature legislative viste altrove ed in particolare:
- Rifiuto del presunto “diritto a morire”. Fermo rispetto dei limiti costituzionali. La Corte
Costituzionale, specie nella principale sentenza n. 242/2019 ha individuato un’area circoscritta di
non punibilità in casi eccezionali, senza riconoscere alcun “diritto soggettivo alla morte” né imporre
al sistema sanitario regionale l’obbligo di organizzare o erogare pratiche di anticipazione del
decesso. La Regione non introduca, perciò, automatismi o canali preferenziali per il suicidio
assistito, che snaturerebbero i compiti dei presidi ospedalieri e dei comitati etici e darebbero un
pubblico messaggio di disvalore e abbandono della vita fragile. - Tutela della vocazione medica e del personale sanitario: I medici, gli infermieri e gli operatori
sanitari non devono essere trasformati in esecutori di morte. La sanità siciliana deve continuare a
essere un luogo di alleanza terapeutica, difendendo la libertà di coscienza e la dedizione
professionale alla cura. - Riconoscimento del prioritario rilievo da attribuire alle cure palliative, alla terapia del dolore (Legge
38/2010) e ad “un adeguato sviluppo” delle relative reti “al fine di evitare un ricorso improprio al
suicidio assistito” (Cort. Cost. sentenza n. 66/2025): la vera risposta al dolore estremo è la presa in
carico globale della persona. Chiediamo pertanto la piena e uniforme attuazione della ancora troppo
inattuata Legge 38/2010 in tutte le province dell’Isola, con investimenti certi nel potenziamento
degli hospice, delle reti di terapia del dolore e delle unità di cure palliative domiciliari, attive fin dalle
fasi precoci della malattia cronico-degenerativa, insieme a un costante supporto psicologico e a
una rendicontazione trasparente dei servizi resi. - Sostegno concreto e strutturale ai caregiver familiari: le famiglie non possono essere lasciate sole
a sostenere il peso dell’assistenza continuativa. Occorrono sostegni economici diretti, agevolazioni
fiscali, servizi di sollievo (“servizi di respiro”) e strumenti efficaci di conciliazione tra lavoro e tempi
di cura. - Coinvolgimento reale della società civile e del Terzo Settore: un passaggio legislativo di tale portata
antropologica in tutta la società non può essere consumato in modo affrettato, ma richiede una
imprescindibile fase di ascolto e di confronto con tutti quei corpi intermedi in grado di offrire uno
specifico contributo di competenza ed esperienza quanto mai necessaria in questa fase.
La qualità della convivenza civile e della coesione sociale della Sicilia non verrà misurata dalla celerità con
cui disporrà protocolli per porre fine alla vita, ma dall’attenzione e dalla cura con le quali saprà custodire e
accompagnare la vita di ogni persona, condividendone la fragilità fino al suo naturale compimento.
6 novembre 2026
Comunione e Liberazione Sicilia