Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, di Isabella Silvestri. 36 ° episodio. Legge Fabio Fabiano
Il Golpe Borghese è stato davvero solo il delirio di un gruppo di nostalgici o un segreto inconfessabile della Prima Repubblica? Un documento della CIA, rimasto a lungo sepolto sotto il sigillo del segreto di Stato, rivela la verità dietro una delle notti più oscure d’Italia, tra agenti americani, massoneria e un patto shock con le mafie. Nel 36° episodio del podcast Cia – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia, intitolato Il Fronte Nazionale inefficace ma spesso accusato di pianificare un colpo di stato (Golpe Borghese), l’autrice Isabella Silvestri e la voce narrante di Fabio Fabiano ci guidano dentro i meandri di un cable di intelligence, acquisito il 6 febbraio 1971 e lavorato il 19 febbraio, destinato ai vertici del Ministero dell’Interno italiano.
Le carte americane fotografano una realtà ambigua. Da un lato il Fronte Nazionale, l’organizzazione di destra fondata nel 1968 dall’ex comandante della Decima MAS Junio Valerio Borghese, viene descritto dagli analisti della CIA come un movimento marginale, privo di risorse e con un seguito limitato a una manciata di nostalgici e reduci sparsi in alcune province italiane, tra cui la sezione particolarmente attiva di Reggio Calabria. Per la CIA, la caratura bizzarra di Borghese e il fallimento nel raccogliere fondi dagli industriali del Nord rendevano l’organizzazione incapace di attuare un vero golpe. Eppure, le voci di un complotto imminente continuavano a circolare insistentemente.
Il documento spiega come la sinistra alimentasse questi allarmi per compattare la propria base, mentre la destra cavalcava la tesi del golpe per darsi un tono di forza. Lo stesso Borghese, ossessionato dall’idea di un’imminente ascesa dei comunisti al potere, si vantava di appoggi inesistenti. Le riunioni del Fronte Nazionale assumevano contorni grotteschi, come gli incontri organizzati dal suo capo di stato maggiore Remo Orlandini, un ex maggiore della RSI, culminati in cene a base di vino e canti fascisti che finivano per allontanare gli alleati più moderati.
Ma la storia ha dimostrato che dietro quella facciata grottesca si nascondeva qualcosa di drammaticamente reale. Tra il 7 e l’8 dicembre 1970, il Golpe Borghese scattò davvero, per poi essere fermato all’ultimo secondo da un misterioso contrordine dello stesso leader. Sebbene la CIA considerasse Borghese politicamente isolato, altri documenti confermano che il governo USA e la NATO sapevano tutto fin dall’estate precedente, tanto da schierare quattro navi militari in allerta a Malta proprio nella notte del golpe.
Il podcast svela come i successivi sviluppi storici abbiano ribaltato la narrativa della bizzarria innocua. La Commissione Anselmi nel 1984 dimostrò che l’azione fu fermata per fini politici, perché l’obiettivo non era conquistare il potere, ma terrorizzare il Paese e spingere l’opinione pubblica verso posizioni autoritarie. Un gioco di specchi in cui Licio Gelli ebbe un ruolo chiave nel bloccare l’operazione, coperto dal capo del SID Vito Miceli che insabbiò le prime indagini. Negli anni novanta, il lavoro di Giovanni Falcone e le confessioni dei pentiti squarciarono l’ultimo velo, confermando il coinvolgimento diretto di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta, pronte a offrire migliaia di uomini a Borghese in cambio del pilotaggio di importanti maxiprocessi. Un intreccio eversivo che la CIA aveva bollato con la dicitura più rigida: SEGRETO – NESSUNA DIFFUSIONE A STRANIERI.